(Ian Waldie/Getty Images)
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  • sabato 24 marzo 2018

L’Australia ha un problema con i canguri, ma non si capisce quale

Secondo qualcuno sono troppi, vanno abbattuti e se ne abbattono troppo pochi; secondo altri è tutto il contrario

(Ian Waldie/Getty Images)

Non esistono un paese e un animale con un legame più forte di quello tra Australia e canguri. Il canguro è presente sulle monete, nello stemma del paese (insieme all’emu), nel logo della sua compagnia aerea Qantas e in diversi loghi militari, turistici e governativi. È anche il simbolo usato sui prodotti fatti in Australia per far capire che non arrivano dall’estero, perché i canguri ci sono solo in Australia. In Australia i canguri però sono anche un grosso problema: secondo il governo sono troppi, creano problemi all’uomo e ad altri animali, e il loro numero va tenuto sotto controllo tramite l’abbattimento selettivo di centinaia di migliaia di esemplari ogni anno; secondo altri l’abbattimento selettivo è sbagliato, per diversi motivi.

In Australia si è ricominciato a parlare di abbattimento di canguri perché qualche settimana fa è uscito Kangaroo: A Love-Hate Story, un documentario di Michael McIntyre e Kate McIntyre Clere, secondo i quali l’abbattimento dei canguri è un «profondo e cupo segreto australiano». Il documentario – recensito tra gli altri da New York Times, Variety e Hollywood Reporter – sostiene che in Australia ci siano molti meno canguri di quelli dichiarati dal governo, che se ne uccidano molti più di quanto sostenuto dai dati ufficiali e che soprattutto molti canguri siano uccisi illegalmente, in modo spesso molto cruento.

Nel trailer ci sono alcune immagini che potrebbero impressionare.

Come ha fatto notare il Guardian c’è addirittura un punto, verso la fine del documentario, in cui – «subito dopo un primo piano di un canguro che guarda direttamente in camera» – c’è un intervistato che dice: «Da australiani li diamo per scontati, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma se invece dovessero estinguersi?».

Karl Vernes, professore dell’università del New England che si occupa di ecologia e gestione di faune animali, ha scritto sul sito The Conversation: «La comunità che si occupa della gestione degli animali selvatici è in genere d’accordo nel ritenere che le quattro specie di cui si pratica l’abbattimento selettivo siano molto diffuse e abbondanti, non a rischio di estinzione». I canguri in Australia non sono a rischio di estinzione e secondo molti giornalisti il documentario, con una tesi chiara e forte, fa delle esagerazioni e tralascia certi dati. Ma ha comunque tirato di nuovo fuori una questione importante.

In Australia esistono decine di specie di canguri e wallabies (canguri più piccoli). Dal 1984 esistono permessi per l’abbattimento selettivo di quattro specie di canguri, in base a quote, permessi e percentuali decise di anno in anno. Le quattro specie sono il canguro grigio occidentale, il wallaroo orientale, il canguro grigio orientale e il canguro rosso. Il canguro rosso è il più famoso, è diffuso in tutti gli stati australiani tranne la Tasmania ed è il più grande marsupiale al mondo: può superare il metro e mezzo di altezza, può arrivare a quasi 100 chili di peso e fa salti di nove metri in lunghezza e due metri in altezza. I dati del governo dicono – in base a stime, perché è impossibile avere un numero preciso – che nel 2017 c’erano 47 milioni di esemplari di queste quattro specie; gli abitanti dell’Australia sono meno di 25 milioni. Sempre secondo i dati del governo, fino al 2009, quando finirono alcuni anni di siccità particolarmente intensa, c’erano meno di 30 milioni di canguri.

I canguri sono una delle specie di vertebrati più diffuse sulla Terra: nonostante il complicato clima australiano hanno la possibilità di vivere in territori immensi e praticamente senza predatori naturali. Gli unici predatori che c’erano in Australia, i dingo, sono ormai pochi e quasi irrilevanti. Tanti e autorevoli studi dicono che i canguri hanno beneficiato della sempre crescente presenza dell’uomo in Australia: perché gli uomini hanno ucciso molti dingo e perché – nel creare zone in cui coltivare e allevare animali – hanno contribuito a aumentare l’acqua e la vegetazione per i canguri.

Secondo le persone per le quali ci sono troppi canguri, i problemi principali sono tre: attraversano le strade e causano incidenti; creano problemi agli allevatori e ai coltivatori, che devono costruire alti recinti per evitare che i canguri invadano le loro terre; creano problemi di biodiversità perché sono tanti e senza veri predatori. I problemi di biodiversità sono dovuti anche al fatto che costruendo alti recinti – molto alti, se sono fatti per evitare che un canguro li superi – i coltivatori, i cui terreni in Australia sono molto ampi, finiscono per limitare gli spostamenti anche di molti altri animali. Per questo motivo, e perché esiste un mercato per la carne e la pelle dei canguri, se ne pratica l’abbattimento selettivo.

In Australia si scherza sul fatto che sia l’unico paese a mangiare il suo simbolo nazionale. Non è così, ma è vero che molti australiani – il 20 per cento di loro, secondo uno studio del 2008 – mangiano carne di canguro almeno quattro volte l’anno. E la carne di canguro ha un buon mercato anche in altri paesi, soprattutto Russia e Cina. È in genere considerata migliore, dal punto di vista proteico, di quella di molti bovini. Negli ultimi anni ci sono però stati alcuni problemi sulle esportazioni di carne di canguro, dovuti a questioni etiche sull’abbattimento degli animali e, soprattutto, ad alcuni dubbi sulla sua qualità. Secondo la KIAA (la Kangaroo Industry Association of Australia) l’industria della carne di canguro dà lavoro a 4mila persone e genera ogni anno circa 250 milioni di dollari australiani (pari a circa 150 milioni di euro).

Le quote sull’abbattimento dei canguri prevedono che società o persone con determinati permessi ne possano uccidere – con un proiettile alla testa – una percentuale che in genere sta tra il 10 e il 20 per cento del totale degli esemplari. Nel 2016 la quota era del 15,3 per cento: vuol dire che si sarebbero potuti uccidere al massimo 7 milioni di canguri. I dati del governo dicono che furono uccisi dall’uomo 1,4 milioni di canguri, un quinto del massimo consentito, il 3 per cento del totale.

Secondo George Wilson, professore di zoologia alla Australian National University, l’abbattimento di così pochi animali porterà alla morte di molti canguri alla prossima siccità: saranno troppi, con risorse non sufficienti. Wilson ha anche spiegato che l’abbattimento di pochi animali – un po’ per i problemi dell’industria della carne di canguro, un po’ per le difficoltà nell’ottenere i permessi necessari – fa sì che molti proprietari di terre facciano le cose in proprio, per esempio avvelenandoli (nonostante sia vietato e il governo preveda multe da migliaia di dollari).

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