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  • Giovedì 12 ottobre 2017

Gli Stati Uniti vogliono ritirarsi dall’UNESCO

E farà lo stesso anche Israele, che concorda nell'attribuire all'agenzia dell'ONU un «pregiudizio anti-israeliano»

(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)
(MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato oggi la decisione di uscire dall’UNESCO, l’agenzia dell’ONU con sede a Parigi che si occupa di «promuovere la pace tra le nazioni» attraverso la scienza e la cultura. Gli Stati Uniti, ha detto il dipartimento di Stato, vogliono diventare osservatori permanenti dell’agenzia senza parteciparvi, perché l’UNESCO deve essere riformata e continua a dimostrare un «pregiudizio anti-israeliano». La decisione diventerà effettiva il 31 dicembre 2018, dice il comunicato del dipartimento di Stato. Qualche ora dopo l’annuncio degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato al ministero degli Esteri di preparare il ritiro di Israele dall’UNESCO, lodando la decisione degli Stati Uniti. Netanyahu ha detto che «è una decisione etica e coraggiosa, perché l’UNESCO è diventato un teatro dell’assurdo. Invece di conservare la storia, la distorce».

Già dal 2011 gli Stati Uniti non finanziano più l’UNESCO, dopo il voto con cui la Palestina è stata ammessa come stato membro. Irina Bokova, attuale direttrice generale dell’UNESCO, ha detto che la decisione degli Stati Uniti è stata accolta con «profondo dispiacere». La decisione di ritirarsi dalla condizione di stato membro, e di diventare semplici osservatori permanenti, è arrivata in corrispondenza dell’elezione del nuovo direttore dell’agenzia. I due favoriti sono il ministro della Cultura francese Audrey Azoulay e il diplomatico qatariota Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari.

L’anno scorso Israele ha richiamato il proprio ambasciatore all’UNESCO per protestare contro una risoluzione che di fatto minimizzava il rapporto fra gli ebrei e il principale complesso religioso di Gerusalemme, che in italiano chiamiamo “Spianata delle moschee”. Lo scorso luglio l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità in Palestina la città vecchia di Hebron, in Cisgiordania, con una decisione che secondo Israele ha negato i legami del popolo ebraico con la città, che secondo la tradizione ospita le tombe dei patriarchi biblici Abramo, Isacco e Giacobbe.

Secondo Foreign Policy, il primo sito a dare la notizia, un’altra ragione dietro la decisione degli Stati Uniti, oltre alla questione israeliana, sarebbe la volontà di risparmiare: nonostante abbiano abolito i finanziamenti, l’agenzia ha continuato a pretendere i fondi dovuti dagli Stati Uniti negli ultimi sei anni, per un totale di oltre 500 milioni di dollari. Gli Stati Uniti, da quando non garantiscono più i fondi, hanno perso il diritto di voto nella Conferenza Generale, il massimo organo legislativo dell’UNESCO, che approva il budget e decide i principali programmi. Continua comunque a poter votare nel comitato esecutivo, quello che sceglie tra le altre cose il direttore generale.

Tra le attività più importanti dell’UNESCO c’è quella di conservare il patrimonio artistico e culturale mondiale, ma l’agenzia si occupa anche di promuovere l’educazione, specialmente femminile, nelle zone più povere del mondo, e di difendere i diritti civili e la libertà di informazione. Già nel 1984 gli Stati Uniti si erano ritirati dall’organizzazione su decisione del presidente Ronald Reagan, che aveva accusato l’UNESCO di essere corrotta e schierata con l’Unione Sovietica. Gli Stati Uniti erano poi tornati membri dell’agenzia nel 2002, sotto la presidenza di George W. Bush, che aveva sostenuto che la maggior parte dei pregiudizi antioccidentali erano scomparsi.