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  • mercoledì 23 maggio 2018

Pittsburgh fotografata da W. Eugene Smith

Il più ambizioso progetto del fotografo americano è in mostra al MAST di Bologna fino al 16 settembre

© W. Eugene Smith / Magnum Photos

Fino al 16 settembre il Mast di Bologna ospita una mostra sulle opere dell’importante fotografo americano William Eugene Smith dedicate a Pittsburgh, Pennsylvania. Dal 1955 fotografò i lavoratori dell’industria dell’acciaio e le persone in strada, raccontandola ai tempi in cui era un importantissimo centro industriale: un progetto ambizioso che divenne uno dei più rappresentativi della sua carriera.

Quello su Pittsburgh fu il primo progetto che Smith non realizzò per un giornale: voleva dedicarsi a progetti più personali e indipendenti dopo anni passati a lavorare in particolare per LIFE, la più importante rivista di fotogiornalismo dell’epoca. Nel 1955 entrò a far parte di Magnum e lo stesso anno gli venne chiesto di realizzare in tre settimane un centinaio di fotografie per un libro in occasione del bicentenario della fondazione di Pittsburgh, che stava vivendo un boom economico grazie all’industria siderurgica e alle sue acciaierie. Smith rimase a Pittsburgh un anno ma continuò a lavorarci anche nei due anni successivi, realizzando circa 20mila negativi ma non portando mai a termine il progetto. In mostra a Bologna ci sono 170 stampe di questa grandissima raccolta, provenienti dalla collezione del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh.

La mostra è stata organizzata per il centenario dalla nascita del fotografo: William Eugene Smith nacque a Wichita, Kansas, nel 1918 e fu uno dei fotografi documentaristici americani più conosciuti del secolo scorso.
Iniziò ad occuparsi di fotografia presto: scattò le prime foto da ragazzo per un giornale locale e studiò per un periodo fotografia all’Università di Notre Dame, in Indiana, ma dopo un anno, a 20 anni, abbandonò i corsi e si trasferì a New York dove lavorò come freelance per alcune riviste, tra cui Newsweek. Dal 1944 divenne corrispondente di guerra per LIFE e in quel periodo fu gravemente ferito da una granata in Giappone. Nel 1947 LIFE lo assunse a tempo pieno: se ne andò nel 1954 dopo l’ennesimo screzio su come era stata pubblicata una sua fotografia.

Di lui si dice che fosse un perfezionista con un carattere difficile (esasperato negli anni da problemi di dipendenza da anfetamine) e che avesse spesso da ridire sul modo in cui le sue foto venivano presentate sulle riviste. Da Newsweek venne licenziato perché si rifiutò di usare fotocamere di medio formato. Urs Stahel, il curatore della mostra, ha spiegato: «Era un fotografo difficile, il suo modo di portare avanti le commissioni ricevute era complesso, tortuoso, non consegnava mai un lavoro in tempo, non era mai soddisfatto del layout delle immagini, dell’impaginazione, dell’intensità delle foto stampate, delle didascalie, dell’intera presentazione della story, come si diceva».
Ebbe una storia simile anche il lavoro su Pittsburgh, che Smith considerava il più ambizioso della sua carriera: la sua vastità rese difficoltoso renderlo organico e la volontà di Smith di averne il pieno controllo ne ostacolò la pubblicazione. Una selezione venne pubblicata sul Photography Annual del 1959, solo perché la rivista acconsentì a lasciare al fotografo il controllo delle 38 pagine e la stesura del testo di accompagnamento, ma lui stesso lo considerò un insuccesso.

Tra i suoi lavori più famosi, realizzati per LIFE, ci sono Country Doctor, Spanish Village e Nurse Midwife. Il suo ultimo lavoro Minamata risale agli anni Settanta ed è dedicato alle vittime di avvelenamento da mercurio in un villaggio di pescatori in Giappone. Smith morì a Tucson, Arizona, il 15 ottobre 1978.

W. Eugene Smith in laboratorio © Arnold Crane portfolio of photographs, “Portraits of the Photographers,”, 1968-1969., Archives of American Art, Smithsonian lnstitution

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