Nicola Zingaretti dice che forse si candida alle primarie del PD

«Non escludo nulla», ha detto a Repubblica, spiegando che «lo spirito dell'Ulivo» è «il modello che vorrei proporre a livello nazionale»

Nicola Zingaretti durante una conferenza a Roma, 5 marzo 2018. (ANSA/ANGELO CARCONI)

Nicola Zingaretti, appena rieletto presidente del Lazio con una coalizione di centrosinistra, ha dato un’intervista a Repubblica nella quale discute della situazione politica del paese e del futuro suo e del Partito Democratico. Zingaretti è stato considerato a lungo un politico promettente, ma non ha mai mostrato grande ambizione schivando le opportunità di ottenere maggiori responsabilità e visibilità: per anni è stato considerato vanamente un potenziale ottimo candidato a sindaco di Roma e non ha mai voluto assumere ruoli nazionali di rilievo.

In questa intervista, però, che arriva dopo una vittoria ottenuta in circostanze politiche complicatissime, Zingaretti appare quantomeno possibilista sul prendersi più responsabilità: non dice mai la frase che gli attribuisce Repubblica tra virgolette nel titolo – “Pronto a correre alle primarie del PD” – ma la mette così:

«Io ci sarò».

Anche alle primarie?
«Anche alle primarie, non escludo nulla»

Repubblica affronta proprio il tema dell’eccessiva prudenza e delle precedenti mancate assunzioni di responsabilità di Zingaretti, tra le altre cose.

Non sarà il coraggio che a poco a poco ha la meglio sulla tua famosa, proverbiale prudenza? Mi avevano detto: il presidente Nicola Zingaretti non risponderà alle tue domande; è bravissimo a scivolare via: lo chiamano er saponetta.
«La metafora del sapone va però completata: il sapone scivola, è vero, ma soprattutto pulisce, lava. Io non considero prudenza, ma dignità il tenermi lontano dalla politica che sporca, scivolare via dalle risse, dalle cattiverie, dagli insulti personali, da quello che io chiamo il ritorno al Colosseo: in Italia non ragioniamo più, ma giudichiamo e condanniamo spingendo il pollice in giù. Io invece cerco, sin quando è possibile, di trovare i lati positivi delle cose. Del resto in tutti questi anni non sono stato in un collegio svizzero. Ho fatto politica in un mondo sporco. Ti ricordo che questa era la Regione di Fiorito, er Batman ».

Su Matteo Renzi, Zingaretti – che è visto come espressione della minoranza del partito, quella che una volta si sarebbe definita “bersaniana” – dice:

«Non l’ho mai votato, ma ho avuto con lui un rapporto di franchezza e di lealtà. Gli riconosco che, con grande energia e a modo suo, ci ha provato. E’ un’ esperienza che non possiamo liquidare. Sia pure in posizioni diverse sarebbe bello se anche Renzi spingesse verso la rigenerazione».

Sulla sua esperienza in Lazio e il futuro del centrosinistra:

Nella disfatta del Pd, tu sei il solo che ha vinto. Già nel 2008 quando Veltroni perse alle politiche tu vincesti con 60mila voti in più di Rutelli che fu battuto da Alemanno. E ancora nel 2013 hai preso 300mila voti in più del Pd di Bersani alle politiche. E’ merito della buona amministrazione?
«Certo, ma anche di un progetto politico che nel Lazio ha unito tutta la sinistra. Abbiamo fatto l’accordo con Liberi e Uguali, avevamo con noi i sindaci, le liste civiche e, soprattutto, i giovani. E’ un modello che rilancia lo spirito dell’Ulivo. Ed è il modello che vorrei proporre a livello nazionale».

Ancora l’Ulivo?
«Non quell’Ulivo, che è il passato, ma la sua ambizione sì, lo spirito innovativo, la voglia di stare insieme e di vincere insieme».

Su cosa dovrebbe fare il PD in questa legislatura:

«Dobbiamo stare all’opposizione. Non siamo stati noi a deciderlo, ma gli elettori. Chi ha vinto provi a governare. Mi pare che i 5 stelle, in quella che io chiamo la loro istituzionalizzazione , abbiano capito che il vaffa non è un buon metodo di governo: hanno cavalcato la rabbia, vedremo se sanno anche governarla. La destra pensa invece che la rabbia abbia bisogno di un colpevole da punire: il nero, l’immigrato, il diverso. Noi dobbiamo stare all’opposizione per elaborare una proposta rigenerante che torni ad offrire un orizzonte alla rabbia, la trasformi in progetto politico, in una nuova speranza».

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