Un'immagine tratta da un video di propaganda dell'ISIS che mostra tra gli altri Farid Mustafa (secondo da sinistra), miliziano dell'ISIS di Trinidad e Tobago
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  • domenica 11 febbraio 2018

C’è un piccolo paese dei Caraibi che sforna combattenti dell’ISIS

L'incredibile storia dell'estremismo islamista a Trinidad e Tobago, iniziata 28 anni fa con un tentato colpo di stato e non ancora finita

Un'immagine tratta da un video di propaganda dell'ISIS che mostra tra gli altri Farid Mustafa (secondo da sinistra), miliziano dell'ISIS di Trinidad e Tobago

Il 27 luglio 1990 un gruppo di uomini armati entrò nel Parlamento di Trinidad e Tobago, prese in ostaggio il primo ministro Arthur Robinson e la maggior parte dei membri del suo governo e annunciò in diretta televisiva un colpo di stato, il primo e finora unico tentato da un’organizzazione musulmana in un paese dell’emisfero occidentale. Il governo fu tenuto in ostaggio per sei giorni, durante i quali furono uccise 24 persone. Poi i golpisti si arresero, perché le autorità promisero loro un’amnistia: si fecero pochi anni in prigione e poi furono rilasciati. Il tentato colpo di stato fu raccontato dai giornali di tutto il mondo: non si era mai vista una cosa del genere in un paese americano, per lo più con solo il 6 per cento della popolazione musulmana, la stragrande maggioranza della quale aderente a una versione moderata dell’Islam.

Yasin Abu Bakr (a destra), organizzatore del tentato colpo di stato a Trinidad e Tobago del 1990, insieme ad altri membri di Jamaat al Muslimeen dopo essere stato rilasciato grazie all’amnistia. Port of Spain, 1 luglio 1992 (AP Photo/Willie Alleyne, file)

Con uno stupore simile è stato descritto negli ultimi anni l’incredibile flusso di foreign fighters di Trinidad e Tobago verso i territori dello Stato Islamico (o ISIS) in Siria e Iraq: “incredibile” perché, quando si parla di ISIS, Trinidad e Tobago è il paese da cui sono partiti più combattenti pro-capite dell’intero emisfero occidentale (il numero più alto in rapporto all’intera popolazione del paese). Secondo stime di analisti, esperti e governo, negli ultimi anni sono andati nei territori del Califfato più di un centinaio di persone da Trinidad e Tobago, la stragrande maggioranza uomini ma anche donne e bambini: per fare un confronto, dagli Stati Uniti – enormemente più grandi e popolati – sono partite poco meno di 300 persone.

Ma quindi, che sta succedendo a Trinidad e Tobago?   

Da Trinidad e Tobago, nei Caraibi, ai territori dell’ISIS in Iraq e in Siria: non un viaggio breve (Il Post)

Il tentato colpo di stato e le molte partenze dei foreign fighters sono eventi in un certo senso collegati. Negli ultimi 30 anni a Trinidad e Tobago sono nate diverse organizzazioni musulmane radicali, un misto tra gruppi religiosi, gang criminali e milizie private. Una di queste, la più nota, è chiamata Jamaat al Muslimeen ed è guidata dal predicatore Yasin Abu Bakr, l’uomo che nel 1990 tentò di rovesciare il governo nel tentato golpe. Due giornalisti del Guardian, Emma Graham-Harrison e Joshua Surtees, hanno assistito di recente a un sermone di Abu Bakr a Port of Spain, la capitale di Trinidad e Tobago, e hanno scritto: «Abu Bakr sostiene che le nazioni europee non abbiano le basi morali per criticare le decapitazioni dell’ISIS, a causa dell’uso della ghigliottina durante la Rivoluzione francese».

Jamaat al Muslimeen non è l’unica organizzazione musulmana radicale a Trinidad e Tobago. Come ha scritto un anno fa Simon Cottee sull’Atlantic, «la scena islamica sull’isola è divisa»: da una parte i musulmani indiani, dall’altra i musulmani neri. Sembra che l’Islam praticato nel paese, che per moltissimi anni è stato per lo più moderato, abbia subìto l’influenza di spinte più radicali, qualcuno ipotizza provenienti dall’Arabia Saudita. Ad ogni modo negli ultimi 5 anni sono stati in parecchi a lasciare Trinidad e Tobago per unirsi ai territori dell’ISIS in Siria e in Iraq, ma praticamente nessuno è tornato: non solo perché molti sono stati uccisi, ma anche per i rigidi controlli introdotti dalle autorità locali sulle persone radicalizzate.

Uno dei primi foreign fighters a partire, nel 2013, fu un ragazzo di nome Shane Crawford, che poco dopo fu seguito dal suo migliore amico, Farid Mustafa. Nel 2016 Crawford finì anche in un numero di Dabiq, la rivista dell’ISIS in lingua inglese che per un periodo fu diffusa online con una certa regolarità: raccontò in un’intervista di come era arrivato fino in Siria dopo essersi convertito all’Islam. Mustafa invece comparve in un video di propaganda insieme ad altri miliziani, che lo mostrava durante una specie di addestramento militare. Si crede che entrambi siano morti in Siria.

Shane Crawford, a sinistra, e Farid Mustafa, in due immagini tratte dal documentario di al Jazeera

Uno dei casi di radicalizzazione di cui si è parlato di più negli ultimi anni è stato quello di Tariq Abdul Haqq, uno dei giovani pugili più promettenti di tutta Trinidad e Tobago e con qualche ambizione di vincere tornei importanti. Abdul Haqq, che oggi è sepolto da qualche parte in Iraq o in Siria, ucciso in guerra, era molto noto sull’isola ed era considerato piuttosto vicino a Fuad Abu Bakr, figlio dell’Abu Bakr del colpo di stato del 1990, e anche lui come il padre importante e carismatico predicatore con una visione radicale dell’Islam. In una recente intervista con il Guardian, Fuad Abu Bakr ha elogiato le persone che si uniscono all’ISIS in Siria e in Iraq, riferendosi a loro come a visionari idealisti paragonabili a Martin Luther King, e ha definito le leggi che vietano di sposare le bambine “violazioni dei diritti religiosi”.

Tariq Abdul Haqq (rosso) durante un combattimento con l’indiano Paramjeet Samota ai Giochi del Commonwealth, New Delhi, India 13 ottobre 2010 (AP Photo/)

Non ci sono certezze sui motivi che hanno spinto così tante persone a radicalizzarsi – se ne discute da anni in tutto il mondo – ma secondo gli esperti a Trinidad e Tobago c’è stato un mescolamento di cose diverse: violenza, marginalizzazione sociale, disillusione verso il futuro, prospettiva di fare soldi rapidamente e di realizzarsi, e forte presenza di gang criminali organizzate sul territorio. Un buon lavoro per capire qualcosa di più della situazione in Trinidad e Tobago è stato fatto lo scorso anno da due giornalisti di al Jazeera, Juliana Ruhfus e Dom Rotheroe, che hanno realizzato un mini-documentario di una ventina di minuti su tutta questa storia.

Finora Trinidad e Tobago non è mai stata colpita da un attentato terroristico e nessun attacco è stato sventato, ma potrebbe esserci comunque un problema di sicurezza nel paese. L’economia locale si basa soprattutto sull’estrazione di petrolio e gas, e un attacco contro anche una sola delle principali infrastrutture energetiche nazionali potrebbe provocare guai enormi. Inoltre i cittadini di Trinidad e Tobago, un milione e duecento mila persone, possono viaggiare negli altri stati dei Caraibi senza alcun tipo di visto: e gli altri governi caraibici, così come quello americano, si ricordano bene l’arresto di un cittadino trinidadiano accusato di progettare un attentato terroristico all’aeroporto JFK di New York, nel 2007.

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