«Non sono un attore»

Lo ha detto uno degli studenti sopravvissuti alla strage nella scuola in Florida, accusato dai complottisti di essere un impostore

Due degli studenti sopravvissuti alla strage nella scuola superiore di Parkland, in Florida, sono stati accusati online di essere degli attori, pagati da chi chiede maggiori controlli sulle armi da fuoco per partecipare a incontri e dibattiti in televisione. Uno di loro due, il 17enne David Hogg, studente della Marjory Stoneman Douglas High School, si è difeso dall’accusa durante un’intervista con CNN:

«Non sono un attore. Sono solo qualcuno che ha dovuto vivere tutto questo, che ci sta facendo i conti e che dovrà continuare a farlo»

Come dopo ogni strage negli Stati Uniti, queste accuse erano cominciate a circolare su siti complottisti (era successo qualcosa di simile dopo la strage di Las Vegas, ne avevamo parlato qui). Nel caso di Hogg e di Emma Gonzalez, le cose sono peggiorate quando le accuse sono state rilanciate da uno degli assistenti di un membro del Congresso della Florida con una mail mandata a un giornalista. Nella mail Hogg e Gonzalez – che nei giorni dopo la strage erano stati spesso in televisione per chiedere nuove regole sul possesso di armi – venivano accusati di essere degli attori e non degli studenti della scuola di Parkland. Il contenuto della mail è stato reso pubblico dal giornalista che l’aveva ricevuta e l’assistente del parlamentare è stato licenziato.

Intanto però la storia era cresciuta e Hogg era stato anche accusato di essere manipolato dall’FBI per parlare male del presidente statunitense Donald Trump in televisione. Hogg, infatti, aveva detto che suo padre era un ex agente dell’FBI e il dettaglio era stato immediatamente raccolto da diversi cospirazionisti, che lo avevano accusato di essere parte di un più ampio piano segreto per screditare Trump. Alcuni tweet che raccontavano questa storia erano stati pubblicamente apprezzati anche dal figlio di Donald Trump, Donald Trump Jr., aumentandone la credibilità.

Hogg ha avuto la possibilità di rispondere alle accuse durante il programma del famoso giornalista di CNN Anderson Cooper.

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