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  • martedì 8 maggio 2018

Dov’è finita la figlia dell’emiro di Dubai?

La principessa Latifa ha provato a scappare dal suo paese a fine febbraio, ma è stata intercettata dalle forze di sicurezza mandate dal padre: ora di lei non si sa più niente

Lo scorso marzo la principessa Latifa bint Mohammed al Maktoum, figlia dello sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Dubai, ha detto in un video di voler scappare dal padre e dal suo paese. La donna è poi fuggita con l’aiuto di alcuni amici, ma la barca sulla quale si trovava è stata intercettata al largo delle coste dell’India. A metà aprile una fonte vicina al governo di Dubai ha fatto sapere che la principessa Latifa è stata riportata negli Emirati Arabi Uniti. Da circa due mesi, però, la donna non è stata più vista né si sono avute sue notizie. L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha denunciato la sua presunta sparizione forzata, e ha chiesto ufficialmente agli Emirati Arabi Uniti di rendere conto dello status legale della principessa e delle sue condizioni.

Il video che ha dato inizio a questa storia dura 40 minuti: è stato pubblicato su YouTube e sembra sia stato girato dalla stessa principessa Latifa. Nel video Latifa spiega di essere la figlia dello sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoume e di Horriya Ahmed, una cittadina algerina, e racconta di avere tentato la fuga anche nel 2002 verso l’Oman, ma senza successo. Durante la fuga fu fermata al confine dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti, riportata indietro, imprigionata e torturata per tre anni.

Latifa dice che sua sorella maggiore Shamsa ha subìto la stessa sorte. Scappò nel Regno Unito nel 2000, ma le autorità degli Emirati Arabi Uniti la rapirono e rimpatriarono forzatamente. «Mio padre è la persona più malvagia che abbia mai conosciuto: non c’è nulla di buono in lui», dice Latifa nel video, che annuncia anche il suo proposito di fuggire di nuovo, rivendicando il diritto alla libertà e a una vita autonoma e spiegando di essere quasi sicura di riuscirci. «Sto girando questo video perché potrebbe essere l’ultimo che faccio».

La vicenda della fuga e di ciò che è successo dopo è stata ricostruita da Human Rights Watch, che ha riportato anche la testimonianza di due amiche di Latifa.

A fine febbraio la principessa aveva tentato di scappare via mare da Dubai verso un paese terzo, ma la nave su cui si trovava, dicono, era stata intercettata lo scorso 4 marzo a meno di 80 chilometri al largo delle coste dell’India. Tiina Jauhiainen, una cittadina finlandese che ha vissuto a Dubai per 17 anni, ha detto a Human Rights Watch di aver incontrato la principessa Latifa nel 2010 e di essere diventata sua amica. Un’altra donna, cittadina statunitense, ha a sua volta detto di essere diventata amica di Latifa dopo aver iniziato a darle lezioni di paracadutismo nel 2014. Jauhiainen ha detto che la principessa l’aveva informata del suo nuovo piano di fuga nell’estate del 2017 e che era coinvolto anche Hervé Jaubert, un uomo con doppia cittadinanza francese e statunitense, proprietario della nave su cui le due donne si erano imbarcate.

Jauhiainen ha raccontato che il 4 marzo la nave si era fermata a 80 chilometri dalla costa di Goa, in India, e che alle 10 di sera lei e la principessa Latifa si trovavano sottocoperta. Dopo aver sentito urla e spari si erano chiuse nel bagno, ma la cabina si era riempita di fumo, costringendole a uscire. Jauhiainen ha testimoniato che la guardia costiera indiana ha partecipato all’incursione in coordinamento con le autorità degli Emirati Arabi Uniti. Ha detto di essere stata minacciata con una pistola, di essere stata costretta a mettersi a terra con le mani legate dietro la schiena e che gli uomini sul ponte hanno continuato a gridare in inglese: «Chi è Latifa?». Infine ha raccontato di aver sentito Latifa gridare che voleva chiedere asilo e poi di non aver sentito più nulla.

Jauhiainen e l’equipaggio della nave erano stati trasferiti su una nave militare e tre giorni dopo erano arrivati negli Emirati Arabi Uniti. Jauhiainen ha detto di essere stata portata da alcuni funzionari della sicurezza in un centro di detenzione segreto, di essere stata interrogata, minacciata e tenuta in isolamento. Ha anche detto di aver confessato azioni che non aveva commesso, come la pubblicazione del video di Latifa. Dopo altri quattro giorni di isolamento le era stato detto che sarebbe stata rilasciata se avesse filmato una confessione e firmato dei documenti, cosa che aveva fatto. Il 22 marzo, infine, le autorità degli Emirati Arabi Uniti le avevano permesso di tornare in Finlandia, ma avevano sequestrato il suo computer e vari altri oggetti che aveva con sé sulla barca.

Il 18 aprile una fonte vicina al governo di Dubai ha detto a Reuters che Latifa è «sana e salva con la sua famiglia». Ha anche detto che tutta la storia della fuga «è una questione interna, trasformata in una soap opera a sua volta divenuta uno schema impazzito per offuscare la reputazione di Dubai e dello sceicco Mohammed». E ha sostenuto che i compagni di fuga di Latifa avevano tutti dei precedenti penali.

Human Rights Watch dice che Latifa è sparita e ha chiesto spiegazioni agli Emirati Arabi Uniti: «Il fatto che non venga rivelato dove la principessa si trovi e quale sia il suo status legale potrebbe qualificare una sparizione forzata, data la prova che suggerisce sia stata vista l’ultima volta quando le autorità degli Emirati Arabi Uniti l’hanno fermata». Sarah Leah Whitson, direttrice di HRW per il Medio Oriente, ha anche detto che se la principessa è detenuta «deve ottenere i diritti di tutti i detenuti, incluso quello di essere giudicata da un giudice indipendente».

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