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  • martedì 5 dicembre 2017

Ksenia Sobchak, contro Putin

Una 36enne molto nota sui social network sembra essere l'unica seria candidata di opposizione alle prossime elezioni presidenziali: che comunque, vincerà lui

Ksenia Sobchak nel 2012 (AP Photo/Sergey Ponomarev, file)

Le prossime elezioni in Russia si terranno il 18 marzo del 2018: anche se l’attuale presidente Vladimir Putin non si è ancora candidato ufficialmente, ci sono pochi dubbi sul fatto che lo farà nei prossimi giorni, e che vincerà senza difficoltà. Il suo sfidante più conosciuto è Alexey Navalny, blogger anti-corruzione a cui forse però non sarà concesso candidarsi, e che è stato recentemente condannato in un processo che secondo i suoi sostenitori ha avuto motivazioni puramente politiche. Ma c’è una terza candidata di cui si parla molto da quando ha lanciato la sua campagna, a ottobre: è Ksenia Sobchak, una 36enne ex celebrità televisiva, che si presenta come la voce di tutti gli insoddisfatti di Putin. La sua candidatura sta attirando un discreto seguito, ma è anche oggetto delle critiche di chi la accusa di essere una mossa dello stesso Cremlino.

Sobchak ha descritto le elezioni in Russia come «uno spettacolo molto costoso, e di bassa qualità». Da 18 anni infatti Putin governa il paese – con una parentesi di quattro anni in cui formalmente era primo ministro – e ha costruito col tempo quella che molti analisti definiscono una “democrazia controllata”: in Russia si svolgono periodicamente le elezioni, ma candidarsi come sfidanti è molto difficile, e chi ci riesce viene sfavorito dai media, quando non perseguitato giudiziariamente o più semplicemente ucciso, come successe a Boris Nemstov.

Secondo Sobchak, la sua candidatura è la possibilità di cambiare il sistema russo. Ha detto che non si aspetta di vincere – come non se lo aspetta nessun altro – ma che un suo buon risultato potrebbe porre le basi per l’ascesa della sua generazione al potere, tra qualche anno. In molti credono invece che sia stato lo stesso Putin ad organizzare la sua candidatura, per dare un’apparenza più regolare alle elezioni, il cui esito è già scontato. Ad alimentare questa insinuazione riguardo a Sobchak contribuisce il fatto che suo padre era Anatoly Sobchak, ex sindaco di San Pietroburgo che di Putin fu il mentore, lanciandone di fatto la carriera politica quando lo nominò suo vice nel 1994.

Il presidente russo Vladimir Putin al funerale di Anatoly Sobchak, a San Pietroburgo nel 2000: alla sua destra la vedova Lyudmila Narusova, e la figlia Ksenia Sobchak. (AP Photo/Misha Japaridze)

Sobchak, che ha respinto queste accuse, in effetti finora ha evitato di attaccare direttamente Putin, limitandosi a parlare della necessità di riformare il sistema russo: un po’ come fece alle elezioni del 2012 l’oligarca Mikhail Prokhorov, che alla fine prese l’8 per cento e scomparve dalla scena politica.

Oltre a Sobchak i principali candidati alle elezioni saranno soprattutto di facciata, per il Partito Comunista e quello Liberal-Democratico, che di fatto hanno smesso di fare reale opposizione a Putin. Non si sa ancora se sarà permesso di candidarsi a Navalny, che sta organizzando la campagna elettorale da oltre un anno e i cui sostenitori partecipano mensilmente a grandi manifestazioni in giro per la Russia. In molti sostengono che la candidatura di Sobchak riduca ulteriormente le già fragili possibilità di Navalny: lei ha detto di essere una sua sostenitrice, e ha detto che se eventualmente gli sarà concesso di candidarsi sarebbe pronta a ritirarsi.

È anche vero, però, che Sobchak è stata l’unica candidata ad affrontare temi delicati per il governo: ha criticato i costi dell’annessione della Crimea, ammettendo anche che da un punto di vista delle leggi internazionali è un territorio ucraino. Ha anche parlato dell’influenza della Chiesa ortodossa sulla politica russa, dei prigionieri politici, dell’inquinamento, della corruzione, del monopolio dei media da parte di Putin e della strategia russa in Siria e in Ucraina. Sobchak è comunque stata ammessa ai dibattiti sui canali controllati dal governo. Per spiegare la mancanza di attacchi diretti a Putin e prendere le distanze dai metodi di Navalny, Sobchak ha detto che «quando usi slogan molto radicali, rendi soltanto la gente più arrabbiata. Le rivoluzioni in Russia sono anche peggio dei cattivi zar».

Ksenia Sobchak durante un evento elettorale a Mosca, il 17 novembre. (AP Photo/Pavel Golovkin)

Sobchak è cresciuta a San Pietroburgo, e ha cominciato a lavorare in televisione dopo l’università, nel 2004: condusse prima dei reality show, e poi dei talk show in cui cominciò a parlare anche di politica. Perse diversi lavori quando diventò una delle portavoce delle proteste riguardo alla regolarità delle elezioni del 2012, e negli anni successivi costruì intorno a questo suo attivismo un vasto seguito sui social network: oggi ha oltre un milione e mezzo di follower su Twitter, e 5,4 milioni su Instagram. Oltre all’attività politica, usa i social anche per pubblicizzare marchi di moda: ancora oggi infatti mantiene molti atteggiamenti da celebrità televisiva e dei social network.

Ksenia Sobchak parla a un incontro a Londra nel 2012. (Ben Pruchnie/Getty Images)

Tra le altre cose, Sobchak ha detto di essere femminista, e ha un’apposita sezione del suo programma dedicata al miglioramento delle condizioni di lavoro delle donne in Russia. Qualcuno ha criticato le sue proposte, mettendone in dubbio la sua reale conoscenza e sensibilità in materia, ma il fatto di essere una candidata donna e di avere ottenuto un seguito è almeno in parte un progresso, visto che nel paese non succedeva da 13 anni: l’ultima fu Irina Khamadova, che prese il 3,8 per cento nel 2004. Prima di lei si era candidata solo Ella Pamfilova, nel 2000, prendendo l’1 per cento. Nell’opinione pubblica russa, però, l’equità di genere e il femminismo non sono posizioni popolari. In un recente sondaggio fatto dal Levada Center, il 53 per cento degli intervistati ha detto di non ritenere che una donna possa guidare il paese. Soltanto il 32 per cento ha detto che attualmente c’è qualche politica russa che potrebbe farlo.

Per candidarsi alle elezioni presidenziali russe, se non si è uno dei candidati ufficiali dei quattro partiti alla Duma, bisogna raccogliere 100mila firme. Se come Sobchak e Navalny non si è il candidato di un partito ufficialmente registrato, bisogna raccoglierne 300mila in almeno 40 regioni diverse, delle 46 in cui è diviso il paese. Sobchak non le ha ancora presentate, così come non lo ha ancora fatto Novalny, che comunque non è certo di potersi candidare. In molti lo ritengono improbabile, ma una fonte governativa nei mesi scorsi aveva detto al Guardian che le discussioni al riguardo al Cremlino avevano concluso che impedirgli di candidarsi avrebbe creato soprattutto problemi a Putin, che tanto avrebbe vinto comunque.

Il sostegno per Sobchak arriva in parte anche in vista di una possibile incandidabilità di Navalny. La sua candidatura invece è già stata dichiarata costituzionale da un portavoce di Putin, in un gesto interpretato da qualcuno come una specie di benedizione. Sobchak ha invece detto di aver comunicato le sue intenzioni privatamente a Putin, durante un incontro per un film su suo padre che sta girando, e che lui «non ne era per niente felice».

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