De Benedetti dice che il commento di Scalfari su Berlusconi ha danneggiato Repubblica

«Penso l’abbia fatto per vanità, per riconquistare la scena. Ma è stato un pugno nello stomaco per gran parte dei lettori di Repubblica, me compreso»

ANSA/CLAUDIO PERI - ANGELO CARCONI

L’imprenditore Carlo De Benedetti ha dato un’inusuale intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera in cui dice cose severe su Repubblica – il giornale di proprietà del gruppo Cir, da lui fondato – e dà giudizi molto drastici sul centrosinistra italiano. De Benedetti sembra avercela soprattutto con Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, che qualche giorno fa a Dimartedì aveva detto che in un’ipotetica scelta fra Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi avrebbe votato per Berlusconi (contro cui Repubblica ha una storica ostilità). De Benedetti sostiene che Scalfari «farebbe meglio a preservare il suo passato» e che abbia fatto quelle dichiarazioni “per vanità”.

Sta dicendo che ha avuto un lapsus? 
«Penso l’abbia fatto per vanità, per riconquistare la scena. Ma è stato un pugno nello stomaco per gran parte dei lettori di Repubblica, me compreso. Berlusconi è un condannato in via definitiva per evasione fiscale e corruzione della giustizia. Se non fosse per l’età, sarebbe un endorsement sorprendente per uno come Scalfari che ha predicato, sia pure in modo politicamente assai cangiante, la morale».

C’è stata una frattura personale tra lei e il fondatore? 
«Penso che la risposta di Scalfari abbia gravemente nuociuto al giornale».

A De Benedetti è piaciuto il ridisegno grafico di Repubblica, ma non è andata giù la recente riorganizzazione dei giornali del Gruppo Editoriale GEDI – cioè La Stampa, Repubblica, l’Espresso e i loro inserti – che per Repubblica ha previsto una condirezione fra Mario Calabresi e Tommaso Cerno. E sulla gestione attuale dice: «Sono stato l’unico imprenditore italiano a donare l’azienda ai figli».

Le piace la nuova grafica di «Repubblica»?
«È bellissima, elegante, pulita, innovativa. Un restyling molto riuscito. Un giornale però ha bisogno di spifferi, correnti, energie. Un giornale non è solo latte e miele; è carne, è sangue. Può avere curve; ma deve avere anche spigoli».
Ora c’è la novità di una condirezione.
«Ero e rimango assolutamente contrario. Nessun grande giornale al mondo utilizza questa formula anche se penso che Tommaso Cerno sia tra i migliori giornalisti della sua generazione»

De Benedetti ne ha anche per Massimo D’Alema e Matteo Renzi. A una domanda sulla nascita di MDP-Articolo 1, che Cazzullo definisce “l’avventura di D’Alema”, De Benedetti ha risposto dicendo solamente «ridicola». Su Renzi, il giudizio è stato più articolato, ma ugualmente negativo.

«Renzi ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani. È stato un elemento di novità e freschezza, e ha fatto bene il primo ministro. Ma ha sbagliato sul referendum, e soprattutto ha sbagliato dopo a non trarne le conseguenze».

Cosa avrebbe dovuto fare? 
«Prendersi due o tre anni di pausa. Andare in America,studiare, imparare, conoscere il mondo. Magari l’avrebbero richiamato a furor di popolo. Invece ha avuto l’ansia di chi si dimette ma non vede l’ora di ricominciare».

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