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  • domenica 13 maggio 2018

Una legge giusta con pessimi risultati

L'ha approvata il Congresso statunitense contro lo sfruttamento della prostituzione minorile: ma ha creato enormi problemi a chi si prostituisce volontariamente

Le storie si assomigliavano spesso: erano quelle di ragazzine adolescenti scappate di casa e poi finite in grossi giri di sfruttamento della prostituzione minorile. Le inchieste e i documentari che se ne occupavano portavano sempre allo stesso posto: Backpage.com, che per anni è stato il principale sito americano di annunci sessuali e dove spesso erano i genitori e parenti delle stesse ragazzine scomparse a ritrovarle, frugando tra centinaia di annunci. Chiudere Backpage.com, nonostante fosse chiaro che promuovesse reati gravissimi, non era però semplice: ci sono voluti anni di lavoro del Congresso per arrivare a una legge che lo rendesse possibile. La legge è stata approvata a marzo e firmata da Donald Trump poche settimane dopo, per la soddisfazione di chi per anni la aveva chiesta e promossa.

Per le famiglie delle persone finite a essere vendute come prostitute su Backpage.com e su altri siti simili, così come per le molte associazioni contro la tratta di esseri umani e la prostituzione infantile, è stata un’enorme vittoria. Per migliaia di altre persone in tutti gli Stati Uniti, però, la chiusura di Backpage.com è diventata da subito un problema altrettanto enorme. Per chi lo usava volontariamente per prostituirsi, infatti, Backpage.com era un luogo sicuro dove lavorare, lontano dai molti pericoli della prostituzione in strada.

Backpage.com era un sito di annunci, ma più che per case, auto o lavori, funzionava per le pubblicità che promuovono il sesso a pagamento. Aveva utenti in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo e nel 2014 aveva avuto guadagni per 135 milioni di dollari. Sul sito circolavano però anche molte pubblicità che proponevano sesso con minorenni e Backpage.com era stato negli anni al centro di diverse azioni legali e di molte critiche. In un documentario di Netflix di cui si parlò molto – I am Jane Doe – Backpage.com era stato definito «il supermercato del traffico di essere umani», mentre un’altra persona intervistata – un ex protettore di prostitute – aveva detto che usarlo era «come fare acquisti su Amazon».

Lo scorso 6 aprile il sito è stato chiuso dall’FBI a seguito di un lungo elenco di incriminazioni presentate da un tribunale dell’Arizona, dove la società era stata fondata nel 2004. Tra le accuse c’erano associazione a delinquere per lo sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro (tutto nasceva dalla decisione di Backpage.com di non rimuovere delle inserzioni che coinvolgevano ragazze minorenni). In totale erano state incriminate sette persone, in diversi stati, e tra loro anche l’amministratore delegato di Backpage.com, Carl Ferrer, che qualche settimana fa si è dichiarato colpevole.

La chiusura di Backpage.com è stata accolta con favore da molti politici e da molte organizzazioni che si occupano di tratta a fini sessuali («La chiusura ridurrà drasticamente la sua possibilità di forzare le persone al commercio sessuale, almeno nel breve periodo», ha detto per esempio Bradley Myles, amministratore delegato di Polaris, un gruppo internazionale anti-tratta). Ma le due leggi approvate dal Congresso per permetterne la chiusura – il SESTA (Stop Enabling Sex Traffickers Act), approvato dal Senato, e il FOSTA (Fight Online Sex Trafficking Act) approvato dalla Camera – stanno creando grossi problemi collaterali.

Il cosiddetto SESTA-FOSTA, infatti, modifica la sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, una legge che forniva protezione alle piattaforme online dalla responsabilità per i contenuti caricati da terzi. Se prima un sito come Backpage.com non era considerato responsabile delle comunicazioni illegali pubblicate sui suoi sistemi, la legge ha ora introdotto una sorveglianza attiva: i siti sono insomma sottoposti alla responsabilità civile e penale quando terzi li usano in modo illecito. Vale per tutti i siti di annunci.

L’intento esplicito del SESTA-FOSTA era quello di proteggere le vittime del traffico sessuale (le cui prestazioni venivano pubblicizzate sui siti) attraverso il coinvolgimento diretto dei proprietari di quei siti, ma senza fare una distinzione netta tra sfruttamento sessuale e prestazioni consensuali. Da quando il SESTA-FOSTA è stato approvato molte piattaforme di annunci online, siti di dating e forum relativi al mercato del sesso (compreso Craigslist, portale molto popolare di annunci di ogni tipo) hanno modificato i loro termini di servizio, hanno rimosso gli annunci che hanno a che fare con le proposte sessuali o hanno chiuso.

Già prima della sua approvazione c’erano state molte proteste: le persone che si prostituiscono volontariamente – i e le sexworker – l’avevano criticata spiegando che più che prevenire o aiutare le vittime di tratta o lo sfruttamento minorile, la legge avrebbe colpito i lavoratori e le lavoratrici del sesso, per cui queste piattaforme rappresentano un importante strumento di lavoro e di condivisione di informazioni anche a vantaggio della loro sicurezza. Alcuni gruppi di difesa dei diritti delle donne avevano chiesto la sospensione del disegno di legge, affermando che avrebbe indebolito gli sforzi per proteggere le lavoratrici del sesso dalla violenza. Il Freedom Network USA, che negli Stati Uniti riunisce diversi movimenti che lavorano contro lo sfruttamento sessuale, aveva fatto notare che la legge avrebbe ridotto il loro potere di identificare e sostenere le vittime di tratta o i minori sfruttati sessualmente. Alcune statistiche mostrano che Backpage.com è stato utilizzato per il traffico sessuale di minori e che nel 2017 il 73 per cento delle segnalazioni avevano a che fare con quel sito. Tuttavia, alcuni hanno fatto notare che quegli stessi bambini non sarebbero mai stati segnalati se non fossero stati trovati su un sito pubblico come Backpage.com.

Sull’edizione statunitense di Rolling Stone Siouxsie Q, attivista e lavoratrice del sesso, ha spiegato che «con l’aumento dell’accessibilità di Internet negli ultimi due decenni, un gran numero di sexworker ha avuto accesso a piattaforme che permettono di mettere tempo prezioso, spazio e controllo tra noi e i nostri clienti. In un clima di criminalizzazione come quello degli Stati Uniti, in cui le prostitute hanno più probabilità di essere assassinate sul posto di lavoro rispetto agli agenti di polizia, il 400 per cento di probabilità in più di subire violenza rispetto al lavoratore medio e l’impossibilità nella maggior parte dei casi di accedere al sistema giudiziario quando sono vittime, lo spazio e il controllo sono alcuni dei pochi strumenti che abbiamo per restare vivi».

Siouxsie Q ha raccontato che la possibilità di lavorare online le ha permesso di diventare autonoma, di autogestirsi, di selezionare in anticipo i clienti, di cercare informazioni su di loro o di condividerle poi, di incontrarli in posti sicuri e soprattutto di non dipendere più da alcun protettore. Ha raccontato anche che molte sue colleghe sono state ricontattate dai vecchi protettori poche ore dopo la chiusura di Backpage. Dice anche che è semplice intuire come andranno le cose, dopo l’approvazione della legge e dopo la chiusura dei siti di annunci: ci sarà un aumento del lavoro sessuale per le strade con un conseguente aumento delle violenze subite.

In un articolo di Newsweek una sexworker conosciuta come Mandie ha detto di essere «devastata e terrorizzata» dalle chiusure dei siti «perché ci sono persone che moriranno. So che sembra troppo diretto e forse un po’ allarmista, ma non lo è. I più emarginati di noi moriranno. Le persone trans, i neri, i poveri stanno per morire». La chiusura di questi siti porterà via, infine, una fonte di reddito di cui alcune persone hanno disperatamente bisogno. E anche le organizzatrici della Women’s March di Washington si sono pronunciate dicendo che «i diritti dei sexworker sono diritti delle donne»:

Tante e tanti sexworker (con la partecipazione anche di alcune celebrità) hanno organizzato campagne di protesta contro la nuova legge con gli hashtag #LetUsSurvive e #SurvivorsAgainstSesta. E qui c’è un sito dove sono raccolte molte informazioni e centinaia di appelli (per il prossimo 2 giugno è prevista una grande giornata di mobilitazione).

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