Il “sistema tedesco” non ha più nulla di tedesco

Martedì alla Camera si voterà la nuova legge elettorale che è stata parecchio modificata negli ultimi giorni

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Aggiornamento: La commissione Affari costituzionali ha approvato il testo della legge elettorale. Sarà votata martedì alla Camera alle 12.

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Martedì l’aula della Camera metterà ai voti per la prima volta la nuova legge elettorale, il cosiddetto “modello tedesco”, frutto dell’accordo dei quattro principali partiti che siedono in parlamento: PD, M5S, Lega Nord e Forza Italia. In particolare negli ultimi giorni, la legge è stata molto modificata e non ha quasi più nulla dell’originale “sistema tedesco”. In sostanza, la nuova legge è un proporzionale con soglia di sbarramento al 5 per cento che però ha al suo interno anche un meccanismo semi-maggioritario, di modesta utilità. Secondo molti, l’accordo tra i diversi partiti dovrebbe durare, la legge sarà approvata entro luglio anche dal Senato e porterà ad elezioni anticipate il prossimo autunno. Ma, come sempre in questi casi, ci sono ancora molte incognite sul suo percorso.

Come funziona la nuova legge?
La nuova legge elettorale sarà proporzionale, cioè attribuirà ai partiti un numero di seggi in parlamento proporzionale al numero di voti ricevuti, con qualche elasticità per via della soglia di sbarramento al 5 per cento. I partiti che non riusciranno a raggiungere questa soglia non entreranno in parlamento e i loro voti saranno redistribuiti tra le altre forze politiche. Quindi: se tre partiti otterranno il 30 per cento dei voti ciascuno e il restante 10 per cento verrà raccolto da partiti che non avranno raggiunto la soglia del 5 per cento, ognuno dei tre partiti più grandi riceverà circa il 33 per cento dei seggi parlamentari. Secondo gran parte delle simulazioni, con l’attuale distribuzione dell’elettorato, questo sistema non produrrà una chiara maggioranza parlamentare (per cui sarebbe necessario avere intorno al 45 per cento dei voti).

Il nuovo sistema, però, ha una grossa complicazione: che è anche l’elemento cosiddetto “tedesco” della legge. Il modo più semplice per spiegarlo è quello di descrivere come sarà la scheda elettorale. L’elettore avrà un solo voto a disposizione che potrà assegnare al suo partito preferito. Lo spazio dedicato ai vari partiti sarà diviso in due “parti”. Da un lato ci sarà il simbolo del partito con accanto una lista di nomi, il cosiddetto “listino”, la parte “proporzionale” della legge; accanto a questo listino ci sarà un altro nome, questo da solo: si tratta del candidato che sarà eletto con il sistema maggioritario, cioè sarà eletto soltanto se risulterà il candidato più votato in quel collegio.

Riassumendo: la nuova legge elettorale è proporzionale, ma ha un complicato meccanismo di distribuzione dei seggi. Dopo il voto, si contano tutti i voti dati (e ogni elettore può darne solo uno per la Camera e uno per il Senato), si guarda la percentuale ottenuta a livello nazionale da un partito e gli si assegna un numero proporzionale di seggi in parlamento, come spiegato prima. I primi a ricevere un seggio di quelli assegnati a un partito sono i candidati di quel partito che hanno ottenuto la maggioranza dei voti nei vari collegi maggioritari, quindi non quelli dei “listini”, ma quelli il cui nome era “a parte”. Una volta assegnato un seggio a tutti i vincitori dei vari collegi uninominali si assegnano seggi ai candidati dei listini, fino ad arrivare al numero di seggi totali che spetta a un certo partito in base al calcolo proporzionale dei voti. In teoria, il numero di collegi nominali è stato abbassato in modo che non si verifichi il caso opposto: ossia un partito che vince più seggi maggioritari del totale di seggi che gli spetterebbero in base alle quote proporzionali.

Infine, se avanzano ancora seggi – se cioè a un partito spettano ancora seggi in Parlamento dopo aver dato un seggio a tutti i candidati dei collegi uninominali e a tutti i candidati nei listini – vengono nominati i “migliori” perdenti dei collegi uninominali. Se una lista riesce ad eleggere dei candidati nei collegi uninominali, ma non raggiunge la soglia di sbarramento al 5 per cento – quindi se una lista va molto bene ma solo in pochi collegi – non elegge nessuno. In tutto alla Camera ci saranno 28 circoscrizioni, ognuna con il suo listino, e 225 collegi maggioritari, dove i candidati dovranno ottenere la maggioranza relativa dei voti in quel collegio per essere eletti. Ogni persona potrà candidarsi al massimo in un collegio e in una circoscrizione (non necessariamente quella relativa al collegio), oppure ci si potrà candidare solo in un collegio o solo in una circoscrizione.

E il sistema tedesco?
Questo significa che la nuova legge elettorale italiana non ha praticamente più nulla a che fare con quella tedesca. Il sistema in vigore in Germania si basa su due punti fondamentali. Il primo è la possibilità di mettere due voti diversi sulla scheda: uno al candidato e una alla lista (in Italia invece si vota automaticamente lista e candidato associato). In questo modo, un elettore può decidere di dare il voto a un candidato indipendente o al candidato di una lista, ma nel contempo di votare con il secondo voto il suo partito favorito. Il secondo pilastro del sistema elettorale tedesco è che il parlamento ha un numero di seggi variabile.

Il meccanismo fondamentale alla base del sistema tedesco è che i candidati eletti con il sistema uninominale – quello del primo voto – sono eletti in ogni caso, anche se sono in numero maggiore rispetto alla quota proporzionale che spetterebbe a un certo partito in base ai voti di lista. Quando si verifica questa circostanza, tutti gli altri partiti ricevono dei deputati in più, in modo da mantenere la corretta ripartizione proporzionale stabilita dal secondo voto. Questo è possibile in Germania perché il numero di parlamentari non è fisso: ed è sempre possibile aggiungere altri seggi in modo da rispettare le proporzioni dei vari partiti. Il Parlamento attuale, per esempio, è composto da 630 membri. Nel 2009 erano 622.

La nuova legge sarà approvata?
Per il momento sembra di sì. Dopo settimane di discussione in commissione Affari costituzionali le varie forze politiche sono arrivate a un accordo condiviso. A meno di improbabili sorprese nel corso della giornata di oggi, la commissione produrrà un testo su cui sono tutti d’accordo e che dovrebbe essere votato domani alla Camera da una larghissima maggioranza. In teoria, la legge dovrebbe essere approvata definitivamente entro la prima settimana di luglio.

Ci saranno elezioni anticipate?
Nessuno può dirlo con certezza, ma per il momento sembra molto probabile che in qualche modo si arriverà ad elezioni anticipate dopo l’approvazione della legge elettorale. I giornali parlano di una data possibile tra la fine di settembre e quella di ottobre. Tutte le forze politiche favorevoli alla nuova legge elettorale sembrano d’accordo sull’opportunità di elezioni anticipate, in particolare M5S e Lega Nord. Le maggiori resistenze al voto anticipato si trovano in alcune aree del PD, che invece vorrebbero tenere in piedi il governo e portare la legislatura a scadenza naturale.