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  • lunedì 5 febbraio 2018

La solita inspiegabile Inter

Due mesi fa era in testa alla Serie A, ma da allora non ne ha più vinta una e anche la Champions League ora sembra a rischio: una storia già vista

Ivan Perisic durante Inter-Crotone (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Lo scorso 3 dicembre, con la vittoria in casa per 5-0 contro il Chievo Verona e grazie alla vittoria della Juventus a Napoli, l’Inter era salita in testa alla Serie A per la prima volta dopo due anni, fra l’entusiasmo dei suoi tifosi per una stagione che, dopo tante annate deludenti, sembrava promettere qualcosa di buono. Dalla vittoria contro il Chievo sono passati due mesi in cui l’Inter non ha più vinto una partita, si è allontanata di 15 punti dalla prima posizione e ha perso tutto il vantaggio che aveva ottenuto nella corsa alla qualificazione in Champions League, il suo obiettivo stagionale. Sabato sera, nell’anticipo della 23ª giornata di Serie A, ha pareggiato 1-1 in casa contro il Crotone, quartultimo in classifica, portando a cinque il numero di pareggi di fila in campionato.

Che cosa non va nell’Inter? Tutto, si direbbe. Nella prima parte di stagione la squadra di Luciano Spalletti, pur non proponendo quasi mai del bel gioco, aveva ottenuto una serie impressionante di 16 risultati utili di fila, tra cui 12 vittorie, che avevano lasciato in secondo piano la qualità del gioco, considerando anche che quelli erano i primi mesi di Spalletti sulla panchina dell’Inter. Ma a dicembre, nel momento in cui è calato il rendimento dei tre giocatori su cui l’Inter faceva più affidamento, il capitano e centravanti Mauro Icardi e i due esterni offensivi Ivan Perisic e Antonio Candreva, nessun altro è riuscito a tenere in piedi la squadra.

Rafinha Alcantara, arrivato a gennaio in prestito dal Barcellona (Emilio Andreoli/Getty Images)

I problemi principali dell’Inter nascono dall’evidente calo nella condizione di Perisic e Candreva, che hanno privato la squadra del suo “motore” principale, lo stesso che permetteva a Icardi di segnare con regolarità. In assenza del contributo fondamentale dei due esterni offensivi, il centrocampo non è in grado di venire in soccorso, perché anche le prestazioni di Matias Vecino sono calate, mentre Roberto Gagliardini non può contribuire più di tanto alla manovra offensiva. Borja Valero, il regista, continua a disputare buone partite, ma intorno a lui si può dire che non funzioni nulla. Fra le prime cinque squadre del campionato l’Inter è quella che gioca peggio, e da due mesi a questa parte ha perso anche quella tenacia che nelle prime partite di campionato le aveva permesso di restare sempre in partita, vincendo anche grazie a gol segnati negli ultimi minuti.

L’impressione di molti giornalisti e analisti – che non è nemmeno troppo un’impressione, visti gli ultimi anni – è che i problemi dell’Inter nascano dalla sua gestione sportiva, con una dirigenza che punta esclusivamente ai risultati immediati, non lasciando tempo né spazio allo sviluppo di una precisa idea di gioco per la necessità di ottenere risultati in fretta e nel modo apparentemente più facile. Sei degli otto calciatori più importanti acquistati nell’estate del 2016 sono già stati ceduti, e nessuno degli allenatori che l’Inter ha avuto nelle ultime stagioni (Mazzarri, Mancini, De Boer, Pioli) è riuscito a lasciare un’impronta su una squadra che puntualmente, ogni stagione, deve ripartire sempre da capo.

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