E in tutto questo, Grace Jones ha 70 anni

Già, però fa ancora l'hula hoop ai concerti ed è rimasta un pezzo memorabile degli anni Ottanta

Grace Jones al FYF Fest 2016 a Los Angeles, 28 agosto (Kevin Winter/Getty Images)

Grace Jones ufficialmente è nata 70 anni fa, anche se si è piuttosto impegnata perché la gente non ci credesse molto: ha sempre cercato di togliersi qualche anno, nelle interviste, e del resto è difficile conciliare quello che fa ancora sui palchi di mezzo mondo con la sua età, per non dire del suo aspetto iconograficamente “sintetico”. Ma pare che sia così: nacque in Giamaica il 19 maggio 1948, e da allora è stata modella richiestissima e simbolica dell’estetica di un decennio, cantante disco di successo straordinario e interprete di sperimentazioni pop, organizzatrice di feste memorabili, disturbatrice e provocatrice di eventi formali, amica di Andy Warhol e Keith Haring, e soggetto di foto diventate pezzi memorabili della cultura pop degli anni Ottanta.

Prima di diventare una cantante di successo internazionale, capace tra gli anni Settanta e Ottanta di passare con disinvoltura dai successi disco alle cupe atmosfere new wave, Jones era stata una modella scappata da un’adolescenza difficile. A 18 anni raggiunse i suoi genitori nello stato di New York, dove erano emigrati, lasciando le cure violente e oppressive di un suo zio fanatico religioso. Questo a suo dire influì molto sul suo carattere ribelle e provocatorio, che mostrò fin dall’inizio degli anni Settanta, quando lavorava per le più importanti riviste e case di moda tra New York e Parigi.

La sua bellezza è sempre stata definita androgina, e lei stessa ha sempre fatto leva su una certa ambiguità sessuale, esibita anche con il suo familiare taglio di capelli a spazzola, e con abiti spesso maschili. Frequentò i locali più alla moda di Parigi, dove conobbe tra gli altri Andy Wahrol, con il quale ebbe un rapporto molto stretto. Frequentò fin da giovane tutti i tipi di controcultura che le capitarono a tiro, alimentando la sua attitudine alla ribellione anche con una gran quantità di droghe, un argomento di cui parla ancora spesso e volentieri.

Ma tra le molte cose che fece, quella che la rese più famosa di tutte fu la musica: la sua carriera cominciò nel 1977, con la sua cover disco di “La Vie en Rose” di Edith Piath, la prima canzone del lato B del suo disco Portfolio. Fece in tempo a fare ancora tre dischi di quel genere, poi fiutò che con la fine degli anni Settanta le mode musicali si stavano spostando altrove, e nel 1980 fece uscire Warm Leatherette, un disco con molte cover che mischiava le sue sensibilità per il reggae alla new wave, la musica che tutti volevano ascoltare.

L’anno successivo uscì Nightclubbing, forse il suo disco più famoso, che conteneva “Pull Up to the Bumper”, con un testo molto esplicito, e che secondo Richard Vine del Guardian fu «una di quelle rare canzoni capaci di replicare la sensazione di essere in una discoteca». Nello stesso disco c’era “I’ve Seen That Face Before (Libertango)”, una cover del famoso pezzo del compositore argentino Astor Piazzolla, diventata a sua volta una delle sue canzoni più celebri. L’ultimo suo grande successo discografico arrivò nel 1985, quando fece uscire Slave to the Rhythm, che conteneva la canzone omonima (in una serie di arrangiamenti creativi del grande produttore pop degli anni Ottanta Trevor Horn) e che fu seguito dalla compilation Island Life.

A farla entrare nella cultura pop degli anni Ottanta contribuirono poi in modo determinante le foto che le scattò Jean-Paul Goude, con il quale ebbe una relazione e un figlio. Come con molte altre cose che fece, generò molte attenzioni quando si fece ritrarre nuda in una gabbia, attirando le critiche di chi la accusava di essersi prestata all’esotismo di Goude, e a uno sfruttamento sessista e razzista. Ancora oggi, Jones difende quelle foto, dicendo che erano soltanto l’esito di una grande sintonia e collaborazione, e che non fu sfruttata per niente. Goude scattò anche le foto sulle copertine più famose di Jones, quella di Nightclubbing e quella di Island Life, che fu in realtà il risultato di un collage di modelle diverse (e il sedere non era il suo, raccontò una volta a Playboy).

Jones ebbe poi una relazione con quello che all’inizio degli anni Ottanta era la sua prestante guardia del corpo svedese, e che quando si lasciarono quattro anni dopo era diventato il Dolph Lundgren del cinema, l’Ivan Drago di Rocky IV. Negli anni Novanta si sposò con un turco dal quale non riesce tutt’oggi a divorziare, ha raccontato recentemente, “perché non sa dov’è”. Oggi continua a fare concerti su concerti, e a cantare facendo l’hula hoop, nonostante i 70 anni.