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  • domenica 23 luglio 2017

Le Hawaii prenderanno delle precauzioni contro la Corea del Nord

Anche se per ora il rischio di un attacco rimane molto basso, saranno introdotte specifiche procedure di allarme, e qualcuno ha chiesto di ristrutturare i vecchi rifugi anti-atomici

Jeffrey Wong, un funzionario dell'Agenzia per la gestione delle emergenze delle Hawaii, nel quartier generale dell'agenzia a Honolulu, il 21 luglio 2017 (AP Photo/Jennifer Sinco Kelleher)

Le Hawaii, lo stato insulare degli Stati Uniti che si trova quasi al centro dell’oceano Pacifico settentrionale, si stanno preparando a un possibile attacco missilistico da parte della Corea del Nord. Negli ultimi mesi la frequenza con cui la Corea del Nord compie test di armi è molto aumentata e ci sono stati undici lanci di missili: l’ultimo, quello del 4 luglio, ha creato particolare preoccupazione negli Stati Uniti perché era un missile balistico intercontinentale (ICBM), quindi in grado di coprire distanze molto maggiori rispetto alle consuete armi nordcoreane, potenzialmente pari a quella che separa la Corea del Nord dagli Stati Uniti. Secondo gli esperti, il missile – chiamato Hwasong-14 – può viaggiare per circa 6.700 chilometri, insufficienti per raggiungere le Hawaii, ma abbastanza per arrivare in Alaska, sul territorio continentale degli Stati Uniti. In futuro si pensa che la Corea del Nord possa dotarsi di missili in grado di colpire obiettivi ancora più lontani. Per questo, anche se non direttamente minacciate, le Hawaii hanno deciso di prepararsi all’eventualità di un attacco: sono il primo stato degli Stati Uniti a farlo.

L’arcipelago delle Hawaii è composto da sette isole principali e una serie di isole minori. Le isole più vicine alla Corea del Nord sono Niihau e Kauai: distano circa settemila chilometri. In totale nello stato delle Hawaii vivono 1,4 milioni di persone e si trovano molte strutture dell’esercito americano, compreso lo United States Pacific Command (USPACOM), il comando delle forze armate statunitensi responsabile per l’area dell’oceano Pacifico e gran parte dell’oceano Indiano: risponde direttamente al Pentagono, cioè al dipartimento della Difesa. Alle Hawaii, per la precisione a Oahu, si trova anche Pearl Harbor, la base navale che durante la Seconda guerra mondiale era sede della Flotta del Pacifico della marina militare statunitense e che fu attaccata da decine di aerei da guerra giapponesi il 7 dicembre 1941, costringendo di fatto gli Stati Uniti ad entrare in guerra.

Per ora non si sa molto delle precauzioni che le Hawaii stanno prendendo contro un possibile attacco nordcoreano, ma sembra che lo stato intenda preparare i propri cittadini a questa eventualità. La prima misura che dovrebbe prendere è una campagna informativa: secondo l’Honolulu Star Advertiser, che ha parlato con alcuni funzionari locali, saranno preparati degli annunci che dicono di «mettersi al riparo e ascoltare le notizie» via radio, e compiute delle evacuazioni di prova di alcuni edifici. Inoltre verrà testata una nuova sirena di emergenza, ogni primo giorno feriale del mese: sarà fatta suonare dopo la normale sirena che viene usata nei casi di emergenza, come gli uragani e gli tsunami, per segnalare una nuova minaccia: un attacco missilistico.

Ancora prima dell’ultimo test missilistico nordcoreano, una commissione della Camera dei rappresentanti delle Hawaii era già abbastanza preoccupata da approvare una risoluzione per chiedere di ristrutturare i rifugi anti-atomici presenti sulle isole e creare riserve di beni di prima necessità, visto che l’economia e la vita nell’arcipelago dipendono dall’approvvigionamento via mare (che potrebbe essere interrotto, in caso di un attacco improvviso). Qualcuno però ha criticato preoccupazioni e nuovi piani di emergenza: ad esempio l’Autorità hawaiana del turismo, un’agenzia del governo dello stato, che teme che il settore potrebbe essere danneggiato dagli allarmi sul pericolo nordcoreano. La portavoce dell’agenzia Charlene Chan ha fatto notare come anche l’arrivo di meno turisti danneggerebbe l’economia delle Hawaii e che comunque il rischio di un attacco missilistico per ora resta molto basso.

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