Un'infermiera tra i soccorritori della scuola Enrique Rebsamen a Città del Messico, 20 settembre 2017 (AP Photo/Marco Ugarte)
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  • venerdì 22 settembre 2017

“Frida Sofia”, la bambina intrappolata tra le macerie in Messico, non esiste

Le ricerche sono state raccontate da tv e giornali in tutto il mondo, diventando simbolo di speranza e riscatto: ma sotto le rovine non c'era nessuno

Un'infermiera tra i soccorritori della scuola Enrique Rebsamen a Città del Messico, 20 settembre 2017 (AP Photo/Marco Ugarte)

Le operazioni di salvataggio di “Frida Sofía”, descritta dai media come una ragazzina di 12 anni intrappolata tra le macerie del collegio Enrique Rebsámen di Città del Messico dopo il devastante terremoto di martedì, erano diventate il simbolo della resistenza e della capacità del paese di reagire e risollevarsi, oltre che dell’eroismo di militari e soccorritori. La scuola era già finita sui giornali di tutto il mondo per la morte di 25 persone, tra cui 19 bambini; ora di nuovo era circondata da troupe televisive, squadre di soccorritori e soldati della Marina, che con sensori della temperatura e microfoni in grado di captare i suoni più deboli si aggiravano tra le macerie dell’edificio. Molte tv messicane davano aggiornamenti in tempo reale delle operazioni mentre alcuni operatori della Marina, che ha coordinato i soccorsi, hanno raccontato di aver visto le dita muoversi e di aver nutrito la bambina con del latte passato attraverso tubicini di vetro. Solo che la bambina non esisteva.

Nelle prime ore di giovedì, dopo due giorni di ricerche, il coordinatore delle operazioni ha detto che nella scuola non c’era più nessun disperso e soccorsi e autorità hanno iniziato ad andarsene. Soltanto nel tardo pomeriggio il segretario della Marina Ángel Enrique Sarmiento Beltrán ha detto ai giornalisti che tutti gli studenti della scuola erano confermati morti, oppure in ospedale con ferite non gravi o al sicuro nelle loro case, e che non c’era nessuna ragazzina intrappolata da salvare: «Siamo sicuri che la storia non è vera». Già mercoledì era venuta fuori qualche stranezza: un gruppo di volontari di primo soccorso aveva detto che, a parere loro, non c’era nessun disperso, davanti alla scuola non c’erano familiari in attesa che la ragazzina venisse estratta e soprattutto nessuno del personale della scuola e degli alunni conosceva una “Frida Sofía”, che infatti non esiste tra i registri.

La smentita ha provocato rabbia e indignazione: molti accusano il governo e le forze dell’ordine di aver provato a sfruttare la tragedia per descriversi come degli eroi, mentre altri ce l’hanno con la stampa che ha riportato le informazioni del governo senza alcuna verifica. A loro volta, molti cameramen e giornalisti hanno protestato: «Il governo federale ci ha sempre detto che lì c’era una ragazzina e che stavano per salvarla. Ora cambia versione. È vergognoso», ha twittato per esempio uno di loro, Carlos Loret de Mola.

La storia di Frida Sofía ricorda quella di Monchito, un ragazzino di nove anni al centro di un’enorme operazione di soccorso dalle macerie del terremoto del 1985 a Città del Messico, che si pensa fece 10mila morti: anche in quel caso venne poi fuori che il bambino non esisteva.

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