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  • mercoledì 17 gennaio 2018

In Catalogna vogliono eleggere un presidente a distanza

Carles Puigdemont può essere rieletto presidente catalano anche se è a Bruxelles e non può tornare in Spagna?

Carles Puigdemont (AP Photo/Virginia Mayo)

Questa mattina si è riunito per la prima volta il Parlamento catalano eletto lo scorso 21 dicembre, alle elezioni convocate eccezionalmente dal primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e vinte (ma non stravinte) dagli indipendentisti. Le elezioni erano state indette prima della scadenza naturale della legislatura, come parte del “commissariamento” della Catalogna che il governo spagnolo aveva deciso dopo che il Parlamento catalano aveva approvato la dichiarazione d’indipendenza. Nella sessione di oggi, la maggioranza indipendentista ha avuto la meglio in una delle decisioni più delicate di questo inizio di legislatura: l’elezione dei membri della Mesa del Parlamento, l’ufficio di presidenza, cioè quell’organo che decide che mozioni ammettere alla discussione parlamentare e che sarà centrale anche per l’elezione del prossimo presidente catalano.

Si sapeva già che con la sessione di oggi sarebbe iniziata una legislatura inusuale, e se ne è avuta conferma questa mattina all’inizio dei lavori. Otto scranni, tutti nella parte sinistra dell’emiciclo, quella indipendentista, sono rimasti vuoti. I deputati eletti che avrebbero dovuto occuparli sono in prigione (Oriol Junqueras, Jordi Sànchez e Joaquim Forn) o a Bruxelles per sfuggire all’arresto (Carles Puigdemont, Toni Comín, Meritxell Serret, Clara Ponsati e Lluís Puig): al loro posto si sono visti grandi fiocchi gialli, uguali a quelli usati da settimane nelle manifestazioni indipendentiste per chiedere la liberazione dei politici in carcere.

Il Parlamento catalano durante la prima sessione della nuova legislatura (AP Photo/Manu Fernandez)

Nonostante le assenze, i partiti indipendentisti – Junts per Catalunya (JxCAT, di centrodestra), Esquerra Republicana (ERC, di sinistra) e la CUP (estrema sinistra) – sono riusciti a spuntarla nella prima importante votazione della legislatura, quella della Mesa del Parlamento, ottenendo il voto per delega dei tre deputati eletti che si trovano in carcere. Gli indipendentisti hanno potuto contare anche sull’aiuto indiretto di Catalunya en Comú, formazione politica vicina a Podemos, quindi di sinistra, che è contraria sia all’indipendenza che al commissariamento. Il risultato della votazione è stata l’elezione di quattro membri indipendentisti su sette totali previsti per la Mesa del Parlamento, incluso l’incarico di presidente che è stato affidato a Roger Torrent (ERC).

La Mesa è un organo centrale nel funzionamento del Parlamento catalano: le decisioni del fronte indipendentista più contestate dell’ultima legislatura erano arrivate su mozioni ammesse al dibattito parlamentare dall’ufficio di presidenza, nonostante l’opposizione degli anti-indipendentisti (era successo per esempio con la legge che aveva permesso di tenere il referendum sull’indipendenza della Catalogna lo scorso 1 ottobre, e anche con la successiva dichiarazione di indipendenza). Il ruolo della Mesa sarà importante in particolare nelle prossime due settimane. Sarà infatti il suo presidente, Roger Torrent, ad annunciare al Parlamento se proporre Carles Puigdemont come principale candidato alla presidenza della Catalogna: per legge, in Catalogna il presidente deve essere necessariamente un deputato eletto e per prassi è sempre stato presente alla sua votazione. La questione, quindi, non è per niente semplice.

Gli indipendentisti hanno trovato pochi giorni fa un accordo sul nome di Puigdemont, che è stato il candidato della lista indipendentista più votata alle ultime elezioni, prendendo sorprendentemente più voti di ERC. Le opposizioni catalane hanno però scartato finora la possibilità che Puigdemont possa tornare a essere presidente, visto che questo implicherebbe una sua elezione “a distanza”. Puigdemont non avrebbe infatti la possibilità di essere fisicamente in Parlamento: se dovesse rimettere piede in Spagna verrebbe immediatamente arrestato perché accusato di diversi reati molto gravi, tra cui ribellione e sedizione (la ribellione prevede fino a 30 anni di carcere).

Il regolamento del Parlamento catalano non si esprime direttamente sulla questione, lasciando spazio alle interpretazioni. Gli avvocati che si occupano di esprimere pareri preventivi sugli atti del Parlamento hanno escluso la possibilità di eleggere un presidente a distanza, ma la loro decisione non è vincolante: la Mesa potrebbe anche decidere di ignorare il loro parere e sottoporre la candidatura di Puigdemont alla votazione parlamentare, rischiando allo stesso tempo l’intervento del Tribunale Costituzionale spagnolo, che potrebbe sospendere l’intero procedimento.

Non sono ancora del tutto chiare le intenzioni di Puigdemont, anche se la sua lista, JxCAT, ha scartato finora l’ipotesi di preparare un piano alternativo nel caso risultasse impossibile sostenere la candidatura dell’ex presidente. Stando alle dichiarazioni fatte alla stampa nelle ultime settimane, sembra che Puigdemont punti a essere rieletto di modo da poter tornare in Catalogna in veste di presidente. Questo non sarebbe sufficiente per evitargli la prigione, ma aggraverebbe la situazione dal punto di vista politico.

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