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  • venerdì 21 luglio 2017

Come ha fatto il figlio del re saudita a diventare erede al trono

Cioè la storia di quello che è successo in una notte di giugno alla Mecca, e che probabilmente cambierà il futuro dell'Arabia Saudita

Re Salman al centro, Mohammed bin Salman a destra e Mohammed bin Nayef a sinistra (AP Photo/Amr Nabil)

La sera del 20 giugno Mohammed bin Nayef, nipote del re saudita e fino a quel momento erede al trono, è stato convocato in un palazzo della Mecca per una comunicazione importante. È rimasto nell’edificio per molte ore, fino all’alba del giorno dopo: si dice che sia stato trattenuto contro la sua volontà e che abbia subìto molte pressioni per abbandonare la sua ambizione di diventare il prossimo re del paese. La mattina del 21, l’Arabia Saudita si è svegliata con una notizia enorme e inaspettata: Mohammed bin Nayef non era più l’erede al trono. Era stato sostituito dal giovane Mohammed bin Salman, 31 anni, principe noto e ambizioso, nonché figlio del re. La storia di quella notte non è nota, e forse non lo sarà mai, ma negli ultimi giorni alcuni giornali internazionali hanno pubblicato dei dettagli nuovi, qualcosa che potremmo definire come un dietro-le-quinte di quello che è successo. Non sono informazioni certe, ma sono utili per capire qualcosa di più una delle monarchie più importanti del mondo.

Il momento in cui Mohammed bin Nayef (a destra) giura fedeltà al nuovo erede al trono, Mohammed bin Salman, la mattina del 21 giugno

La storia di quella notte è stata raccontata dal New York Times e dal Wall Street Journal, che hanno usato fonti diverse sia tra i funzionari dell’amministrazione americana sia tra persone definite vicine alla famiglia reale saudita. Alcune parti di quello che è successo – che è stato definito una vera e propria “deposizione” – sono state ricostruite a partire dagli eventi dell’ultimo mese e in particolare dalla progressiva marginalizzazione di Mohammed bin Nayef, che dal 21 giugno non ha più fatto alcuna apparizione pubblica: è confinato nel suo palazzo a Gedda, una città portuale a ovest della Mecca, con poche possibilità di spostarsi e costantemente sorvegliato dagli uomini di Mohammed bin Salman.

La versione del regime saudita è questa: Mohammed bin Nayef avrebbe ceduto di sua volontà il ruolo di erede al trono di re Salman. Sarebbe stato il primo a dichiarare fedeltà a Mohammed bin Salman e sarebbe stato lui a volere che quel momento fosse filmato e trasmesso dalle televisioni nazionali. I media sauditi sostengono che ancora oggi Mohammed bin Nayef sia libero di ricevere visite tutti i giorni, nel suo palazzo a Gedda, e che da quel 21 giugno abbia incontrato sia re Salman sia Mohammed bin Salman in più di un’occasione. La ricostruzione dei giornali americani invece è diversa. New York Times e Wall Street Journal hanno sostenuto che la “deposizione” di Mohammed bin Nayef non sia stato un evento voluto da lui, né improvvisato, ma il risultato di un piano elaborato molto tempo prima e parte di una lotta interna alla famiglia reale. Il New York Times ha raccontato così la notte tra il 20 e il 21 giugno:

«Secondo fonti americane e vicine alla famiglia reale, prima di mezzanotte è stato detto a Mohammed bin Nayef che avrebbe incontrato il re. Poi è stato portato in un’altra stanza, dove alcuni funzionari della famiglia reale gli hanno preso il cellulare e gli hanno fatto pressione per rinunciare al suo incarico di principe ereditario e primo ministro. In un primo momento Mohammed bin Nayef si è rifiutato. Ma più la notte andava avanti, più il principe – che è diabetico e che soffre ancora delle conseguenze di un tentato assassinio da parte di un attentatore suicida, nel 2009 – era stanco. Nel frattempo alcuni funzionari della famiglia reale hanno chiamato i membri del Consiglio di Fedeltà, l’organo formato da principi e incaricato di decidere i cambi nella linea di successione al trono. Secondo un membro della famiglia reale, ad alcuni principi è stato detto che Mohammed bin Nayef soffriva di un problema di dipendenza da droghe e per questo sarebbe stato inadatto a fare il re.»

Il New York Times ha scritto che alcuni amici molto stretti di Mohammed bin Nayef avevano espresso già in passato preoccupazione per la salute del principe, ipotizzando che potesse soffrire del disturbo da stress post-traumatico a seguito dell’attentato alla sua vita. Bruce Riedel, ex funzionario della CIA e ora analista, ha sostenuto che il problema della dipendenza di farmaci per il dolore riscontrato in Mohammed bin Nayef potrebbe essere peggiorato nel corso degli anni. Le ragioni della sua “deposizione”, tuttavia, sembrano essere altre. Negli ultimi 15 anni Mohammed bin Nayef era diventato uno degli esponenti più rispettati all’estero, in particolare dal governo americano, grazie al suo impegno contro il terrorismo jihadista, ma la sua figura era stata piano piano surclassata da quella di Mohammed bin Salman, che con il suo enorme e ambizioso piano di modernizzazione dell’Arabia Saudita (chiamato “Vision 2030” e presentato nell’aprile 2016) aveva raccolto molti elogi e attenzioni. Il Wall Street Journal ha scritto che la rivalità tra i due principi era cominciata nel 2015, quando re Salman aveva dato a Mohammed bin Salman molti poteri: era stato nominato ministro della Difesa e gli era stata attribuita la gestione della politica estera, delle cose militari e dell’economia, oltre che della compagnia petrolifera nazionale, la Saudi Aramco.

Negli ultimi mesi Mohammed bin Salman ha fatto fruttare la sua posizione privilegiata, convincendo quasi tutti i membri del Consiglio di Fedeltà ad appoggiarlo (secondo la televisione di stato saudita, hanno votato per lui 31 dei 34 membri dell’organo). Non è ancora chiaro però quanto sostegno abbia davvero Mohammed bin Salman all’interno della famiglia reale, che ha mostrato di essere divisa anche su questioni molto importanti come la recente crisi con in mezzo il Qatar, promossa dagli stessi sauditi: secondo le fonti sentite dal Wall Street Journal, i membri della famiglia reale più anziani, quelli più conservatori e vicini a Mohammed bin Nayef, sarebbero stati favorevoli a una soluzione diplomatica, giudicata però troppo morbida dai principi giovani e sostenitori di Mohammed bin Salman, che propendevano invece per un blocco economico. Le divisioni tra questi due schieramenti avrebbero spinto la fazione guidata da Mohammed bin Salman a muoversi rapidamente per marginalizzare gli avversari. L’ipotesi che la “deposizione” di Mohammed bin Nayef fosse stata ampiamente progettata, inoltre, sembra essere confermata da alcune indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal secondo le quali Mohammed bin Salman avrebbe comunicato all’amministrazione di Donald Trump la sua intenzione di diventare erede al trono, prima della notte tra il 20 e il 21 giugno.

La mossa di Mohammed bin Salman è stata l’ultima fase di una lotta per la successione durata mesi, la più scioccante da quando re Saud fu obbligato a lasciare il trono da suo fratello, 53 anni fa. Al di là di come andranno le cose in futuro, sembra che oggi ci sia parecchia preoccupazione tra i membri della famiglia reale: si teme che quello che è successo possa avere creato un “precedente”, che potrebbe spingere la fazione che si oppone al potere di Mohammed bin Salman a riprendersi il potere perduto, mettendo ancora più in difficoltà la famiglia reale saudita.

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