Cosa succede adesso?

La data da segnare sul calendario è il 23 marzo, ma fino ad allora ci sarà del movimento

Giornalisti in attesa nella sala stampa del PD. (AP Photo/Andrew Medichini)

I risultati delle elezioni politiche sono ormai quasi definitivi – lo spoglio è arrivato alle sue fasi finali – e quindi è il caso di sapere cosa succede adesso e quali sono le prossime tappe. L’unica vera certezza è che il 23 marzo le nuove camere si riuniranno per la prima seduta, ma da qui ad allora succederanno delle altre cose.

Innanzitutto nei prossimi giorni l’elezione dei nuovi parlamentari sarà ufficialmente proclamata dalle Corti d’Appello, e da allora – diciamo all’8 marzo – i nuovi deputati e senatori potranno andare a Roma per sbrigare un po’ di burocrazie e scartoffie: documenti da firmare, tesserini da ritirare, eccetera. Nel frattempo i vari partiti cominceranno a digerire i risultati delle elezioni, che in un modo o nell’altro ne ridefiniranno ambizioni e progetti; e visto che nessuna lista o coalizione ha ottenuto da sola la maggioranza assoluta dei seggi, i vari partiti politici discuteranno anche dei possibili scenari futuri.

Il centrodestra dovrà capire innanzitutto quanti seggi gli mancano per ottenere la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato, ed eventualmente se e come trovare quei voti in modo da poter ottenere dal presidente della Repubblica l’incarico di formare un governo. Inoltre bisognerà vedere se – ultimato lo scrutinio – il vantaggio della Lega su Forza Italia in termini di voti si tradurrà in un vantaggio in termini di seggi, e per via del sistema elettorale non è scontato: se il sorpasso della Lega su Forza Italia dovesse avvenire anche in termini di seggi, a quel punto il capo designato della coalizione di centrodestra e dell’eventuale governo dovrebbe essere Matteo Salvini, visto che avrebbe la delegazione parlamentare più corposa. D’altra parte per tutta la campagna elettorale i leader del centrodestra hanno detto che il capo del governo sarebbe stato il capo del partito più votato, e Salvini ha detto stamattina di voler governare col centrodestra e non con «alleanze strane».

Il centrosinistra dovrà capire innanzitutto che forma avrà in Parlamento nella prossima legislatura, visto che la sua delegazione parlamentare si rimpicciolirà sensibilmente; e bisognerà capire poi cosa farà Matteo Renzi, segretario del PD, che dopo la durissima sconfitta di stanotte parlerà per la prima volta nel pomeriggio (e i giornali scrivono che potrebbe dimettersi, anche se non si capisce se sulla base di informazioni precise o deduzioni). Anche il Movimento 5 Stelle, che è stato il partito più votato, dovrà decidere con attenzione le sue prossime mosse: da solo non ha la maggioranza dei seggi e quindi se vorrà andare al governo dovrà necessariamente cercare e trovare in qualche forma la collaborazione di altre forze parlamentari, e finora non si capisce quali dovrebbero essere.

I risultati di queste riflessioni, decisioni e trattative politiche li osserveremo e li leggeremo sui giornali in questi giorni, probabilmente, in mezzo a mille altre ipotesi che non si verificheranno: qualcosa di concreto si vedrà per la prima volta dal 23 marzo in poi, quando il nuovo Parlamento eleggerà i nuovi presidenti di Camera e Senato. Per eleggerli servirà trovare una maggioranza assoluta di qualche tipo, e quindi capiremo per la prima volta quali partiti politici avranno deciso di collaborare e in che modo.

Tutte cose che torneranno utili a Sergio Mattarella, che dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato inizierà le consultazioni: parlerà con tutti i rappresentanti dei gruppi parlamentari e poi, sulla base di quello che avrà ascoltato, deciderà a chi affidare l’incarico di formare un governo. Una cosa importante da sapere: il presidente della Repubblica tradizionalmente affida l’incarico a chiunque ritenga in grado di avere la fiducia della maggioranza assoluta del Parlamento, non a chi rappresenta il partito o la coalizione che ha preso più voti.