Non c’è solo Harvey Weinstein, ovviamente

Moltissime donne stanno raccontando online le molestie sessuali subite usando gli hashtag #metoo e #quellavoltache

I racconti di molte attrici di Hollywood sulle molestie sessuali compiute dall’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein hanno avuto vari tipi di reazioni in tutto il mondo. Ci sono state moltissime persone che hanno espresso sostegno verso chi ha scelto di raccontare ciò che Weinstein aveva fatto, nonostante la paura, la vergogna e il senso di colpa che spesso affliggono chi è vittima di una molestia sessuale, specie se da parte di qualcuno potente. Soprattutto in Italia, molti hanno criticato invece il comportamento delle vittime, come Asia Argento, sia per non aver denunciato prima gli atti di Weinstein sia per non aver «detto no» (tra questi l’editorialista di Libero Renato Farina, che è stato querelato da Argento).

Proprio per rispondere a chi come Farina se l’è presa con chi gli abusi li ha subiti, mancando di empatia e sottostimando il tipo di rapporto tra Weinstein e le donne che lo hanno accusato (in una posizione di svantaggio per le loro carriere oltre che dal punto di vista della forza fisica), molte donne stanno partecipando da alcuni giorni a due campagne sui social network raccontando le proprie storie di abusi subiti. Per quella partita negli Stati Uniti è stato usato l’hashtag #metoo, che ha cominciato a diffondersi dopo essere stato usato dall’attrice Alyssa Milano.

La traduzione del tweet di Milano qui sopra: «Idea di un amico: Se tutte le donne che hanno subito molestie sessuali e stupri scrivessero “È successo anche a me” come status, potremmo dare alle persone un senso di quanto sia grande il problema».

Per l’analoga iniziativa italiana, precedente, era stato scelto l’hashtag #quellavoltache, creato dalla conduttrice radiofonica e scrittrice Giulia Blasi insieme a un gruppo di persone che abitualmente discutono su Facebook di femminismo e delle discriminazioni che ancora esistono per le donne nel mondo. Tra le cose che hanno spinto Blasi e altre donne a raccontare le proprie storie di molestie, piccole e grandi, c’è stata la testimonianza della showgirl Miriana Trevisan, diventata famosa negli anni Novanta per Non è la Rai: su Linkiesta Trevisan ha raccontato delle pressioni ad avere rapporti sessuali con uomini potenti nell’ambiente televisivo italiano.

Alcune raccontano episodi di molestie verbali per strada (il cosiddetto catcalling), altre cose molto più gravi. La stessa Asia Argento dopo aver scoperto l’hashtag ha partecipato all’iniziativa su Twitter, parlando di abusi subiti da lei e commessi da altri uomini, tra cui un «regista/attore italiano».

La traduzione del tweet di Argento qui sopra: «Un regista di Hollywood con il complesso di Napoleone mi diede del GHB e mi stuprò mentre ero incosciente, avevo 26 anni».

Blasi ha parlato dell’iniziativa anche in alcuni programmi televisivi in questi giorni e qui ha raccolto tutti i messaggi pubblicati su Twitter con l’hashtag #quellavoltache.

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