Max Hollein, allora direttore dello Städel Museum, mentre inaugura l'opera Ehrenpforte di Albrecht Dürer, Francoforte, 17 ottobre 2013 (Boris Roessler/picture-alliance/dpa/AP Images)
  • Cultura
  • mercoledì 11 Aprile 2018

Il Met ha cambiato direttore, per provare a cambiare

Il più grande museo d'arte degli Stati Uniti ha scelto l'austriaco Max Hollein, per cercare di risolvere i suoi molti problemi

Max Hollein, allora direttore dello Städel Museum, mentre inaugura l'opera Ehrenpforte di Albrecht Dürer, Francoforte, 17 ottobre 2013 (Boris Roessler/picture-alliance/dpa/AP Images)

Il Metropolitan Museum of Art di New York, anche detto Met, il più grande museo d’arte degli Stati Uniti e uno dei più visitati al mondo (il terzo stando ai dati del 2017), ha nominato il suo nuovo e decimo direttore, il viennese Max Hollein: ha 48 anni, prenderà il posto di Thomas P. Campbell che si è dimesso dopo otto anni, e sarà il primo direttore del Met in 60 anni a non lavorarci già come curatore. È una notizia significativa non soltanto in sé – stiamo parlando dell’uomo alla guida di una delle principali istituzioni artistiche al mondo – ma anche per comprendere gli obiettivi del mondo dell’arte e di come potrebbe cambiare nei prossimi anni. Hollein, che entrerà in servizio in estate, è stato infatti scelto soprattutto per la sua esperienza nel mondo digitale, per la capacità di attirare nuovi visitatori e raccogliere fondi, come dimostra il successo nell’ampliamento dello Städel Museum di Francoforte – una nuova ala per un totale di 55 milioni di euro di investimenti – che cercherà di replicare al Met. Avrà anche il compito di conservarne la rilevanza dopo un momento di crisi soprattutto di bilancio, che ha portato all’allontanamento di Campbell.

Hollein è figlio dell’architetto post-moderno Hans Hollein, vincitore del famoso premio Pritzker, si è laureato in storia dell’arte e amministrazione aziendale a Vienna, si è specializzato nell’arte degli anni Ottanta e Novanta e ha curato il padiglione austriaco per la Biennale di Venezia 2005. Negli ultimi due anni è stato direttore dei Fine Arts Museums of San Francisco, ma aveva iniziato a ricoprire questo ruolo a 31 anni, nei tre più importanti musei di Francoforte: nello Schirn Kunsthalle, che si occupa di arte moderna e contemporanea e nel Liebieghaus, specializzato in scultura, e nel già citato Städel Museum, che ospita una delle più importanti collezioni d’arte europea dal XIV secolo a oggi; sotto la sua guida, tutti e tre hanno raggiunto picchi di visitatori e acquisito molte nuove opere d’arte.

Si è trasferito negli Stati Uniti nel 2016 per dirigere i Fine Arts Museums, che comprendono il de Young Museum di arte americana e la Legion of Honor, con arte europea. Anche qui ha introdotto molte innovazioni soprattutto dal punto di vista digitale, con approfondimenti online sui contenuti del museo e altri servizi multimediali; per raggiungere nuovi visitatori ha fatto tradurre in spagnolo il materiale informativo della mostra sulle piramidi messicane di Teotihuacan e fatto progettare una mappa virtuale per muoversi nei siti archeologici con lo stile del famoso videogioco Minecraft. Ha offerto corsi gratuiti d’arte online e lavorato per ampliare la presenza di opere d’arte di donne e minoranze etniche, acquistando per esempio 62 lavori di artiste e artisti afroamericani.

Al Met Hollein lavorerà in parallelo a Daniel H. Weiss, presidente e direttore esecutivo, occupandosi del contenuto artistico mentre quest’ultimo prenderà le decisioni operative e finanziarie. È un candidato se non di rottura perlomeno innovativo, anche se alcuni avrebbero preferito una scelta più radicale – non l’ennesimo maschio bianco di mezza età – per dare voce alle molte differenze della cultura e dell’arte statunitensi. Il museo non ha fatto sapere l’entità del suo compenso; il suo predecessore Campbell, che ricopriva il ruolo di direttore e capo esecutivo, riceveva 1,4 milioni di dollari l’anno, un po’ più un milione di euro, compreso un appartamento sulla Fifth Avenue di Manhattan (che verrà però venduto); le spese eccessive della sua gestione hanno reso necessari tagli e la decisione di far pagare il biglietto del museo, finora gratuito per tutti, a chi non risiede a New York. Sono stati ridimensionati anche gli investimenti per la nuova ala di arte contemporanea, che secondo le previsioni costerà 600 milioni di dollari e verrà aperta nel 2020. Trovare i fondi necessari sarà un altro compito di Hollein, che in Germania è riuscito a raccogliere ingenti donazioni da privati, un fatto piuttosto raro in un paese dove i progetti culturali sono in genere a carico soprattutto dello stato.

Al Met Hollein dovrà misurarsi con una realtà più impegnativa di quelle che ha gestito finora, pur con successo: i Fine Arts Museums sono visitati ogni anno da 1,6 milioni di visitatori ma il Met da sette; a San Francisco aveva a disposizione un budget di 60 milioni di dollari (circa 40 milioni di euro) e 500 impiegati, a New York sarà di 305 milioni di dollari (240 milioni di euro) con 2.200 persone.