Apple sfrutterà il condono di Trump per riportare capitali negli Stati Uniti

L'azienda pagherà 38 miliardi di dollari per far rientrare buona parte degli oltre 250 miliardi di dollari attualmente all'estero

Il CEO di Apple, Tim Cook, davanti a una fotografia del cofondatore di Apple, Steve Jobs (Christoph Dernbach/picture-alliance/dpa/AP Images)

Apple ha annunciato che riporterà negli Stati Uniti buona parte degli oltre 250 miliardi di dollari che detiene da tempo all’estero, accumulati attraverso un complesso sistema di trasferimenti nei cosiddetti paradisi fiscali per pagare meno tasse, una pratica comune a numerose multinazionali. Il rientro dei capitali consentirà ad Apple di attuare una serie di nuovi investimenti negli Stati Uniti e costituisce una delle operazioni più grandi di questo tipo, nella storia del fisco statunitense. La decisione è stata accolta positivamente e viene vista come un’opportunità per l’economia degli Stati Uniti, ma in molti hanno fatto notare che per questa operazione Apple pagherà una cifra inferiore rispetto a quanto avrebbe dovuto pagare con le precedenti leggi fiscali.

Per la sua operazione, Apple sfrutterà parte della riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump, che dà la possibilità alle grandi aziende di riportare i loro capitali negli Stati Uniti con una tassazione agevolata senza dover pagare grandi penali. Il sistema è simile ai condoni fiscali cui siamo stati abituati in Italia negli anni passati. Si stima che Apple abbia all’estero circa il 94 per cento della propria disponibilità in denaro pari complessivamente a 269 miliardi di dollari. Sfruttando la nuova legge voluta da Trump e dai Repubblicani, la società potrà rimpatriare i suoi capitali pagando 38 miliardi di dollari. La cifra è enorme, una delle più grandi mai corrisposte per questo tipo di operazioni, ma deve comunque essere considerata a fronte delle centinaia di miliardi di dollari che Apple conta di riportare negli Stati Uniti. Si stima che l’azienda grazie alle nuove regole abbia risparmiato circa 43 miliardi di dollari in tasse.

Negli ultimi anni osservatori e politici avevano criticato duramente Apple per i complessi sistemi che utilizzava per ammassare all’estero i propri ricavi, in paesi dove la tassazione è più favorevole. Il CEO della società, Tim Cook, aveva anche partecipato a un’audizione davanti a una commissione del Senato statunitense, difendendo le pratiche fiscali della sua azienda. Per anni Apple aveva inoltre sostenuto che non avrebbe rimpatriato i propri capitali se non ci fossero stati prima cambiamenti al regime fiscale statunitense, perché un’iniziativa di quel tipo si sarebbe rivelata troppo costosa per l’azienda.

La criticata riforma fiscale di Trump ha dato ora ad Apple lo strumento ideale per svolgere la sua operazione, anche se nel comunicato con cui viene annunciata l’iniziativa non viene mai citato il presidente. Dal canto suo, Trump ha rivendicato l’importanza delle nuove leggi sul fisco per l’operazione annunciata da Apple, scrivendo su Twitter di avere mantenuto la promessa di “permettere alle aziende come Apple di riportare enormi quantità di denaro negli Stati Uniti”.

Nel comunicato Cook scrive che Apple ha: “Un grande senso di responsabilità nel dare indietro qualcosa al nostro paese e alle persone che ci aiutano nell’avere successo”. Secondo le stime dell’azienda, il rientro dei capitali si tradurrà in un’opportunità economica per gli Stati Uniti da 350 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni. Non è però chiaro quanto Apple avrebbe speso da sola e se non ci fosse stata la possibilità di sfruttare il condono. Per quest’anno gli analisti avevano già previsto una spesa di Apple negli Stati Uniti intorno ai 55 miliardi di dollari, quindi in 5 anni avrebbe probabilmente speso una cifra simile a quella promessa ora.

Apple ha inoltre annunciato che spenderà parte del denaro per costruire un nuovo campus, non necessariamente vicino alla sua sede storica di Cupertino (California), per assumere almeno 20mila persone e per altri investimenti legati alla ricerca e sviluppo dei prodotti. Attualmente l’azienda impiega circa 84mila persone negli Stati Uniti, quindi l’operazione dovrebbe portare a un aumento del 24 per cento del numero degli impiegati.

Nell’ultimo periodo, Apple aveva già accantonato circa 36,4 miliardi di dollari, evidentemente in vista del pagamento delle tasse per riportare i suoi capitali negli Stati Uniti. Da un punto di vista finanziario, dicono gli analisti, l’iniziativa non avrà quindi grandi ripercussioni sull’azienda, che continua a essere una delle più ricche al mondo. La società intende offrire ai suoi dipendenti bonus fino a 2.500 dollari in azioni.

Nei prossimi mesi è probabile che altre grandi aziende del settore tecnologico avviino iniziative simili per portare i loro capitali negli Stati Uniti. Tra queste dovrebbero esserci Microsoft e Alphabet, la holding che ha la proprietà di Google, che in questi anni hanno ammassato grandi quantità di denaro all’estero per evitare la tassazione negli Stati Uniti. Trump ha sempre sostenuto che la sua riforma fiscale avrebbe portato nuovi impieghi e benefici per i dipendenti, ma la maggior parte degli economisti ritiene che non ci saranno grandi vantaggi per loro o conseguenze tangibili sulla quantità di investimenti negli Stati Uniti.

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