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  • sabato 28 aprile 2018

Un altro venerdì di violenze a Gaza

Il quinto consecutivo, che si è concluso con quattro manifestanti uccisi dall'esercito israeliano e quasi mille feriti

(AP Photo/Adel Hana)

Nel quinto venerdì di proteste al confine tra Striscia di Gaza e Israele, quattro palestinesi sono stati uccisi e quasi mille sono stati feriti dall’esercito israeliano, i cui tiratori scelti hanno – come le altre volte – sparato sui manifestanti, nonostante le richieste dell’ONU di non usare violenza eccessiva per sedare le proteste. In tutto, secondo il ministero della Salute palestinese, 178 persone sono state ferite da proiettili, mentre le altre sono state colpite da proiettili di gomma, utilizzati insieme ai lacrimogeni.

Tra i manifestanti uccisi c’è Azzam Halal Aida, un quindicenne morto dopo essere stato colpito alla testa. Quattro dei feriti fanno parte delle squadre di soccorso al seguito delle manifestazioni, e sei sono giornalisti. In tutto hanno partecipato alla manifestazione di venerdì circa 10mila persone. Alcuni gruppi hanno provato ad avvicinarsi alla recinzione che divide il confine: l’esercito israeliano dice di aver sparato solo su questi gruppi. In un caso documentato dai video, alcuni palestinesi hanno tirato oggetti contro una camionetta dell’esercito israeliano, che a sua volta ha risposto sparando. Secondo alcune testimonianze, un gruppo di manifestanti potrebbe aver oltrepassato il confine, prima di essere intercettato dall’esercito israeliano.

In risposta alle proteste, nella notte l’aviazione israeliana ha bombardato la zona del porto di Gaza per colpire le barche di Hamas, il gruppo politico-terrorista che controlla la Striscia di Gaza.

In tutto, da quando sono cominciate le proteste oltre un mese fa, 46 palestinesi sono stati uccisi e oltre 6.000 sono stati feriti. Nelle intenzioni iniziali degli organizzatori, fra cui c’è anche Hamas, le proteste sarebbero dovute proseguire ogni settimana fino all’inaugurazione della nuova ambasciata statunitense a Gerusalemme, prevista per il 14 maggio. Nei giorni scorsi Hamas ha detto però che continueranno anche dopo quella data, che per gli israeliani è il giorno dell’Indipendenza, quello in cui festeggiano la vittoria nella guerra arabo-israeliana del 1948. I palestinesi invece celebrano il 15 maggio il giorno della nakba – “la catastrofe” – cioè quello in cui molti di loro furono costretti a lasciare le proprie case, finite in territorio israeliano.