10 serie tv da una sola stagione

Di alcune si è parlato molto bene, di altre un po' meno: in tutti i casi, ci si mette davvero poco a finirle

Le serie tv sono in genere destinate a durare più di una stagione: almeno nei piani di chi le produce o nelle speranze di qualche nicchia di spettatori. A volte perché era così che doveva andare fin dall’inizio, altre perché quella nicchia è davvero troppo piccola, certe serie si fermano alla prima stagione. In certi casi queste serie ci hanno abbandonato senza dare risposte alle domande rimaste in sospeso, in altri ci hanno lasciato prima di annoiarci (The Big Bang Theory è alla decima stagione e andrà ancora avanti, per dire). Prendendo atto di fare a nostra volta parte di certe nicchie, e cercando anche tra quelle di cui ammettiamo di non far parte, abbiamo scelto 10 serie tv che sono durate una sola stagione. Magari vi interessano.

C’è un po’ di masochismo dovuto all’appassionarsi a qualcosa che si sa già che non andrà avanti; ma anche un po’ di comodità nel sapere che, comunque, non dovrete annullare una settimana di aperitivi perché avete una serie da finire. Al solito: i commenti sono qui apposta per difendere le vostre, di nicchie, e nel caso criticare le nostre.

Freaks ang Geeks

È la serie più citata quando si parla di serie da una sola stagione. È di genere comedy ed è fatta da 18 episodi, per una durata totale di circa 13 ore. Andò in onda tra il 1999 e il 2000 su NBC e per vederla ora basta andare su Netflix: parla, dice Netflix, di amici sfigati, genitori imbranati e vite sentimentali penose. Più in generale, parla di una scuola superiore americana negli anni Ottanta, e di due strambi gruppi di studenti: i “freak” e i “geek”. La creò Paul Feig, quello del nuovo Ghostbusters, ed è stata prodotta da Judd Apatow, quello di Love 40 anni vergine, per dirne due. Ci sono anche diversi attori nel frattempo diventati molto famosi: James Franco, Seth Rogen e Jason Segel. Per certi versi è una presa in giro di telefilm per adolescenti come Dawson’s Creek. È notevole anche la colonna sonora: Van Halen, Who, Billy Joel e Grateful Dead, fra gli altri.

Honourable Woman

È in realtà una miniserie, quindi già pensata per non durare di più. Ma è anche vero che ci sono miniserie che poi hanno avuto seguiti. Fu trasmessa nel 2014 da BBC e nel 2015 da Sky Atlantic. È fatta di otto episodi, ognuno della durata di circa un’ora. Ai tempi, Francesco Costa faceva parte della nicchia di questa serie, e scrisse: «È Homeland ma senza le assurde acrobazie e le povertà di idee delle ultime stagioni; è House of Cards ma senza un protagonista fichissimo i cui avversari sono uno più stupido e banale dell’altro. Ci sono le spie, ci sono i politici, c’è la diplomazia, c’è la geopolitica; non ci sono i cliché che abbiamo visto mille volte nelle serie su questi temi». Gabriel Tate del Guardian  la definì “la serie tv più appagante e densamente scritta da anni“.

Studio 60 on the Sunset Strip

22 episodi per 17 ore totali di visione: che se avete buoni ritmi e poco da fare, vuol dire che la si finisce in un weekend. Ci sono anche tanti e fitti dialoghi, perché è scritta da Aaron Sorkin, cioè quello di The West Wing e The Newsroom (e il cui primo film da regista uscirà a fine anno). Parla della troupe che scrive e gira un programma comico simile al Saturday Night Live. È una grande descrizione di come funziona la televisione americana, anche se su certe cose si prende un po’ di libertà.

Vinyl

Era una delle serie più attese del 2016 – perché parlava di rock, anni Settanta e New York, perché era stata pensata e prodotta da Mick Jagger e Martin Scorsese e perché aveva una gran sigla – ma si è poi rivelata molto al di sotto delle aspettative. Se volete darle comunque una possibilità, parla di Richie Finestra, un disilluso produttore discografico proprietario della American Century Records, che non è soddisfatto dei dischi che produce e cerca nuovi artisti da reclutare, mentre la sua casa discografica sta per essere venduta alla Polygram (una famosa casa discografica realmente esistita). Il primo episodio, comunque, l’ha diretto Scorsese: brutto-brutto non può essere.

Lucky Louie

Chiedete un po’ in giro e farete fatica a trovare qualcuno che vi dica che Louie (che di stagioni ne ha avute cinque) non è la migliore serie del comico americano Louis CK. Lucky Louie andò invece in onda solo per una stagione (altrimenti non sarebbe qui) nell’estate del 2006, su HBO. Insieme a Louie CK c’è Pamela Adlon ed è una sitcom su una famiglia normale. La particolarità della serie, che su IMDb ha un voto medio di 8 su 10, sta nella comicità del protagonista e anche nel modo in cui fu girata: dal vivo, davanti a dei veri spettatori, senza risate finte; “come si faceva una volta”. Al tempo fu accolta abbastanza male, ma IndieWire ha scritto che forse, rivista ora, è il caso di rivalutarla.

Firefly

È di fantascienza e western (di quel genere noto come space western), ma non è Westworld. Su IMDb il suo voto medio è di 9,1 e a votarla sono state più di 200mila persone (più di quelle che hanno votato Narcos, per esempio). È ambientata cinquecento anni nel futuro e parla di un gruppo di persone che vagano per la galassia, scoprendo mondi nuovi e scappando dai tanti problemi in cui si trovano. Andò in onda nel 2002 e la creò Joss Whedon, quello di Buffy – L’ammazzavampiri e di due film sugli Avengers. La cosa buona, se vi restano un po’ di dubbi dopo averla finita, è che nel 2005 uscì il film Serenity, che ne è la conclusione.

Terra Nova

Forse non c’eravate, o magari c’eravate e avete rimosso. Ma prima che uscisse, nel 2011, le aspettative erano tante. Perché era prodotta da Steven Spielberg, perché aveva un budget decisamente alto e perché una delle frasi usate per promuoverla era: «L’unica speranza per un futuro migliore si trova 85 milioni di anni nel passato». Dal futuro alcune persone sfruttavano un portale che le faceva andare al tempo dei dinosauri, solo che lì iniziavano i problemi, e i problemi non erano solo i dinosauri. Finì, lasciando molto meno di quello che aveva promesso, dopo 13 episodi.

BrainDead

È stata pensata dagli ideatori della serie giudiziaria The Good Wife, ma parla di alieni. In Italia è andata in onda nel 2016 su Rai Quattro ed è già certo che non ci sarà una seconda stagione. In effetti era una di quelle cose che potevano andare benissimo o malissimo, perché la protagonista (Mary Elizabeth Winstead) è una giovane donna che ottiene un lavoro nella politica di Washington e scopre due cose, scrive IMDb: «che il governo ha smesso di funzionare e che gli alieni sono arrivati sulla Terra e hanno mangiato il cervello a un numero sempre maggiore di membri del Congresso e funzionari del governo». In realtà alcuni critici ne hanno parlato come di una serie strana ma interessante e coraggiosa. Sono 13 episodi di circa 45 minuti.

 Alcatraz

Di questa – che uscì nel 2013, è stata prodotta da J. J. Abrams e su IMDb ha un voto medio di 7 su 10 – vi diciamo solo le premesse, poi fate voi. Si immagina che le guardie e i prigionieri che si trovavano a Alcatraz, la famosa prigione chiusa nel 1963, ritornino al giorno d’oggi: tocca ri-catturarli, e nel frattempo anche capire cosa diavolo ci fanno nel presente.

My so-called life

Con questa andiamo indietro di oltre 20 anni, perché andò in onda tra il 1994 e il 1995. È fatta da 19 episodi di circa 50 minuti ciascuno, è ambientato in una scuola superiore della Pennsylvania e ha per protagonista una ragazza di 15 anni. Piacque e continua a piacere a diversi critici (IndieWire ha scritto che è il punto più alto della tv per adolescenti) perché parlò di violenza, dipendenza, omosessualità e altri temi seri e complessi, in modo serio e non banale. Su IMDb ha un voto medio di 8,4.