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  • giovedì 10 agosto 2017

Una strana e misteriosa storia all’ambasciata statunitense a Cuba

Nel 2016 alcuni diplomatici a L'Avana soffrirono di perdita dell'udito, forse per un dispositivo di cui però non si sa niente

L'esterno dell'ambasciata statunitense a L'Avana (AP Photo/Ramon Espinosa)

Ieri il dipartimento di Stato americano ha annunciato di avere espulso due diplomatici cubani come risposta ad alcuni “incidenti” successi all’ambasciata statunitense a Cuba alla fine del 2016. La portavoce del dipartimento di Stato, Heather Nauert, non ha dato molti dettagli, ma ha detto che questi “incidenti” avevano provocato “diversi sintomi fisici” al personale diplomatico statunitense che lavorava all’ambasciata a L’Avana, costringendolo ad allontanarsi da Cuba e tornare negli Stati Uniti.

Alcune agenzie di stampa e giornali internazionali, come Reuters e Politico, hanno scritto che a un certo punto, nel 2016, i diplomatici americani cominciarono a soffrire di una inspiegabile perdita dell’udito. Una successiva indagine del governo americano ha confermato che i diplomatici erano stati esposti agli effetti di un dispositivo avanzato che era stato posizionato dentro o nei pressi dell’edificio dell’ambasciata. Non è ancora chiaro che tipo di dispositivo fosse né quale scopo avesse. Il governo americano non ha specificato nemmeno quante persone abbiano sofferto dei sintomi e siano state costrette a tornare negli Stati Uniti: alcuni funzionari americani citati da Associated Press hanno parlato di cinque diplomatici e rispettive mogli. L’FBI e il Diplomatic Security Service, i servizi di sicurezza del dipartimento di Stato, stanno ancora investigando.

Il governo cubano investe molte risorse nei suoi apparati di sicurezza, che tra le altre cose gli permettono di tenere centinaia di persone – forse migliaia – sotto sorveglianza. I diplomatici americani sono tra i più controllati, ed è quindi improbabile che qualcuno sia riuscito a progettare un piano per colpirli senza che il governo di Cuba lo sia venuto a sapere. Sembra comunque che le indagini iniziate dagli Stati Uniti si stiano concentrando anche al di fuori della regolare catena di comando del governo cubano. Ieri, poco dopo la decisione degli Stati Uniti di espellere due diplomatici cubani, il governo di Cuba ha diffuso un comunicato che diceva: «Cuba non ha mai permesso, e non permetterà mai, che il territorio cubano sia usato per azioni contro i diplomatici accreditati o le loro famiglie, senza eccezioni». Il ministro degli Esteri cubano ha detto di essere stato informato degli “incidenti” il 17 febbraio di quest’anno e di avere avviato di conseguenza una indagine urgente sull’accaduto. Ha però aggiunto che l’espulsione dei suoi due diplomatici dagli Stati Uniti è stato un atto ingiustificato e infondato.

Stati Uniti e Cuba avevano annunciato la stabilizzazione dei loro rapporti diplomatici nel dicembre 2014, dopo 50 anni di interruzione e 18 mesi di negoziati: le relazioni tra i due paesi si erano infatti deteriorate a partire dagli anni Sessanta, dopo la rivoluzione cubana e la presa del potere da parte di Fidel Castro. Gli “incidenti” denunciati dal dipartimento di Stato americano potrebbero contribuire a creare una situazione di tensione, anche perché Donald Trump, a differenza del suo predecessore Barack Obama, ha mostrato di essere meno favorevole a espandere i rapporti con Cuba e ha invertito alcune politiche della precedente amministrazione. Per il momento, comunque, tutta questa storia non ha provocato conseguenze gravi.

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