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  • Giovedì 26 ottobre 2017

In Catalogna non ci saranno elezioni anticipate

Lo ha annunciato il presidente catalano Carles Puigdemont, dopo una giornata piena di colpi di scena: rimane aperta la possibilità di una dichiarazione d'indipendenza

Il presidente catalano Carles Puigdemont (Nicolas Carvalho Ochoa/picture-alliance/dpa/AP Images)
Il presidente catalano Carles Puigdemont (Nicolas Carvalho Ochoa/picture-alliance/dpa/AP Images)

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha annunciato oggi che non scioglierà il Parlamento catalano e non convocherà elezioni anticipate, diversamente da quanto fatto trapelare questa mattina. Puigdemont ha detto di avere provato tutte le vie possibili per trovare un accordo con il governo spagnolo: in particolare cercava garanzie che il governo spagnolo di Mariano Rajoy rinunciasse, in caso di elezioni anticipate, all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, cioè quell’articolo che permette allo stato spagnolo di costringere una comunità autonoma (come la Catalogna) a rispettare la legge.

La decisione di Puigdemont è stata presa dopo giorni intensi di riunioni tra il partito di Puigdemont (Partito democratico europeo, PDeCAT), il suo principale alleato, Esquerra Republicana (ERC), e altri gruppi indipendentisti catalani, tra cui la CUP, partito marxista e indipendentista che appoggia il governo Puigdemont. Una prima dichiarazione istituzionale di Puigdemont era stata prevista per le 13.30 di oggi, è stata poi rimandata di un’ora, prima di essere sospesa: fino a quel momento giornalisti e politici catalani davano per certo che Puigdemont avrebbe convocato elezioni anticipate. Poi qualcosa è cambiato ed è stata riconvocata una conferenza stampa per le 17, durante la quale Puigdemont ha annunciato la sua rinuncia all’opzione delle elezioni. Questo significa che rimane aperta la possibilità che il Parlamento catalano, a maggioranza indipendentista, approvi una dichiarazione di indipendenza durante la seduta che inizierà oggi alle 18 e finirà domani.

La questione dell’articolo 155 della Costituzione è centrale per capire quello che è successo oggi. Pochi giorni fa Rajoy aveva annunciato le misure che il suo partito aveva intenzione di applicare in Catalogna nell’ambito dell’articolo 155 (articolo molto vago, che dà praticamente carta bianca allo stato). Rajoy aveva parlato della rimozione di tutti i membri del governo catalano dal loro incarico, della riduzione dei poteri del Parlamento e aveva lasciato aperta la possibilità di intervenire nella dirigenza della polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, e delle televisioni e radio pubbliche. Le misure annunciate da Rajoy erano state definite “molto dure” da diversi osservatori, che avevano parlato di una sospensione di fatto dell’autogoverno catalano. Durante la dichiarazione istituzionale delle 17, Puigdemont ha detto di avere valutato con attenzione l’opzione delle elezioni anticipate, ma ha aggiunto di non avere ottenuto le rassicurazioni che cercava dal governo spagnolo. Il Partito Socialista (PSOE) si era detto favorevole a rinunciare all’applicazione dell’articolo 155 in caso di elezioni anticipate, ma il PP – che ha da solo la maggioranza al Senato per approvare le misure – non è stato della stessa idea.