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  • martedì 19 dicembre 2017

I violenti scontri tra manifestanti e polizia a Buenos Aires

Nella capitale argentina ci sono state grandi proteste contro la riforma delle pensioni: i feriti sono stati 162, gli arrestati più di 60

Le proteste contro la riforma delle pensioni a Buenos Aires, 18 dicembre 2017 (EITAN ABRAMOVICH/AFP/Getty Images)

Ieri ci sono state grandi proteste a Buenos Aires, la capitale dell’Argentina, contro la riforma delle pensioni voluta dal governo presieduto da Mauricio Macri, leader del partito conservatore Proposta Repubblicana. Le proteste sono iniziate nel pomeriggio di fronte al Parlamento, quando centinaia di persone col volto coperto hanno cominciato a lanciare pietre contro la polizia, che ha risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Secondo l’agenzia che si occupa delle emergenze a Buenos Aires, il SAME, negli scontri sono rimaste ferite 162 persone; il ministero di Giustizia della città ha detto che gli arrestati sono stati più di 60.

La reazione violenta dei manifestanti alla riforma delle pensioni, ha scritto il quotidiano argentino Clarín, non è stata improvvisata. Gli scontri sono cominciati verso le 13.30 ora locale (alle 17.30 italiane) nella piazza del Congresso, a un paio di chilometri di distanza dalla Casa Rosada, il palazzo presidenziale, in pieno centro di Buenos Aires. Alle violenze hanno partecipato diversi gruppi anarchici e di sinistra: sono state create delle barricate per strada, lanciati oggetti contro vetri e finestre di diversi locali e bruciate alcune auto parcheggiate.

Dopo l’intervento della polizia, e la sospensione della discussione della legge al Congresso, le manifestazioni di fronte al Parlamento sono andate avanti in maniera pacifica, con la presenza di molti sostenitori dei partiti di opposizione, tra cui quello dell’ex presidente argentina Cristina Kirchner. Gli scontri sono ricominciati poco dopo in Avenida de Mayo e 9 de Julio, dove la polizia è intervenuta per la seconda volta.

La riforma delle pensioni potrebbe essere approvata dalla Camera argentina già oggi, nonostante la coalizione del presidente Macri, Cambiemos, non abbia la maggioranza al Congresso: i suoi oppositori sostengono che i meccanismi previsti dalla nuova legge potrebbero rallentare l’aumento delle pensioni. Oggi a mezzogiorno ora locale (le 16 in Italia) inizierà un grande sciopero indetto dal principale sindacato argentino che durerà 24 ore e che potrebbe avere grande partecipazione a Buenos Aires.