(AP Photo/Mohammed El-Sheikhy, File)
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  • sabato 14 aprile 2018

Come sta Khalifa Haftar?

Ieri i giornali italiani hanno dato per certa la morte del comandante della Libia orientale, ma ci sono diverse smentite e per ora nessuna conferma

(AP Photo/Mohammed El-Sheikhy, File)

Da venerdì sera alcune voci sulla presunta morte del 75enne comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar, di fatto capo del governo della Libia orientale, sono state estesamente e precipitosamente riprese dai siti dei giornali italiani, malgrado tutta la stampa internazionale abbia preferito ignorarle e trattarle con prudenza. Dopo che la dubbia notizia della morte di Haftar – riportata soltanto da fonti poco autorevoli – era finita sui giornali italiani, le notizie sono diventate ancora più confuse e sospette di quanto lo fossero in precedenza: i titoli degli articoli italiani sono stati nella maggior parte dei casi modificati con formulazioni più caute e vaghe. Oggi in molti titolano “Il giallo della morte di Haftar”, per capirsi.

I giornalisti esperti di Libia delle principali testate internazionali scrivono che non hanno trovato conferme della notizia: come ha riassunto l’inviata di BBC Rana Jawad, le informazioni raccolte vanno da «è una voce falsa» a «non lo sappiamo». La cosa certa è che Haftar è stato in un ospedale di Parigi: lo ha confermato il suo portavoce, che però ha sostenuto che sia stato solo per alcuni controlli durante una visita all’estero.

Due giorni fa, l’autorevole quotidiano francese Le Monde aveva scritto che Haftar era ricoverato in un ospedale di Parigi, dove sarebbe arrivato passando per la Giordania dopo aver avuto un ictus. Al Jazeera aveva parlato di difficoltà respiratorie e cardiache, e aveva scritto che Haftar era in coma. I suoi parenti avevano però smentito la notizia, e avevano sostenuto che Haftar si trovasse in Francia per alcuni colloqui politici: avevano anche accusato gli avversari del comandante libico, tra cui gli islamisti, di diffondere notizie false per opportunità politica.

Una delle prime testate a diffondere la notizia della presunta morte di Haftar, venerdì pomeriggio, è stato il Libya Observer, un sito di notizie libico che però è schierato contro Haftar (e quindi potrebbe avere interesse a riportare notizie parziali). La fonte originale sembra essere stata Mostafa Bakry, un parlamentare egiziano che, ha spiegato la giornalista del Times Bel Trew, ha solitamente buone fonti in Libia. Venerdì sera, però, Bakry ha ritrattato su Twitter, scrivendo che Haftar era ancora vivo. Repubblica, che venerdì sera ha scritto che Haftar era morto, ha detto di averne avuto conferma da una fonte del “Consiglio presidenziale” di Tripoli, cioè il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Trew ha anche scritto che le sue fonti le hanno confermato che Haftar è in ospedale a Parigi e che non sta bene, ma non sapevano se fosse morto. L’account Twitter della missione delle Nazioni Unite in Libia ha smentito la notizia della morte di Haftar in serata, scrivendo che il capo della missione Ghassan Salame ci ha parlato al telefono ieri per discutere della situazione politica nel paese.

Nella notte tra venerdì e sabato è arrivata anche la smentita del portavoce dell’Esercito nazionale libico. Il Libyan Observer, nel frattempo, aveva pubblicato su Twitter delle foto che diceva essere di manifestanti che festeggiavano la morte di Haftar a Tripoli.

Il Corriere della Sera dice che «fonti diplomatiche italiane» dicono di non sapere niente della morte di Haftar, che sarebbe potenzialmente molto importante per la situazione libica, già oggi delicata e caotica. Haftar, che controlla la parte orientale e centrale del paese e ha la sua principale base a Tobruk, è infatti il principale avversario del governo di unità nazionale appoggiato dall’Italia e dal resto della comunità internazionale, guidato da Fayez al Sarraj. Haftar ha il sostegno della Russia, che secondo gli esperti vorrebbe trasformarlo in un autocrate laico come l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi, per ottenere un secondo stato amico nella regione dopo la Siria.

Haftar fu uno dei principali alleati dell’ex dittatore Muammar Gheddafi, di cui è stato un importante colonnello: dopo il fallimento di una missione in Ciad fu però ripudiato da Gheddafi e scappò negli Stati Uniti, passando all’opposizione. Dopo la rimozione di Gheddafi, Haftar ha assunto il controllo dell’est del paese, stabilendo a Bengasi la sede dell’Esercito nazionale libico, l’organizzazione militare da lui fondata per combattere contro i miliziani islamisti. Attualmente ha il sostegno, oltre che della Russia, dell’Egitto e dell’Arabia Saudita, e da mesi vorrebbe prendere il controllo di tutto il paese, nonostante i tentativi di mediazione della comunità internazionale, che vorrebbe si sottomettesse al governo di Tripoli. In molti ritengono infatti che se Haftar prendesse il potere lo eserciterebbe in maniera autoritaria e violenta.

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