C’è molta preoccupazione intorno a una criptovaluta

Tether e il sito affiliato Bitfinex sono accusati di creare soldi dal nulla, e si parla di una “bomba a orologeria” che potrebbe far crollare il mercato

Lo scorso 27 gennaio Tether, la 18esima criptovaluta più importante per volume di mercato, ha annunciato di aver interrotto i rapporti con Friedman LLP, una società di consulenza che aveva assunto perché facesse delle verifiche indipendenti sullo stato dei bilanci della criptovaluta (quello che tecnicamente si chiama auditor). L’interruzione dei rapporti tra Tether e Friedman LLP è stata un po’ insolita, perché è stata commentata ufficialmente soltanto dopo qualche giorno. L’opacità nella gestione di Tether della notizia ha riportato l’attenzione sui dubbi che da mesi circolavano intorno alla criptovaluta, accusata da diversi osservatori di essere una truffa. Non ci sono prove definitive al riguardo, ma in molti avvisano che se i sospetti dovessero essere veri, le conseguenze sul mercato delle criptovalute potrebbero essere molto gravi, tanto che in molti stanno parlando di “bomba a orologeria”.

Cos’è Tether
Tether esiste dal 2015, ha come simbolo USDT ed è una criptovaluta che si basa sul dollaro americano: ogni unità di USDT, infatti, è collegata a un dollaro. Significa che per la quantità totale di tether in circolazione esiste un equivalente in dollari depositato in banca: o almeno questa è la versione ufficiale. Tether esiste principalmente per facilitare le transazioni in criptovalute: sono infatti più facili e veloci da trasferire da un sito di exchange a un altro, e permettono di fare scambi più rapidi tra una criptovaluta e l’altra, senza passare da una valuta tradizionale, procedura che può essere macchinosa e costosa perché i versamenti devono essere processati da una banca.

Dato che un tether equivale a un dollaro, è una criptovaluta molto diversa dalle altre: il suo valore infatti è sostanzialmente fisso, e non ha le tipiche grandi e imprevedibili oscillazioni che ha per esempio bitcoin. Questo lo rende anche una specie di criptovaluta di rifugio: se un investitore è preoccupato che i suoi possedimenti in criptovalute possano perdere molto valore, può scambiarli con dei tether, che invece non risentono degli andamenti di mercato. Il totale del valore di mercato di Tether è di oltre due miliardi di dollari: molti meno dei circa 150 di Bitcoin, ma comunque il 18esimo più alto tra le criptovalute. E soprattutto, Tether ha un ruolo molto importante come valuta intermedia per le transazioni di criptovalute, più che come bene di investimento.

Quali sono i dubbi
Il problema principale è che nonostante Tether abbia sempre sostenuto di possedere l’equivalente in dollari del totale degli USDT in circolazione – cioè oltre 2 miliardi di dollari – non l’ha mai dimostrato pubblicamente. E l’interruzione dei rapporti con Friedman, cioè la società che in teoria avrebbe dovuto confermare indipendentemente lo stato dei bilanci di Tether, ha aumentato queste preoccupazioni.

Ma a preoccupare investitori ed esperti sono anche i poco chiari rapporti tra Tether e Bitfinex, uno dei più grossi siti di exchange del mondo: ufficialmente le due società non condividono informazioni sulle rispettive proprietà, ma lo scorso dicembre un portavoce ha confermato che hanno lo stesso CEO, di nome Jan Ludovicus van der Velde. Alcune informazioni contenute nei Paradise Papers, una serie di documenti finanziari pubblicati lo scorso novembre, mostrano che Phil Potter è sia un dirigente di Tether sia il capo della strategia di Bitfinex.

Per via dell’opaco legame tra Tether e Bitfinex, diversi analisti hanno ipotizzato che Tether sia in realtà una truffa. Un blogger conosciuto come Bitfinex’ed ha accusato in diversi post e video Bitifinex di avere creato tether dal nulla, senza che fossero coperti da un numero equivalente di dollari depositati in banca. Un report anonimo pubblicato online la settimana scorsa ha accusato Bitfinex di manovrare il prezzo di Bitcoin: analizzando i trasferimenti di tether sul sito, ha scoperto movimenti insoliti e coincidenti con le oscillazioni di Bitcoin.

In pratica, ha ipotizzato che Bitfinex abbia creato dei tether che non erano coperti da veri dollari, e che li abbia usati per comprare bitcoin: in questo modo, quindi, il volume di mercato di Bitcoin – e di conseguenza il valore delle singole unità – sarebbe stato in parte (non si sa quanto) gonfiato con soldi che non esistono. L’esperto di sicurezza informatica Tony Arcieri ha pubblicato un altro report in cui accusa Bitfinex di creare tether durante i crolli di Bitcoin, per mantenerne alto il valore. La stessa accusa è stata sostenuta dall’economista e docente della New York University’s Stern School of Business Nouriel Roubini.

Queste accuse non sono mai state verificate, ma le richieste di chiarimenti a Tether da parte di molti analisti non hanno finora ricevuto risposta. A settembre, Tether rilasciò un rapporto che avrebbe dovuto dimostrarne la solidità economica, ma gli esperti non lo giudicarono convincente. I sospetti sono stati poi ulteriormente alimentati dalla notizia, data da Bloomberg, che lo scorso dicembre una commissione governativa statunitense avrebbe consegnato dei mandati di comparizione ai dirigenti di Bitfinex e Tether. Sempre a dicembre, Tether annunciò che gli erano stati sottratti l’equivalente di 30 milioni di dollari, cosa che non è mai percepita come un buon segno nel mercato delle criptovalute.

A dicembre, Bloomberg segnalò che nei termini di utilizzo di Tether c’è scritto che la società non ha l’obbligo contrattuale di scambiare in valute tradizionali i depositi in tether degli investitori. I termini furono poi modificati, specificando che possedere tether era illegale «in alcuni stati americani». L’interruzione dei rapporti con Friedman LLP non ha fatto che aggravare i dubbi.

Qual è il rischio
Se fosse vero che Tether non dispone della liquidità in dollari necessaria per coprire interamente la quantità di tether in circolazione, vorrebbe dire che chi ne possiede, o almeno una parte, non potrebbe ritirarli. In altre parole, che quei soldi in tether non esistono. Questo potrebbe avere delle conseguenze enormi, soprattutto perché si presume ci siano enormi quantità di depositi in tether non solo tra gli investitori ma anche tra i siti di exchange.

Se i tether dovessero rivelarsi privi di valore, vorrebbe dire che crollerebbe anche Bitcoin, portandosi dietro la maggior parte delle criptovalute. Parlare di percentuali è molto difficile: il report anonimo parla dell’80 per cento del valore di Bitcoin, ma è una supposizione non dimostrata.

Ma i danni al mercato di Bitcoin sarebbero gravi anche se crollasse soltanto Bitfinex, che è considerato da alcuni il più grande sito di exchange del mondo. Una cosa simile successe già nel 2014, quando il sito Mt. Gox dichiarò bancarotta, e dichiarò perduti 850mila bitcoin, che allora valevano circa 450 milioni di dollari (200mila bitcoin furono poi “ritrovati”).

 

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