Uno scheletro di balenottera azzurra nel Biodiversity Centre dell'Università della British Columbia, a Vancouver, il 13 maggio 2010 (AP Photo/The Canadian Press, Jonathan Hayward)

Perché le balene sono così grandi?

Non lo sappiamo con certezza, e non sono sempre state così

Uno scheletro di balenottera azzurra nel Biodiversity Centre dell'Università della British Columbia, a Vancouver, il 13 maggio 2010 (AP Photo/The Canadian Press, Jonathan Hayward)

La balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) è l’animale più grande che esista e che sia mai esistito, per quello che sappiamo: gli esemplari più lunghi mai misurati erano lunghi circa 33 metri e il loro cuore grande tanto quanto una piccola automobile. Per i biologi evoluzionisti le ragioni per cui questi animali siano tanto grandi sono ancora un tema di dibattito e per questo un gruppo di scienziati ha provato a stimare a che punto della storia della vita sulla Terra le balenottere azzurre e gli altri tipi di balene abbiano cominciato a diventare così grandi, pubblicando il risultato del proprio studio sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B.

balenottera_azzurraLe dimensioni di una balenottera azzurra confrontate con quelle di una persona (Wikimedia Commons)

Secondo alcuni biologi le balene sono tanto grandi perché con l’ultima era glaciale (iniziata circa 2,6 milioni di anni fa e tuttora in corso) è diventato conveniente essere molto grosse: un corpo più grande può contenere maggiori riserve di energia in forma di grasso e può essere un vantaggio quando per trovare il cibo bisogna fare molta strada. Secondo altri biologi la grande stazza dipende dal fatto che essere più grosse permetteva alle balene di scappare da grandi predatori che oggi non esistono più, come lo squalo megalodonte e il Livyatan melvillei, un cetaceo simile al capodoglio. Secondo altri ancora le balene sarebbero cresciute così tanto in virtù della regola di Cope che dice che (in molti casi) l’evoluzione porta a un ingrandimento delle dimensioni degli animali.

Per determinare quale fosse la spiegazione più convincente, Jeremy Goldbogen dell’Università di Stanford, Graham Slater dell’Università di Chicago e Nick Pyenson dello Smithsonian Institution hanno raccolto dati sulle dimensioni delle balene attuali e sui fossili delle specie estinte e li hanno organizzati per specie e in ordine cronologico. Hanno scoperto che le balene davvero grandi, quelle più lunghe di 10 metri, ci sono da relativamente poco tempo: da 4,5 milioni di anni, che sono pochi considerando che le prime balene sono comparse circa 35 milioni di anni fa.

Queste balene davvero grandi peraltro si sono evolute in parte indipendentemente le une dalle altre. C’è la famiglia delle balenottere (Balaenopteridae) che comprende le balenottere comuni (Balaenoptera physalus) e le megattere (Megaptera novaeangliae) da una parte e le balenottere azzurre (Balaenoptera musculus) e le balenottere boreali (Balaenoptera borealis) dall’altra, e poi c’è la famiglia dei Balenidi (Balaenidae) che comprende le balene franche e la balena della Groenlandia (Balaena mysticetus). Tra questi animali e le balene più piccole ci possono essere anche 25 metri di differenza: la caperea, chiamata anche balena franca pigmea, in media è lunga tra i 4 e 6,5 metri, la lunghezza media delle balene preistoriche. Un’altra cosa che i ricercatori hanno notato è che gran parte delle specie di balene più piccole si sono estinte.

balene(Proceedings of the Royal Society B)

La regola di Cope non spiega perché la stazza delle balene abbia cominciato ad aumentare così di recente e così tanto, e nemmeno l’ipotesi che le balene più grandi avessero un vantaggio sui predatori è convincente, perché quei predatori non sono arrivati a un certo punto, ma c’erano sempre stati. La spiegazione più ragionevole è quella che tira in ballo l’ultima era glaciale. Circa 3 milioni di anni fa l’emisfero boreale si coprì di ghiacci che poi si ritirarono: questa alternanza cambiò gli oceani e fece sì che lungo le coste si trovassero più sostanze nutrienti per crostacei e piccoli pesci, e conseguentemente per le balene, che di questi si nutrono. Viceversa in alto mare cominciò a esserci meno cibo. È probabile che in questo nuovo ambiente le balene più grandi fossero avvantaggiate perché in grado di sopravvivere nei lunghi percorsi tra una zona ricca di cibo e l’altra. Allo stesso tempo, oltre alla grande stazza, queste balene hanno sviluppato una tecnica di ingestione del cibo più conveniente: quando si avvicinano a una zona ricca dei pesci di cui si nutrono accelerano e aprono molto la bocca in modo da ingerire una grossa quantità di acqua e cibo. Più una balena è grande più questo metodo di ingestione del cibo è efficiente perché riesce a ottenerne una grande quantità con un’unica apertura della bocca, cioè consumando poca energia.

Non tutti gli scienziati sono d’accordo con le ipotesi di Goldbogen, Slater e Pyenson, e gli stessi tre biologi dicono che si tratta di un’ipotesi e che servirebbero molti più fossili degli ultimi 3 milioni di anni per confermarla, fossili che purtroppo sono difficili da trovare in parte per via degli stessi cambiamenti avvenuti agli oceani a causa dell’ultima era glaciale. Tuttavia questa ipotesi potrebbe essere un buon punto di partenza per studiare la possibile evoluzione delle balene in futuro e le loro possibilità di sopravvivenza negli oceani di oggi, che stanno diventando sempre più acidi e poveri di ossigeno: con le nuove condizioni potrebbe essere più vantaggioso avere stazze minori, ma non è detto che per le balene sarà possibile tornare a essere piccole in breve tempo.

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