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  • giovedì 21 dicembre 2017

Esporre una foto di Federico Aldrovandi è «provocatorio», dice il giudice sportivo

Due squadre di calcio sono state multate per aver mostrato il viso del ragazzo ucciso nel 2005 da quattro agenti di polizia

La bandiera con il volto di Federico Aldrovandi sventolata al Paolo Mazza di Ferrara (Giuseppe Bellini/Getty Images)

Da diversi anni i tifosi della Spal, la squadra di calcio di Ferrara che da quest’anno gioca in Serie A, sventolano ad ogni partita una grande bandiera su cui è dipinto il volto di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese che la mattina del 25 settembre 2005 venne ucciso da quattro agenti di polizia che lo fermarono per un controllo non lontano da casa sua. La morte di Aldrovandi è stata una delle storie di cronaca più seguite e discusse degli ultimi anni, e ancora oggi capita che se ne ritorni a parlare. Da alcuni giorni se ne sta discutendo proprio per via della bandiera dei tifosi della Spal: perché lo scorso primo dicembre è stato vietato loro di esporla in occasione della partita di campionato contro la Roma allo Stadio Olimpico, perché mancavano le autorizzazioni.

Come ha riportato il Corriere dello Sport, la Questura di Roma ha precisato che la bandiera era rimasta fuori dallo stadio poiché priva dell’autorizzazione da presentare o all’inizio della stagione sportiva o tre giorni prima della partita presso il gabinetto della Questura della città ospitante: una procedura che riguarda tutti gli striscioni e le bandiere introdotte negli stadi in occasione di partite di Serie A, B e C. Non è chiaro se l’autorizzazione ci fosse o meno, ma in segno di protesta per quanto accaduto, i tifosi della Spal sono rimasti in silenzio per tutta la durata della partita. Pochi giorni dopo, l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa, una ONLUS nata nel marzo del 2014 che si occupa di monitorare le violenze della polizia, ha rivolto un appello a tutti i tifosi delle squadre di calcio italiane per introduttore negli stadi striscioni e bandiere con il volto di Aldrovandi.

Nei giorni successivi a Roma-Spal, immagini di Aldrovandi sono state viste in molti stadi italiani, a partire proprio dall’Olimpico di Roma in occasione della partita di Champions League contro il Qarabag. Striscioni simili sono stati esposti poi a Empoli, Verona, Genova, Torino, Siena, Cagliari e Terni. Alcuni tifosi presenti alla partita tra Siena e Prato dello scorso 17 dicembre hanno detto che gli steward e gli agenti di polizia presenti allo stadio avevano impedito loro di esporre l’immagine di Aldrovandi e hanno detto che lo striscione era stato poi strappato dalla balaustra cui era legato.

A Terni, invece, tredici tifosi del Parma sono stati denunciati per coreografia non autorizzata per aver esposto una decina di immagini di Aldrovandi durante la partita dell’8 dicembre contro la Ternana. Per quanto accaduto a Terni, il padre di Aldrovandi, Lino, ha espresso la propria solidarietà ai tifosi del Parma con un post su Facebook.

Non entro nel merito dell’accensione dei fumogeni che sono vietati negli stadi, ma il fatto della sanzione comminata ai…

Posted by Lino Giuliano Aldrovandi on Freitag, 15. Dezember 2017

Nel comunicato del giudice sportivo Pasquale Marino relativo alle gare disputate tra il 15 e il 18 dicembre, pubblicato questa settimana, sia il Siena che il Prato sono state multati rispettivamente di 750 e 500 euro perché i loro tifosi avrebbero esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine”. Nel comunicato non è specificato che si tratti dell’immagine di Aldrovandi, anche se sia a Siena che a Prato, stando alle testimonianze dei tifosi presenti, l’immagine di Aldrovandi era l’unica cosa che poteva essere interpretata come tale.

Il comunicato del giudice sportivo

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