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  • sabato 26 Maggio 2018

Le mucche del Qatar

Ce le ha portate una società un anno fa, via cielo e via mare, per necessità di latte e motivi geopolitici: e sta funzionando

Poco meno di un anno fa alcuni paesi arabi sunniti – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, seguiti poi dal Bahrein, paese a maggioranza sciita ma governato da sunniti – decisero di isolare diplomaticamente ed economicamente il Qatar, anch’esso sunnita. L’isolamento, che sta proseguendo, venne deciso perché il Qatar era accusato di sostenere il terrorismo e di avere sviluppato legami troppo stretti con l’Iran, paese sciita considerato nemico numero uno dei sauditi. Una delle conseguenze di quell’isolamento è che nell’ultimo anno una società qatariota ha portato nel paese migliaia di mucche, pecore e capre; ha fatto sì che ci fossero erba e acqua per tenerle in vita e le ha usate per produrre latte, carne, dolci e formaggi. La società si chiama Baladna: un anno fa era piccolissima, ma tra qualche settimana si quoterà in borsa per una valutazione che si stima sarà di almeno 550 milioni di dollari, e tra qualche mese soddisferà da sola l’intero fabbisogno di latte del paese.

Il Qatar è piccolo (11mila chilometri quadrati, come mezza Sardegna) ma ricchissimo: il suo PIL pro capite è tra i più alti al mondo, grazie al petrolio, e nonostante molte controversie è riuscito a farsi assegnare i Mondiali di calcio del 2022. Prima dell’isolamento deciso nel giugno 2017 non aveva bisogno di dedicare i suoi aridi terreni all’allevamento di bestiame: comprava i prodotti di cui aveva bisogno, soprattutto latte, dalla più grande Arabia Saudita, l’unico stato con cui confina.

Ma dopo che l’Arabia Saudita decise di isolare in ogni modo il Qatar, uno dei paese più ricchi del mondo si trovò senza alcune alimenti e bevande: per esempio il latte. All’inizio lo importò da Iran e Turchia, paesi con cui era rimasto in buoni rapporti; ma dopo un po’ di tempo iniziò ad affermarsi Baladna, che in arabo vuol dire “la nostra terra”. La principale fattoria di Baladna si trova in mezzo al deserto, 50 chilometri da Doha, la capitale del paese. Un recente articolo dell’Economist ha raccontato che ci sono «centinaia di operai al lavoro per ampliare la fattoria, costruire nuovi edifici e installare nebulizzatori e ventilatori» per far crescere l’erba e tenere basse le temperature. John Dore, l’irlandese che si occupa della fattoria, ha detto: «Un anno fa qui non c’era niente».

Dopo aver costruito le prime strutture, Baladna si fece notare – a fine 2017 – perché portò in aereo, da Holsteins, in Germania, a Doha, circa 3.400 pecore. L’Economist ha scritto che nel febbraio 2018 ne portò «altre migliaia» via nave e che la società punta ad avere anche «14mila mucche, abbastanza per rendere il paese autosufficiente dal punto di vista dei prodotti caseari».

Un litro di latte di Baladna costa ora circa otto rial, un po’ meno di due euro: più o meno quanto costava un anno fa il latte di Almarai, la società saudita che lo importava in Qatar. Ma oltre al latte, Baladna produce formaggi, yogurt, dolci e laban, un latte fermentato (una via di mezzo tra latte e yogurt). E le fattorie di Baladna sono diventate una insolita meta delle gite fuori porta degli abitanti di Doha: oltre agli allevamenti, con strumenti all’avanguardia, ci sono anche ristoranti, visite guidate agli stabilimenti e aree picnic.

Intanto, a quasi un anno dall’inizio dell’embargo, l’economia del Qatar sembra aver tenuto botta e, anzi, ci si aspetta che, anche grazie all’avvicinarsi dei Mondiali, nel 2019 cresca del tre per cento. Intanto l’Economist ha scritto che l’Arabia Saudita sta pensando di isolare letteralmente il Qatar, cioè di costruire un canale al confine tra i due paesi e trasformare il Qatar da una penisola a un’isola.