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  • lunedì 12 febbraio 2018

In Grecia c’è un caso Novartis

La multinazionale svizzera avrebbe pagato tangenti ad alcuni politici, il governo dice che potrebbe essere «il più grosso scandalo da quando esiste lo stato greco»

La sede della Novartis a Basilea, Svizzera (SEBASTIEN BOZON/AFP/Getty Images)

La scorsa settimana i procuratori anticorruzione di Atene hanno inviato al Parlamento della Grecia i documenti di un’inchiesta in cui si dice che Novartis – una delle più importanti multinazionali farmaceutiche del mondo, che ha sede in Svizzera – avrebbe pagato tangenti ad alcuni importanti politici greci per condizionare il mercato dei farmaci. Nel rapporto si parla di dieci persone coinvolte: tra loro ci sono due ex primi ministri e un alto funzionario dell’Unione Europea.

Le tangenti pagate da Novartis sarebbero pari a 50 milioni di euro, secondo l’agenzia di stampa greca AMNA, con conseguenti perdite per lo stato greco che corrisponderebbero a diversi miliardi di euro. I pubblici ministeri di Atene – che sono stati assistiti dall’FBI – hanno fatto sapere che i fatti riguardano gli anni dal 2006 al 2015, un periodo in cui la Grecia era nel pieno delle riforme economiche e dei tagli imposti dai creditori internazionali all’interno del programma di salvataggio che terminerà nell’agosto del 2018. Sempre AMNA sostiene che nelle carte dei procuratori ci sia la testimonianza di 20 persone a supporto delle accuse, e che le tangenti sarebbero state pagate per alzare il prezzo dei farmaci Novartis e ottenere vie preferenziali per l’autorizzazione dei suoi prodotti.

Tra i politici coinvolti ci sono due ex primi ministri, Antonis Samaras e Panagiotos Pikramenos, il Commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos (che era ministro della Sanità in Grecia dal 2006 al 2009), l’ex vice primo ministro socialista Evànghelos Venizèlos e l’attuale governatore della Banca di Grecia, Jànnis Stournàras. Samaras e Avramopoulos (due dei nomi più rilevanti all’interno dell’inchiesta) fanno parte di Nuova Democrazia, il partito di centrodestra che ha governato a lungo la Grecia negli anni precedenti alla grande crisi e che ha almeno parte della responsabilità sull’alterazione dei conti pubblici compiuta in modo da garantire la sua ammissione tra i paesi che usano l’euro come moneta.

Secondo la legge greca i politici non possono essere perseguiti direttamente dalle autorità giudiziarie. I loro casi devono prima essere portati davanti al Parlamento che, con un voto e a seguito dell’autorizzazione di una commissione di inchiesta, deve revocare loro l’immunità. Un portavoce del governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras ha detto venerdì che il primo ministro inviterà oggi, lunedì 12 febbraio, il Parlamento a creare la commissione e che se dovessero essere scoperte le prove di attività criminali, verrà chiesto ai deputati di revocare l’immunità dei politici in questione.

Commentando il caso Novartis, il ministro aggiunto della Giustizia, Dimitris Papanghelòpoulos, ha detto che potrebbe essere «il più grosso scandalo da quando esiste lo stato greco». Le accuse sono state invece respinte da tutti i politici coinvolti: Samaras ha detto che è una «spietata e ridicola cospirazione», Avramopoulos ha parlato della montatura di «menti malate» e il leader di Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, ha accusato il governo di «aver cercato di calunniare un intero partito» e voler screditare gli oppositori politici. La scadenza naturale dell’attuale legislatura è nel 2019, ma diversi osservatori scrivono che la fine del programma di aiuti internazionali e lo scandalo Novartis potrebbero portare a elezioni anticipate.

Novartis è stata oggetto di numerose inchieste sulla corruzione negli ultimi anni: in Cina, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti. Nelle ultime ore la filiale greca della multinazionale svizzera ha fatto sapere in una breve nota che intende «continuare a cooperare» con la giustizia e che nessuno all’interno di Novartis ha ricevuto accuse in relazione al caso greco.

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