Franco Marini annunciando il fallimento del suo mandato esplorativo nel gennaio del 2008. (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

I mandati esplorativi servono a qualcosa?

Ce ne sono stati dieci fino a oggi, ma soltanto tre riuscirono a produrre la nascita di un governo: queste sono le loro storie

Franco Marini annunciando il fallimento del suo mandato esplorativo nel gennaio del 2008. (VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Il primo giro di consultazioni della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati è andato a vuoto: non c’è una maggioranza per formare un governo e la situazione è ancora bloccata. Proprio mercoledì Casellati aveva ricevuto dal presidente Mattarella un “mandato esplorativo”: l’incarico di sondare le forze politiche al posto suo (Mattarella ci aveva già provato, ma senza successo), nella speranza che le trattativa di fronte alla presidente del Senato fossero più “informali” e fosse più semplice trovare accordi, rispetto alle consultazioni davanti al presidente della Repubblica.

Mattarella ha dato a Casellati tempo fino a venerdì, cioè domani, per trovare una soluzione. Al momento sembra un compito molto difficile e non sarebbe la prima volta che accade che i “mandati esplorativi” falliscono nella loro missione di trovare nuove maggioranze: è uno strumento che si usa quando la situazione politica è già in difficoltà e non deve sorprendere che spesso non riesca a produrre risultati. Su dieci mandati esplorativi assegnati dai presidenti nella Repubblica in Italia, soltanto tre riuscirono a compiere la loro missione di trovare una maggioranza: qui abbiamo raccontato in breve le loro storie.

Che cos’è il mandato esplorativo?

Cesare Merzagora, 1957
Nell’estate del 1957 il governo della Democrazia Cristiana entrò in crisi quando si accorse che per ottenere la fiducia sarebbe stato costretto a ottenere i voti del Movimento Sociale Italiano, un partito neofascista che in quegli anni era considerato intoccabile dai partiti “presentabili” (ma lo sarebbe stato ancora per poco). Per risolvere la situazione il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi decise di assegnare ad un importante leader della DC, il presidente del Senato Cesare Merzagora, il compito di risolvere la situazione. Merzagora accettò l’incarico ma rinunciò pubblicamente «al conferimento ministeriale che potesse emergere da questa fase esplorativa». In altre parole accettava di cercare una maggioranza purché lui non dovesse diventarne il capo: era nato così il “mandato esplorativo”. Merzagora lo ricoprì per appena tre giorni, quando lo restituì al presidente della Repubblica senza essere riuscito nel suo obiettivo.

Cesare Merzagora, a sinistra, e il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (al centro) (ANSA)

Giovanni Leone, 1960
Il secondo mandato esplorativo venne affidato di nuovo dal presidente Gronchi il 4 marzo del 1960. A riceverlo fu il nuovo presidente della Camera (c’erano state le elezioni nel 1958), Giovanni Leone. Il voto di due anni prima aveva spostato il Parlamento a sinistra e ora, dopo l’ennesima crisi di governo, in molti pensavano fosse arrivato il momento di far nascere il primo governo di centrosinistra con una coalizione tra la DC e i socialisti. Fu quello che cercò di fare “l’esploratore” Leone, che organizzò quelle che allora per la prima volta vennero chiamate “piccole consultazioni” (per distinguerle da quelle vere e proprie del presidente della Repubblica). Alla fine però Gronchi preferì fare di testa sua e incaricò Fernando Tambroni, ex ministro dell’Interno, che formò un governo che per sopravvivere aveva bisogno dell’appoggio esterno dell’estrema destra dell’MSI (l’opposto del centrosinistra, quindi).

Giovanni Leone nel 1964 (ANSA/OLDPIX)

Sandro Pertini, 1968
Il primo successo per gli “esploratori” arrivò nel dicembre del 1968, quando il mandato fu assegnato dal presidente Giuseppe Saragat all’allora presidente della Camera Sandro Pertini. Contrariamente alla sua immagine di uomo politico sanguigno e scarsamente incline a compromessi, Pertini riuscì in quattro giorni di trattative a mettere insieme la maggioranza di centrosinistra necessaria a sostenere il governo del democristiano Mariano Rumor. L’unico problema fu che non si rivelò affatto una maggioranza stabile.

Sandro Pertini nel 1976 (ANSA/OLDPIX)

Amintore Fanfani, 1969
Tra il dicembre del 1968 e il marzo del 1970 ci furono ben tre diversi governi Rumor, ognuno sostenuto da una maggioranza differente. In una delle tre crisi di governo che attraversarono questo sfortunato esecutivo, quella dell’agosto del 1960, il presidente della Repubblica affidò al presidente del Senato Amintore Fanfani un mandato esplorativo per cercare di trovare una soluzione alla crisi. Effettivamente, al termine del mandato di Fanfani il governo Rumor trovò una nuova maggioranza, ma secondo gli storici l’operazione di Fanfani fu solo un modo per prendere tempo, più che il vero catalizzatore del nuovo accordo.

Amintore Fanfani nel 1958 (Keystone Pictures USA/ZUMAPRESS.com)

Giovanni Spagnolli, 1974
Nel 1974, all’ennesima crisi dell’allora governo di centrosinistra, il presidente della Repubblica Giovanni Leone affidò un mandato esplorativo all’allora presidente del Senato Giovanni Spagnolli. Il suo compito era verificare se fosse possibile mettere nuovamente d’accordo quei tre partiti che, oltre alla DC, consentivano al governo di avere una maggioranza. Dopo alcuni giorni di consultazioni, Spagnolli disse al presidente che la situazione era difficile ma non impossibile. Il presidente affidò così l’incarico di formare il governo a Fanfani, che però scoprì che in realtà non era affatto facile mettere d’accordo quei quattro partiti e dopo giorni di tentativi dovette rinunciare (il governo sarà poi formato da un altro leader della DC, Aldo Moro).

Giovanni Leone

Il presidente della Repubblica Giovanni Leone nel 1974 (AP Photo)

Tommaso Morlino, 1983
Se fino a quel punto i mandati esplorativi erano spesso degli escamotage con cui i presidenti della Repubblica prendevano tempo per lasciare che segretari e capi partito si accordassero gli uni con gli altri dietro le quinte, con gli anni Ottanta i mandati esplorativi iniziano a diventare più frequenti e somigliare a soluzioni più o meno disperate per evitare elezioni anticipate, una dinamica che abbiamo rivisto anche negli ultimi anni. Nella primavera del 1983 era appena caduto l’ennesimo governo Fanfani (ce ne furono sei in tutto). Il Parlamento appariva bloccato e incapace di formare una nuova maggioranza, ma alla scadenza naturale della legislatura mancava ancora un anno. Così il presidente della Repubblica Sandro Pertini affidò il mandato esplorativo al presidente del Senato Tommaso Morlino, per vedere se fosse possibile nominare un governo in grado di portare alle elezioni l’anno successivo. Fu un fallimento, e nel 1983 si tornò a votare.

Tommaso Morlino nel 1983 (ANSA/OLDPIX)

Amintore Fanfani, 1986
Tre anni dopo fu di nuovo il nome di Fanfani a farsi sentire, questa volta come incaricato di un mandato esplorativo, uno dei pochi ad avere successo. La situazione politica intanto era un po’ cambiata. Era appena caduto il primo governo di Bettino Craxi, capo del Partito Socialista, che era stato il più lungo della storia della Repubblica: ben tre anni (sarebbe rimasto il più lungo fino al secondo governo Berlusconi, iniziato nel 2001). In base agli accordi i socialisti avrebbe dovuto cedere la guida del governo alla DC a metà legislatura, ma a Craxi non piacque l’idea di doversi ritirare e così iniziò la crisi. Fanfani fu chiamato a trattare per cinque giorni e alla fine riuscì a trovare un accordo, che però non fu troppo favorevole al suo partito, la DC: Craxi divenne nuovamente presidente del Consiglio.

Amintore Fanfani negli anni Ottanta (ANSA/OLDPIX)

Nilde Iotti, 1987
La longevità del primo governo Craxi fu un’eccezione nella storia della Prima Repubblica e presto i governi tornarono ad essere brevi e instabili. Quando la solita crisi iniziò nel marzo del 1987, in seguito alla caduta del secondo governo Craxi, il presidente della Repubblica Francesco Cossiga affidò l’incarico di esploratore alla presidente della Camera Nilde Iotti, prima donna e prima comunista a ricevere l’incarico. Iotti riferì che non era possibile formare una maggioranza, ma Cossiga affidò comunque l’incarico di formare un governo al solito Fanfani che andò incontro al disastro: il suo governo non riuscì a ottenere la fiducia e divenne immediatamente dimissionario. Nell’estate, quindi, si andò alle elezioni anticipate.

Nilde Iotti (ANSA-ARCHIVIO/CRI)

Giovanni Spadolini, 1989
Negli ultimi anni della Prima Repubblica i mandati esplorativi si fecero sempre più frequenti, ma quasi mai riuscirono a ottenere il loro obiettivo. L’ultimo, prima del grande scandalo Tangentopoli, è quello che venne affidato dal presidente Cossiga al presidente del Senato e capo del Partito Repubblicano Giovanni Spadolini. Le trattative durarono per undici giorni, al termine dei quali Spadolini restituì l’incarico dicendo che non era possibile formare una maggioranza. Ci vollero altri 11 giorni di trattative per giungere finalmente alla nascita del quarto governo Andreotti.

Giovanni Spadolini (ANSA)

Franco Marini, 2008
Con la fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda, i mandati esplorativi scomparvero per quasi 20 anni. Le ragioni furono diverse, ma la principale era che i due blocchi politici che si affrontavano, centrodestra e centrosinistra, erano più definiti, anche perché si presentavano alle elezioni come coalizioni compatte. Non c’era più bisogno di mediare e trattare per cercare di mettere insieme una delle molteplici maggioranze possibili tra la DC e, di volta in volta, una variegata costellazione di altri piccoli partiti. L’unica eccezione, fino a ieri, fu l’incarico che nel 2008 il presidente Giorgio Napolitano affidò al presidente del Senato Franco Marini. Il secondo governo Prodi era caduto a meno di due anni dalle elezioni, a causa del voto contrario di parte dell’estrema sinistra e dell’UDEUR del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Il suo tentativo non andò a buon fine e si andò alle elezioni anticipate.

Franco Marini (AP Photo/Pier Paolo Cito)

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