Che cos’è il mandato esplorativo?

È quello che nei prossimi giorni il presidente della Repubblica potrebbe assegnare a un leader politico o a un'alta carica istituzionale per cercare di sbloccare la situazione

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Venerdì scorso, al termine delle consultazioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto che avrebbe atteso “alcuni giorni” prima di decidere come risolvere lo stallo che si è formato dopo le elezioni del 4 marzo, che non sono riuscite a produrre una maggioranza autonoma in grado di sostenere un governo. Secondo i giornali di questi giorni, la soluzione che Mattarella deciderà di adottare è probabilmente quella di affidare a una figura politica o istituzionale il compito di svolgere, al posto suo, delle nuove consultazioni, più informali e quindi, forse, più adatte a trovare quella maggioranza che al momento sembra mancare. Questa pratica, nel gergo politico, si chiama “mandato esplorativo”.

Non esistono definizioni ufficiali di “mandato esplorativo” e l’espressione non è contenuta all’interno di leggi o regolamenti (e tanto meno nella Costituzione). Il sito del governo gli dedica appena poche righe: «Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative». L’Enciclopedia Treccani lo definisce «l’incarico che il capo dello stato affida a un uomo politico per una prima indagine sulla possibilità di formare il governo».

Nella prassi politica, però, “mandato esplorativo” ha finito con l’assumere una definizione più specifica: un incarico che il presidente affida a qualcuno che non è destinato a diventare il futuro presidente del Consiglio, ma che ha solo il compito di verificare l’esistenza di una maggioranza svolgendo consultazioni al posto del presidente. Chi ha ricevuto questo mandato svolge una serie di incontri con le forze politiche, formali o informali, al termine delle quali riferisce il risultato al presidente della Repubblica, che decide come comportarsi.

Il “mandato esplorativo” ha quindi un significato leggermente diverso rispetto ad altri termini usati a volte come sinonimi. Ad esempio il più utilizzato è il cosiddetto pre-incarico. In questo caso, il presidente della Repubblica affida a un leader politico il compito di svolgere ulteriori consultazioni per accertarsi di essere in grado, lui stesso, di raccogliere una maggioranza per un governo da lui guidato. Quello che ricevette Pier Luigi Bersani nel 2013 fu un pre-incarico, durante il quale l’allora segretario del PD organizzò una serie di consultazioni per verificare se fosse possibile trovare una maggioranza per sostenere un governo di centrosinistra guidato da lui (non ci riuscì e alla fine rimise il mandato al presidente della Repubblica).

In questi giorni i giornali hanno fatto il nome della persona a cui, secondo loro, è più probabile che Mattarella affidi questo mandato: la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la seconda carica dello Stato, quella a cui toccherebbe sostituire e rappresentare il presidente della Repubblica in caso di assenza o impedimento. Una figura istituzionale, quindi in teoria super partes, è la più adatta per ricevere il compito di sondare le varie forze politiche, senza nel contempo avere interesse nel raccogliere una maggioranza per sé stessa.

Il primo mandato esplorativo mai affidato viene considerato quello che il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi affidò nel 1957 al presidente del senato Cesare Merzagora, entrambi democristiani. Merzagora disse che la sua ricognizione non avrebbe portato a una sua nomina a presidente del Consiglio e così nacque il mandato esplorativo: l’incarico a una figura istituzionale che si mette in cerca di una maggioranza, senza però avere l’obiettivo di diventarne il capo.

Non ebbe successo neanche un altro tentativo, fatto vent’anni anni dopo, il primo e fino ad ora unico affidato a una donna. Nel 1987 il governo Craxi entrò in crisi e il presidente Francesco Cossiga affidò un mandato esplorativo alla presidente della Camera Nilde Iotti, deputata del PCI. L’anno prima, in occasione di un’altra crisi di governo, lo stesso compito era stato assegnato al presidente del Senato Amintore Fanfani, della Democrazia Cristiana. In un articolo dell’epoca, Repubblica spiegava così il senso di affidare il mandato esplorativo a figure istituzionali: «La delicatezza dell’indagine impone che a condurla sia un personaggio istituzionale, cioè al di fuori delle beghe di partito, in posizione di assoluta obiettività a prescindere dall’eventuale tessera che può avere in tasca».

L’abitudine di assegnare mandati esplorativi è quasi scomparsa con l’avvento della Seconda Repubblica. Fino alle elezioni del 2013, le elezioni hanno sempre prodotto maggioranze autonome nelle quali era chiaro già dal giorno successivo al voto a chi sarebbe spettato l’incarico di formare un governo. I mandati esplorativi non sono stati quasi mai utilizzati nemmeno durante le numerose crisi di governo di questi ultimi 25 anni. Ad esempio, dopo la caduta del primo governo Berlusconi non ci fu bisogno di “mandati esplorativi” per assegnare l’incarico di formare il governo al ministro del Tesoro Lamberto Dini. Lo stesso accadde dopo la caduta del governo Prodi, quando l’incarico di formare un nuovo governo venne affidato a Massimo D’Alema. Infine, cinque anni fa, quando le elezioni non riuscirono a produrre una maggioranza, Bersani ricevette un pre-incarico, ma dopo il fallimento del suo tentativo l’incarico fu affidato ad Enrico Letta, senza bisogno di mandati esplorativi.

Il primo, e fino a oggi ultimo, mandato esplorativo nella storia della Seconda Repubblica è quello che Giorgio Napolitano affidò nel gennaio del 2008 a Franco Marini, allora presidente del Senato. Il governo Prodi era da poco caduto a causa dei voti contrari dell’estrema sinistra e dell’UDEUR del ministro della Giustizia Clemente Mastella e Napolitano voleva verificare se fosse possibile trovare una nuova maggioranza con cui riformare la legge elettorale prima di tornare al voto. Ma il tentativo di Marini non ebbe successo.

I prossimi giorni potrebbero quindi coincidere con il primo ritorno del mandato esplorativo dopo dieci anni di assenza dalla storia repubblicana. Esiste una possibilità che questa soluzione – se sarà realmente adottata – riesca a sbloccare l’attuale situazione, ma è importante ricordare che, almeno in passato, i mandati esplorativi sono raramente riusciti a produrre una maggioranza dove il presidente e le altre forze politiche avevano fallito.