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  • Mercoledì 5 luglio 2017

La città metropolitana di Milano rischia il dissesto

I consiglieri di quella che un tempo era la provincia di Milano dicono che è colpa del governo, e per questo minacciano di dimettersi

(ANSA/STEFANO PORTA)
(ANSA/STEFANO PORTA)

I consiglieri della Città metropolitana di Milano, l’ente che ha ereditato il territorio e parte delle funzioni della vecchia provincia di Milano, hanno minacciato di dimettersi in massa se entro domani il governo non acconsentirà a una proroga della scadenza entro cui è necessario presentare il bilancio dell’ente. La Città metropolitana, infatti, avrebbe dovuto presentare il bilancio lo scorso 30 giugno, ma non ha potuto farlo poiché mancano circa 47 milioni di euro per tenere i conti in pareggio. Se non sarà approvata una proroga, da domani inizieranno le procedure burocratiche che potrebbero portare alla dichiarazione di dissesto.

Secondo i consiglieri lo squilibrio nei conti, il “buco” da 47 milioni, non è dovuto alla cattiva gestione ma è un problema strutturale, dovuto all’alto “contributo al risanamento” che la Città metropolitana, come tutte le altre province e Città metropolitane, deve versare allo Stato italiano. Il “contributo” è stato inserito per la prima volta nella legge di stabilità del 2014 e fa parte del piano per l’abolizione delle province che avrebbe dovuto essere completato con la riforma costituzionale bocciata al referendum dello scorso dicembre. La legge stabilisce che province e Città metropolitane «concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente» e quindi devono versare «in un apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato un ammontare di risorse pari ai predetti risparmi di spesa».

Il “contributo al risanamento” è una voce di bilancio la cui quantità viene decisa, come notava la Corte dei conti già due anni fa, sulla base di «criteri di riparto mutevoli e, a volte, contraddittori». Quest’anno la Città metropolitana di Milano dovrà versare 165 milioni di euro allo Stato. Nel 2016 le entrate dell’ente erano state di 406 milioni di euro, a fronte di una spesa, escluso il versamento allo stato, di 310 milioni di euro: un bilancio più che sano, insomma, ma che viene fatto sballare dal “contributo al risanamento” versato allo Stato. In sostanza lo Stato sta chiedendo troppo alla Città metropolitana di Milano, rischiando di causarne il fallimento.

Franco D’Alfonso, consigliere delegato al Bilancio della Città metropolitana, ha spiegato che lo squilibrio dei conti è strutturale, cioè continuerà ad essere presente fino a che lo Stato non ridurrà le sue pretese. L’ente, infatti, non potrebbe risparmiare abbastanza da pagare quella cifra nemmeno volendo. I 310 milioni che spende ogni anno sono quasi tutti vincolati, cioè non possono essere spesi a piacere ma hanno già una loro destinazione prevista, per esempio perché servono a pagare stipendi. La Città ha un’autonomia relativa sulla spesa di appena 48 milioni di euro, di cui però 28 devono essere utilizzati per pagare le utenze, cioè bollette e altri costi fissi.

La Città metropolitana di Milano ha pochissime funzioni. Spetta alle regioni stabilire quali sono le competenze delle Città metropolitana, ce ne sono 14 in tutta Italia. In Lombardia il presidente Roberto Maroni ha spinto affinché la maggior parte delle funzioni venisse spostata presso la regione. Oggi le competenze della Città metropolitana di Milano riguardano soprattutto la pianificazione di servizi che devono coprire un’area superiore a quella del comune di Milano. La Città metropolitana, quindi, è un ente intermedio e con un ruolo molto ridotto. Per fare un paragone, il comune di Milano secondo il bilancio di previsione spenderà nel 2017 più di 7 miliardi di euro, mentre la Città metropolitana si fermerà, come abbiamo visto, a 310 milioni.

I consiglieri – che sono eletti in modo indiretto dagli amministratori locali dei comuni che fanno parte della città metropolitana – chiedono che la data in cui è necessario presentare il bilancio venga spostata, in modo da consentire loro di incontrarsi, il prossimo 17 luglio, con i tecnici del ministero dell’Economia che visiteranno la città. L’obiettivo dell’incontro sarà persuaderli a ridurre l’entità del contributo richiesto alla città o trovare altre soluzioni per permettere alla Città metropolitana di saldare il suo conto.