• Sport
  • lunedì 12 giugno 2017

La corsa motociclistica più pericolosa al mondo

È il Tourist Trophy, si corre ogni anno sull'Isola di Man, nel mar d'Irlanda: solo quest'anno sono morti tre piloti, ma non è la prima volta che succede

Una moto percorre un tratto del Snaefell Mountain Course (Dan Kitwood/Getty Images)

L’annuale edizione del Tourist Trophy si è tenuta la scorsa settimana sulle strade dell’Isola di Man, dipendenza della Corona Britannica nel mar d’Irlanda, tra Gran Bretagna e Irlanda. Il Tourist Trophy è probabilmente la corsa più famosa e prestigiosa del motociclismo internazionale. Si corre da più di un secolo sulle strade dell’isola — non proprio adatte ad ospitare una competizione motociclistica — ed è diversa dalla maggioranza delle altre gare di moto: oltre ad essere corsa in un circuito cittadino, ciascuna gara consiste in una prova a tempo effettuata singolarmente da ciascun pilota iscritto, che deve percorrere nel minor tempo possibile i circa 60 chilometri del circuito, che attraversa tutta la parte centrale dell’isola, per un numero di giri variabile che va da tre a sei.

I piloti percorrono centri abitati — tra marciapiedi, muretti, dossi e curve strette — tratti montuosi, pianeggianti e costieri caratterizzati da un manto stradale irregolare. In 60 chilometri, quindi, il circuito varia molto da punto a punto, e possono variare anche le condizioni meteorologiche, cosa che rende la corsa ancora più imprevedibile. Questo è il motivo principale per cui nei cento anni di storia del TT sono morte 255 persone, tra piloti, spettatori e organizzatori, e per cui si è cominciato a riferirsi alla gara come alla più pericolosa del mondo. Gli ultimi tre incidenti mortali si sono verificati durante le prove della scorsa settimana, in una sola giornata.

Il circuito del TT si chiama Snaefell Mountain Course. Il tracciato non è sempre stato uguale – ha subìto diverse variazioni nel corso degli anni – ma sostanzialmente le sue caratteristiche principali sono rimaste invariate. Ci si corre ininterrottamente dal 1907, salvo le interruzioni per le due guerre: è quindi il circuito motoristico più antico ancora in uso al mondo. Per i suoi primi cinquant’anni di storia il TT rimase quasi esclusivamente una competizione tra piloti britannici, con la saltuaria partecipazione di piloti stranieri, anche italiani.

Le moto usate, in special modo quelle vincenti, furono fin dai primi anni prevalentemente britanniche e italiane: Norton, Moto Guzzi e MV Agusta. Nel 1959 avvenne il debutto della prima casa giapponese, la Honda, e da allora al TT partecipano regolarmente piloti e casa motociclistiche provenienti da tutto il mondo. Ora il circuito è diventato meta di viaggi organizzati da centinaia di gruppi di motociclisti amatoriali, vengono girate molte pubblicità del settore e regolarmente i migliori piloti al mondo vanno sull’isola a provare qualche giro sullo storico Snaefell Mountain Course.

Il TT 2017 si è svolto la scorsa settimana, con gli eventi principali programmati tra venerdì e domenica. Giovedì scorso, nella gara della categoria RST Superbike, che si è corsa la mattina, si è verificato il primo incidente mortale dell’edizione 2017. Il pilota britannico Davey Lambert è morto nel pomeriggio in un ospedale di Liverpool per le gravi ferite riportate in una caduta avvenuta al terzo giro della corsa in uno dei punti più veloci del tracciato, dove si può arrivare a sfiorare i 330 chilometri orari senza che ci sia nessun tipo di protezione. Tre giorni prima, nel corso delle prove della categoria sidecar, un veicolo era uscito ad una curva finendo in mezzo a un gruppetto di spettatori posizionati a bordo strada, ma grazie alla velocità ridotta del mezzo non ci sono state conseguenze, né tra i piloti né tra il pubblico. Poche ore dopo l’incidente di Lambert, il pilota olandese Jochem van den Hoek, di 28 anni, è uscito di strada al primo giro della categoria Supersport. Gli organizzatori hanno annunciato la sua morte poco dopo. L’ultimo incidente mortale del TT di quest’anno si è verificato nella stessa giornata, quando l’irlandese Alan Bonner, 33 anni, è morto in seguito a una caduta nella sessione di qualifiche del Senior TT avvenuta al trentesimo chilometro del tracciato.

Nonostante l’enorme quantità di incidenti mortali, ogni anno centinaia di piloti partecipano al TT e attirano sull’isola decine di migliaia di spettatori. Nel corso degli anni le misure di sicurezza sono migliorate, ma fino a un certo punto e con dei limiti imposti dalla lunghezza e dalla struttura del percorso: ci sono diversi elicotteri di soccorso sempre pronti a decollare e lungo tutto il circuito sono state installate delle fotocellule che segnalano il passaggio dei motociclisti anche nei punti più remoti. Ma chi partecipa alla gara, e sono tanti, sa bene che i rischi rimangono sempre.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.