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  • domenica 29 aprile 2018

Cosa fa un DJ in un cinema kenyano?

Ha un incarico particolare e utilissimo: traduce e spiega quello che succede sullo schermo, per chi non capisce l'inglese o i riferimenti culturali

Un cinema improvvisato a Kibera, un quartiere periferico di Nairobi (SIMON MAINA/AFP/Getty Images)

«Il tetto è di latta. I sedili sono tronchi d’albero. Il pubblico guarda una televisione piatta» ma la cosa più strana di questo cinema della periferia di Nairobi è un’altra, racconta l’Economist: in una cabina in un angolo della sala c’è un uomo che descrive, traduce e soprattutto spiega e racconta tutto quello che succede sullo schermo. Li chiamano “DJ” e nei cinema dei quartieri poveri delle grandi città kenyane e di molte città africane sono diventati una figura molto presente: perché capire un film americano, che contiene molti riferimenti a una cultura altrimenti molto lontana, può non essere sempre semplice.

«Solo se hai un DJ che sa cosa sta facendo, puoi davvero capire il film», ha spiegato all’Economist Fred Ndichu, che gestisce il cinema con i sedili fatti di tronco d’albero di Nairobi. Il lavoro di Ndichu, quindi, non è soltanto tradurre le parti più difficili di un film dall’inglese allo swahili, ma anche raccontare il contesto, spiegare i riferimenti e rendere tutto il film comprensibile al suo pubblico, che affolla la sua sala nei giorni in cui non ci sono da trasmettere partite di calcio. Quando si proietta un film d’azione le cose sono piuttosto facili, dice Ndichu, ma quando ci si occupa di un film come quello sulla storia di Edward Snowden le cose diventano più complicate, perché bisogna spiegare cosa sia la CIA, per esempio, o i rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia.

Quello dei DJ nei cinema non è un lavoro particolarmente remunerativo. Un biglietto per un cinema improvvisato come quello di Ndichu costa circa 8 centesimi di euro, e in sala non possono stare più di trenta persone. Ma le cose potrebbero migliorare, dice l’Economist. La diffusione dei cinema improvvisati nelle periferie ha dato un forte impulso all’industria cinematografica del paese, quasi del tutto inesistente fino a qualche anno fa. Raccontando un dettaglio divertente di questo fenomeno, chiude l’Economist, la prima scena di Supa Modo – un film kenyano proiettato all’ultimo Festival del cinema di Berlino – mostra un gruppo di amici in un cinema che guarda un film cinese. La voce che si sente è quella di un DJ che spiega tutto quello che succede nel film.

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