La protesta delle donne a Casablanca nell'agosto del 2017. Sullo striscione c'è scritto: "La legge per gli uomini, lo stupro per le donne"(STRINGER/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 15 Febbraio 2018

In Marocco è stata approvata una legge contro la violenza sulle donne

Il testo non punisce però lo stupro coniugale e modifica solo qualche articolo del codice penale, e infatti è molto contestato

La protesta delle donne a Casablanca nell'agosto del 2017. Sullo striscione c'è scritto: "La legge per gli uomini, lo stupro per le donne"(STRINGER/AFP/Getty Images)

Dopo cinque anni di dibattito, mercoledì 14 febbraio il parlamento del Marocco ha definitivamente approvato una legge contro la violenza sulle donne con 168 voti a favore, 55 contrari e nessun astenuto: il testo è stato però giudicato insufficiente dai movimenti femministi, che lo hanno criticato con forza. Sulla sua pagina Facebook, Bassima Hakkaoui, la ministra della Famiglia, delle Donne e della Solidarietà (e che fa parte del Partito islamista per la giustizia e lo sviluppo, che guida a sua volta la coalizione di governo), ha invece festeggiato l’approvazione della legge scrivendo: «Grazie a Dio!». Il testo della nuova norma risale al 2013 e durante l’iter è stato modificato più volte.

In una nota del ministero della Famiglia si legge che la legge criminalizza per la prima volta «alcuni atti considerati come forme di molestie, aggressioni, sfruttamento sessuale o maltrattamenti», che in alcuni casi rafforza le sanzioni e che prevede «dei meccanismi per prendersi cura delle vittime» di violenza. Una parte della legge è dedicata poi alla prevenzione e chiede di creare dei programmi di sensibilizzazione sulle conseguenze di questo specifico tipo di violenza.

Nouzha Skalli, attivista per la parità di genere ed ex ministra per i Diritti delle donne, ha detto però che il nuovo testo non «tiene conto delle definizioni internazionali di violenza contro le donne. Per esempio, lo stupro coniugale non è punito». E ancora: «Questa legge modifica solo qualche articolo del codice penale, un codice che resta fondamentalmente basato su concetti obsoleti, come i reati contro la pubblica decenza (lo stupro è inserito in questa tipologia di reati, nel codice penale del Marocco, ndr) e la criminalizzazione del sesso al di fuori del matrimonio». Dalla legge resta poi completamente escluso il concetto di consenso.

Il Movimento alternativo per le libertà individuali (che dal 2009 lotta in Marocco per la libertà di orientamento sessuale, per le donne e per la laicità), ha a sua volta criticato l’impunità dello stupro coniugale, dicendo che persistono all’interno del parlamento «atteggiamenti retrogradi e misogini». Nel comunicato stampa del Movimento si ironizza sul fatto che la legge sia stata approvata proprio il giorno di San Valentino e che, teoricamente in nome dell’amore, in Marocco nel 2018 quindi «esistano delle violenze istituzionalizzate all’interno della coppia». La ministra della Famiglia, si dice, ha approvato il permesso di stuprare: «Dobbiamo ricordarle che il consenso a un atto sessuale deve essere espresso e che il rifiuto deve essere rispettato, e il consenso vale anche all’interno di una coppia». Le donne, dicono, «dovrebbero essere incoraggiate a prendere parola e a difendersi dalla violenza maschile, i politici dovrebbero opporsi al principio della sottomissione di una sposa al desiderio del suo coniuge in nome dell’arcaica nozione del “dovere coniugale”. (…) Lo stupro coniugale non è amore, è uno stupro. Lo stupro non è un atto sessuale. Lo stupro è un’aggressione. Un crimine che deve essere punito per legge».

Il Marocco è un paese a maggioranza musulmana, è un ex protettorato francese ed è governato da re Mohammed VI: è anche un paese che ha cercato di promuovere le espressioni più moderate dell’Islam, e dove gli atti di estremismo rimangono effettivamente rari. Sul piano dei diritti della donna è più avanzato rispetto ad altri paesi musulmani, ma il codice penale e il codice della famiglia, quest’ultimo riformato nel 2004, continuano a mantenere principi che favoriscono gli uomini e penalizzano o limitano la libertà delle donne. Diversi movimenti e organizzazioni non governative attive nel paese lavorano da tempo sul problema della violenza contro le donne e sulle molestie che le donne subiscono nello spazio pubblico.

La protesta della donne a Casablanca nell’agosto del 2017 (STRINGER/AFP/Getty Images)

Il Marocco resta comunque un paese in cui persistono con forza gli stereotipi di genere che vengono trasmessi sui giornali e in televisione, nelle scuole e nelle moschee. Nel rapporto sull’uguaglianza e la parità in Marocco, pubblicato due anni fa, si dice ad esempio che la violenza coniugale è qualcosa di socialmente accettato. Alla domanda se fosse legittimo per un marito picchiare la moglie, il 47 per cento degli uomini marocchini ha risposto di sì (e ha risposto di sì anche il 27 per cento delle donne).

Negli ultimi anni, diversi episodi di aggressione contro le donne sono comunque stati raccontati sulle prime pagine dei giornali, soprattutto a partire dall’agosto del 2017 quando circolò moltissimo un video che mostrava un’aggressione sessuale di gruppo contro una giovane donna su un autobus di Casablanca. Secondo un recente sondaggio pubblicato dall’istituto che in Marocco si occupa di statistiche, il 40,6 per cento delle donne di età compresa tra i 18 e i 64 anni e che vive nelle città è stato «vittima almeno una volta di un atto di violenza». I luoghi pubblici sono anche quelli in cui la violenza contro le donne risulta più elevata.