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  • mercoledì 24 gennaio 2018

C’è davvero chi vende bombolette di “aria pura”

Il Guardian racconta di una start up canadese che ne vende a migliaia in Cina, anche se dietro non c'è niente di scientifico

Un recente articolo del Guardian si è occupato di alcune nuove società, per ora molto piccole e con giri d’affari limitati, che vendono bombolette di “aria pura”: aria presa cioè in posti che per vari motivi sono considerati incontaminati, da vendere alle persone che invece vivono in posti molto inquinati. Non ci sono prove scientifiche secondo cui inalare l’aria di queste bombolette faccia bene, ed è un business apparentemente assurdo, se non altro perché sembra incredibile che ci sia qualcuno disposto a pagare – anche molto – per delle bombolette di aria, come d’altronde stupisce che ci sia qualcuno che lo fa per bere acqua non trattata e non filtrata.

Eppure almeno una delle società raccontate dal Guardian, la canadese Vitality Air, che è tra le più grandi e affermate, sembra vendere parecchio: il suo fondatore ha detto al giornalista Alex Moshakis che lo scorso novembre ha venduto oltre 200mila bombolette in tutto il mondo. Non c’è modo di verificare se il dato sia vero, ma il Guardian non lo mette in discussione, lasciando immaginare che le informazioni raccolte in giro siano perlomeno compatibili. Il sito Snopes, che si occupa di debunking di bufale, ha confermato che il business di Vitality Air esiste, e che soprattutto in Cina c’è gente che compra le bombolette.

Una bomboletta di Vitality Air costa 19,99 dollari: dentro ci sono 4,5 litri di aria compressa. Per farsi un’idea, in media una persona adulta respira 6 litri di aria al minuto. Le bombolette non sono infatti pensate per fornire l’aria per ogni respiro, ma uno ogni tanto. Moses Lam, uno dei fondatori di Vitality Air, ne consiglia una decina al giorno.

Il business di Vitality Air cominciò per scherzo: nel 2015 Lam e Troy Paquette misero in vendita su eBay una busta di aria canadese, e la vendettero per un dollaro. Lo rifecero, attirando l’attenzione dei media, e ne nacque un’asta che arrivò a 168 dollari. Lam e Paquette erano colleghi e si occupavano di prestiti finanziari: annoiati dal proprio lavoro, si convinsero di aver trovato un nuovo business. Prima progettarono un contenitore in alluminio resistente, con un sifone che permettesse di inspirarne il contenuto. Poi identificarono i mercati ai quali avrebbero potuto proporre il prodotto, trovando subito Los Angeles: una città molto inquinata ma progressista, molto influenzata dalle tendenze salutiste e particolarmente incline a spendere soldi per una cosa che sarebbe considerata assurda e improponibile in moltissimi altri posti.

All’inizio Lam e Paquette non dissero niente ad amici e parenti, per non essere presi in giro, ma presto ricevettero un ordine di 5.000 bombolette dalla Cina, che spostò l’attenzione dei due verso i mercati asiatici, delle grandi città cinesi, indiane, coreane, dove l’aria per le strade supera i limiti di inquinamento fissati dall’OMS, talvolta di decine di volte. L’OMS stima che l’inquinamento atmosferico provochi circa 6,5 milioni di morti premature all’anno.

Con il primo successo di Vitality Air nacquero altre start up che misero in commercio aria pulita da varie località generalmente associate con ambienti puri e incontaminati, dal Canada all’Australia alla Svizzera. Il meccanismo alla base del business era sempre lo stesso: le bombolette erano riempite sul posto con un compressore, presentate come benefiche per la salute e vendute nei posti inquinati. Il Guardian ha parlato anche con Moritz Krähenmann, 25enne svizzero che l’anno scorso ha fondato Swissbreeze, che imbottiglia aria da varie località svizzere. Lo fa lo stesso Krähenmann, andando in montagna due o tre volte al mese, a seconda delle richieste, per raccogliere circa 70mila litri alla volta.

Moshakis ha spiegato che ad accomunare gli imprenditori di questo settore con i quali ha parlato non c’è tanto un’attenzione ai temi ecologisti o salutisti, quanto uno spirito imprenditoriale molto sviluppato. Né quelli di Vitality Air né Krähenmann hanno commissionato studi scientifici sulla qualità dell’aria che vendono, né sanno dire con esattezza che benefici porterebbe. Lam è stato evasivo, dicendo che la sua società non fa promesse di tipo medico, parlando genericamente di un miglioramento nella circolazione, nella salute e nell’umore. Moshakis ha notato che Lam parla degli effetti della sua aria con un vocabolario ambiguo e vagamente motivazionale, che in un certo senso presentava il prodotto come un bene di lusso, un regalo da farsi se ce lo si può permettere.

Moshakis non ha raccolto argomentazioni credibili sui benefici dell’aria in bomboletta perché non ci sono studi che li dimostrino. Anche tra chi lavora nel settore sembra esserci confusione, visto che a differenza di Lam, Krähenmann consiglia di inspirare dalle sue bombolette dalle 30 alle 50 volte all’ora, quando si è all’esterno. Ci sono ovviamente studi che dimostrano che l’aria pulita fa bene alla salute e quella inquinata fa molto male, ma si parla di esposizioni prolungate e costanti: non sono stati provati – né sostanzialmente studiati – gli effetti di piccole e sporadiche inalazioni di aria pulita.

Maria Neir, che si occupa di salute pubblica all’OMS, ha detto al Guardian che oltre a non avere basi scientifiche le bombolette distraggono dal vero problema dell’inquinamento atmosferico, che non si risolve comprando per sé piccole quantità di aria da altri posti del mondo. Ciononostante, Lam ha detto che Vitality Air vuole espandersi, e sta pensando a nuovi prodotti: tipo degli zaini che contengano abbastanza aria per otto ore.