Quanto costa il programma M5S-Lega?

Si va dai 65 ai 125 miliardi di euro, a seconda delle stime, ma nessuno sembra sapere dove andarli a prendere

(ANSA/ FRAME VIDE M5S)

Le trattative tra Lega e Movimento 5 Stelle sul programma di quello che intendono fare se riusciranno a formare un governo si sono concluse e la versione definitiva del “contratto” è stata pubblicata. Diversi esperti hanno provato a calcolare quanto potrebbe costare in tutto e le loro stime vanno da un minimo di 65 miliardi di euro, calcolato dal Corriere della Sera, ai 125 miliardi stimati dall’Osservatorio conti pubblici dell’Università Cattolica, diretto dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

Le principali voci di spesa al momento sono:

“Flat tax”: 26/50 miliardi di euro
Non è più una vera “flat tax”, cioè un’imposta con aliquota unica, ma una riforma dell’IRPEF che porta le aliquote dalle attuali cinque a due, una al 15 e una al 20 per cento. Il sistema dovrebbe essere adattato anche alle imprese. La stima più bassa del costo di questa misura è quella del Corriere della Sera, che cerca di tenere conto anche di un aumento dei consumi dovuto al taglio delle imposte. La più alta è quella dell’Osservatorio conti pubblici.

“Reddito di cittadinanza”: 17/38 miliardi di euro
Anche il reddito di cittadinanza non è un vero reddito di cittadinanza, ma piuttosto un sussidio di disoccupazione o un sostegno al reddito per i più poveri. In una versione precedente del programma era indicato un costo di 17 miliardi, quello che riporta anche l’Osservatorio conti pubblici. Nelle ultime versioni del programma questa cifra è sparita. Il presidente dell’INPS Tito Boeri, lo scorso marzo, aveva invece stimato un costo massimo per il “reddito di cittadinanza” pari a 38 miliardi di euro.

Clausole di salvaguardia: 12,5 miliardi
Più che un punto del programma, è un passaggio obbligato per il futuro governo: dal 2019 scatteranno automaticamente una serie di aumenti dell’IVA e delle accise, decisi dal governo Berlusconi nel 2011. Questi aumenti automatici si chiamano “clausole di salvaguardia”: per evitarli è necessario trovare 12,5 miliardi di euro (in gergo questa spesa viene spesso definita “sterilizzazione delle clausole di salvaguardia”);

Riforma delle pensioni: 8/10 miliardi
Un altro punto del programma è la riforma delle pensioni, cioè un abbassamento dell’età pensionabile con l’introduzione della cosiddetta “quota cento”, cioè la possibilità di andare in pensione quando la somma di anni di età e anni di contribuzione arriva a cento (per esempio: 40 anni di contributi pagati e 60 anni di età). Secondo l’Osservatorio conti pubblici, questa manovra costerà un minimo di 8,1 miliardi di euro l’anno, mentre il Corriere della Sera parla di almeno 10 miliardi l’anno.

Eliminazione delle accise sulla benzina: 6 miliardi
Nel programma si parla di abbassare il costo del carburante tagliandone la tassazione. Matteo Salvini dice di voler togliere l’arcaica accisa che fu introdotta per finanziarie l’invasione dell’Etiopia nel 1936. Anche se è falso che questa tassa sia ancora in vigore, l’operazione dovrebbe costare circa 6 miliardi di euro.

Investimenti: 6 miliardi
L’Osservatorio di Cottarelli stima poi in 6 miliardi di euro il costo dei vari investimenti proposti nel programma.

Pensionamenti agevolati: 5 miliardi
L’Osservatorio conti pubblici stima in 5 miliardi di euro il costo delle misure per allargare ulteriormente il pensionamento agevolato, che permette di andare in pensione anticipatamente ad alcune categorie di lavoratori.

Rafforzamento dei centri per l’impiego
Una precondizione al corretto funzionamento del “reddito di cittadinanza”, secondo il Movimento 5 Stelle, è l’investimento nei centri per l’impiego, che nel programma viene quantificato in 5 miliardi di euro.

Aumento indennità civile: 1,8 miliardi
Il programma prevede anche un aumento delle pensioni di invalidità (la cosiddetta indennità civile) che secondo l’Osservatorio conti pubblici costerà 1,8 miliardi di euro.

Assunzioni nelle forze dell’ordine: 400 milioni
Nel programma si parla di nuove assunzioni nella polizia e nella polizia penitenziaria, una misura che per l’Osservatorio conti pubblici dovrebbe costare 400 milioni di euro l’anno.

“Misure per la famiglia”: 0-17 miliardi
Secondo l’Osservatorio conti pubblici, tutta la parte del programma dedicata agli aiuti alle famiglie (che comprende misure come l’azzeramento dell’IVA sui prodotti per l’infanzia) è troppo vaga e impossibile da quantificare con certezza: per questo è stata stimata con un costo tra gli zero e i 17 miliardi di euro.

Dove li troviamo questi soldi?
Nella bozza di programma non si trovano molti dettagli per capire dove Lega e Movimento 5 Stelle pensano di trovare i moltissimi soldi necessari a finanziare questo sostanzioso programma. «Esattamente i conti con il taccuino non li abbiamo fatti», ha detto qualche giorno fa la deputata Laura Castelli, che fa parte della delegazione del Movimento 5 Stelle impegnata nelle trattative: «Però parliamo di 60-70 miliardi che secondo noi si possono recuperare». Come si possano recuperare, però, rimane come minimo ambiguo.

L’Osservatorio conti pubblici è riuscito a trovare nel programma appena 500 milioni di euro di tagli sicuri, in particolare tagli al costo del Parlamento e delle missioni internazionali. Questa cifra però non è lontanamente sufficiente a garantire copertura per un programma che, come minimo, costerà svariate decine di miliardi di euro. Esponenti di Lega e Movimento 5 Stelle hanno spiegato che il programma sarò finanziato tramite tagli di altri “sprechi” che saranno individuati in futuro e tramite il deficit, cioè spendere soldi che non abbiamo facendo nuovo debito pubblico.

Diversi esponenti della Lega, come i responsabili economici Claudio Borghi e Armando Siri, hanno sostenuto la necessità di fare molto deficit per portare avanti il programma. Per farlo propongono di violare in misura sostanziale gli accordi europei (che impongono una serie di limiti al deficit e al debito pubblico) che hanno incontrato alcune resistenze da parte del Movimento 5 Stelle: la parte su Europa e conti pubblici è una di quelle ancora incerte nel programma (sono le parti evidenziate in rosso), la cui soluzione è affidata agli ultimi colloqui tra Salvini e Di Maio.

I critici del programma, come il direttore dell’Osservatorio conti pubblici Carlo Cottarelli, fanno notare che aumentare deficit e debito in un periodo di relativa crescita economica come quello attuale è molto pericoloso. In caso di crisi economica, infatti, il nostro paese si troverebbe senza la possibilità di aumentare ulteriormente il deficit, già spinto al massimo, per contrastare gli effetti della recessione. Inoltre l’Italia è già oggi uno dei paesi più indebitati al mondo, ed è in grado di ottenere denaro in prestito a prezzi bassi anche grazie all’aiuto della Banca Centrale Europea, che acquista i nostri titoli di debito. Molti economisti sostengono che la strada più prudente al momento dovrebbe portare alla riduzione del debito e non al suo aumento.

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