Matteo Salvini (ANSA/GIORGIO ONORATI)

«Ormai sento Di Maio più di mia mamma», dice Matteo Salvini

L'accordo per dividersi le presidenze di Camera e Senato è saltato e ora il capo del M5S chiede un nuovo incontro in vista di venerdì

Matteo Salvini (ANSA/GIORGIO ONORATI)

Oggi è saltato l’accordo tra il Movimento 5 Stelle e il centrodestra per spartirsi i presidenti delle camere: in base all’accordo, che era stato raggiunto negli ultimi giorni, il Movimento avrebbe dovuto ricevere i voti del centrodestra per eleggere il presidente della Camera, mentre il Movimento avrebbe accettato di appoggiare un candidato del centrodestra al Senato.

Luigi Di Maio, però, ha deciso che il suo partito non avrebbe votato il candidato scelto da Forza Italia per il Senato, l’ex capogruppo Paolo Romani (che è stato condannato in via non definitiva per un reato minore). Di Maio ha quindi chiesto che i rappresentanti di tutte le forze politiche si incontrino di nuovo per concordare dei nuovi nomi. Il centrodestra però resta fermo sul nome di Romani, almeno per adesso. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha commentato ironicamente le parole di Di Maio parlando con i giornalisti alla Camera.

«Ormai sento Di Maio più di mia mamma»

Salvini ha detto di essere disposto a fare nuovi incontri per discutere di eventuali nomi anche se, ha sottolineato, è ovvio che almeno una camera debba spettare al centrodestra. Ha anche chiesto esplicitamente che il PD prenda parte alle trattative. L’inizio delle votazioni è previsto per domani e dovrebbe concludersi, sia alla Camera che al Senato, nella giornata di sabato, salvo imprevisti. Qui abbiamo spiegato quali sono le regole dell’elezione dei due presidenti.

Tra oggi e domani probabilmente i rappresentanti di tutte le forze politiche si incontreranno di nuovo per trovare un accordo. Il Movimento 5 Stelle è il partito che sembra in maggiori difficoltà in questo momento. Il suo problema è che il centrodestra ha già da solo i numeri per poter eleggere il suo candidato al Senato, dove se nessuno ottiene la maggioranza nelle prime tre votazioni, si passa al ballottaggio tra i due candidati più votati al terzo scrutinio: non serve quindi la maggioranza assoluta, e il centrodestra controlla la maggioranza relativa dei seggi.

Se si arrivasse al voto senza nessun accordo, quindi, il centrodestra potrebbe imporre il proprio candidato. Alla Camera, invece, è necessario ottenere la maggioranza dei voti per eleggere il presidente e quindi il Movimento ha necessariamente bisogno dell’appoggio del centrodestra o del PD. Questa situazione potrebbe anche riportare in campo il PD, che fino a questo momento è rimasto uno spettatore della vicenda e non ha chiesto per i suoi rappresentanti nessuna delle due camere. Se centrodestra e Movimento 5 Stelle non riuscissero a trovare un accordo, infatti, il voto favorevole o l’astensione del PD diventerebbero fondamentali per poter eleggere il presidente della Camera.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.