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  • lunedì 14 maggio 2018

La Catalogna ha un nuovo presidente, infine

Si chiama Quim Torra, è indipendentista e molto vicino a Carles Puigdemont, ma potrebbe governare solo per qualche mese

Quim Torra (AP Photo/Manu Fernandez)

La Catalogna ha un nuovo presidente. Dopo quasi cinque mesi di stallo, il Parlamento catalano ha votato la fiducia a Quim Torra, deputato eletto con Junts per Catalunya (JxCat), la lista indipendentista dell’ex presidente Carles Puigdemont. Torra, ha detto lui stesso negli ultimi giorni, presiederà un governo di transizione, probabilmente dalla durata limitata, che si occuperà di alcune questioni molto care agli indipendentisti: la fine dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, cioè la fine del commissariamento della Catalogna da parte del governo centrale di Madrid; la scarcerazione dei leader indipendentisti che si trovano in prigione con l’accusa di avere elaborato e appoggiato un piano per la secessione della Catalogna dalla Spagna; e l’attuazione della “Repubblica” indipendente catalana, qualsiasi cosa voglia dire.

Torra ha 55 anni, è avvocato e scrittore e nel 2015 fu anche presidente dell’organizzazione indipendentista Òmnium Cultural. Il País ha scritto che Torra fa parte dell’ala più dura dell’indipendentismo. Negli ultimi giorni, inoltre, c’è stata grande polemica in Spagna per alcuni tweet pubblicati da Torra – e poi cancellati – considerati molto critici e discriminatori verso gli spagnoli. È stato eletto presidente con i voti favorevoli di JxCat, la sua lista, ed Esquerra Republicana (ERC), partito politico indipendentista di sinistra, e con l’astensione della CUP, partito di sinistra radicale. La CUP aveva messo in discussione nei giorni scorsi il suo voto, perché alcuni militanti avevano chiesto ai vertici di opporsi alla candidatura di Torra, considerata insufficiente per “realizzare la Repubblica”, cioè per continuare quel processo iniziato durante il governo Puigdemont che portasse alla creazione di uno stato catalano indipendente.

Nelle ultime settimane la CUP aveva chiesto invece che fosse eletto presidente Puigdemont, il candidato della lista indipendentista più votata alle ultime elezioni: Puigdemont si trova però in Germania dalla fine di marzo, e se dovesse rimettere piede in Spagna sarebbe arrestato immediatamente con la grave accusa di ribellione.

Il nome di Torra era stato fatto dopo due tentativi falliti. Negli ultimi mesi il Parlamento catalano aveva cercato di votare la fiducia a Jordi Turull, che però poco dopo era stato incarcerato in via preventiva nell’ambito delle vicende legali che stanno coinvolgendo i leader indipendentisti dell’ultima legislatura, e Jordi Sànchez, ex capo di un’organizzazione civile indipendentista, che si trova in carcere da più di sei mesi. Il Parlamento catalano – a maggioranza indipendentista – aveva anche approvato una legge che permetteva ai suoi deputati di votare la fiducia a un presidente “a distanza”, quindi allo stesso Puigdemont. La legge era stata però sospesa dal Tribunale costituzionale spagnolo e JxCat aveva deciso di non applicarla per non scontrarsi frontalmente col tribunale.

Non è ancora chiaro che tipo di governo presiederà Torra, anche se in molti si aspettano una costante presenza e influenza di Puigdemont. In un’intervista pubblicata sabato dalla Stampa, Puigdemont ha detto: «Se non finisce la repressione si potranno indire nuove elezioni, già dal 27 ottobre prossimo». L’impressione è quindi che il governo di Torra possa durare solo qualche mese, il tempo necessario per capire qualcosa di più della situazione giudiziaria dei leader indipendentisti, tra cui lo stesso Puigdemont.

Diversi commentatori e opinionisti sono anche molto scettici sulla reale capacità di Torra di “realizzare la Repubblica” e parlano della possibilità di un nuovo duro scontro tra governo catalano indipendentista e stato spagnolo. La giornalista Neus Tomàs ha scritto sul Diario che le promesse che Torra ha fatto negli ultimi giorni sono servite solo per rassicurare quella parte dell’elettorato indipendentista che vorrebbe la secessione subito, e ha aggiunto che erano e rimangono difficilmente realizzabili, per diverse ragioni: per la mancanza di ampio appoggio sociale e per la debolezza attuale del governo catalano, tra le altre. Jordi Juan della Vanguardia ha scritto invece che la fiducia a Torra è una notizia sia buona, perché finalmente la Catalogna avrà un governo ed eviterà nuove elezioni, sia cattiva, perché il nuovo governo sarà ancora espressione della parte dell’indipendentismo più intransigente, quella che rende ogni giorno più difficile mettere fine allo scontro con lo stato spagnolo.

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