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  • mercoledì 12 Aprile 2017

C’è un ciclista in autostrada

La storia di Andrea Guardini, che domenica ha finito la Parigi-Roubaix prima in autostrada e poi in caserma (tutto bene eh)

Domenica si è corsa la gara di ciclismo Parigi-Roubaix e mentre alcuni corridori erano in corsa qualcuno ha visto, su un’autostrada, a qualche decina di chilometri da Roubaix, un ciclista che – da come andava – sembrava essere uno di quelli che avrebbe dovuto essere in gara e non su un’autostrada (su cui tra l’altro i ciclisti non possono stare). Era il ciclista italiano Andrea Guardini, e la storia di come era finito lì, e di cosa è successo dopo, è bella e bizzarra.

La Parigi-Roubaix – la cui 115esima edizione si è corsa domenica 9 aprile – è una delle più importanti gare ciclistiche al mondo: è lunga più di 250 chilometri e più di 50 si corrono sul pavé. Si dice che sia la corsa più difficile per i corridori (guidare le biciclette sul pavé, specie a certe velocità, è molto complicato) e la più bella per chi la guarda: perché succede sempre qualcosa, si formano molti gruppetti, c’è sempre qualche imprevisto. Quest’anno la Parigi-Roubaix l’ha vinta il belga Greg Van Avermaet (al momento, il migliore di tutti sul pavé) e sarà ricordata come l’ultima di Tom Boonen prima del ritiro: uno dei ciclisti migliori di sempre sul pavé.

Oltre a Boonen e Van Avermaet al traguardo – storico: in un velodromo – sono arrivati in 100, dopo che a partire erano stati in 199. Una ventina di corridori è arrivata ma, avendo un distacco superiore alla mezz’ora dal primo, sono stati squalificati. Un’altra settantina si è ritirata: chi perché troppo stanco, chi perché ferito dopo qualche caduta, chi perché ormai era chiaro che sarebbe arrivato fuori tempo massimo. Tra chi si è ritirato c’è anche Andrea Guardini, velocista italiano di 27 anni, professionista dal 2011, che corre per la UAE Team Emirates. Guardini è uno di quelli che a un certo punto, domenica, ha deciso di ritirarsi.

Normalmente funziona così: ci si ferma, si aspetta la propria ammiraglia (l’auto della squadra), ci si mette sopra la bici e ci si siede, ritirandosi. Non è chiaro perché, probabilmente perché l’auto era già piena, quando Guardini ha visto arrivare la sua ammiraglia gli è stato detto di togliersi il numerino, uscire dal percorso di gara, prendere una strada normale (senza pavé) e arrivare al traguardo. Su Facebook, Guardini ha scritto: «Quando sono arrivato all’ammiraglia al secondo rifornimento mi hanno detto di “tagliare e andare all’arrivo”… li ho presi in parola… sarei arrivato 40 minuti prima degli altri».

Guardini, che probabilmente non parla benissimo il francese, è uscito dal percorso e ha seguito le indicazioni stradali per Roubaix. Solo che è finito in una strada a scorrimento veloce, quelle su cui non possono andare le bici (e nemmeno le moto di bassa cilindrata). Qualche autista l’ha visto mentre pedalava a ritmo piuttosto alto (per togliersi di mezzo da quella strada o arrivare al traguardo in tempo per vedere l’arrivo), qualcuno gli ha fatto un video, qualcun altro ha chiamato la polizia, avvisandoli dell’avvistamento.

La polizia è arrivata e, nel dubbio, l’ha portato in caserma.

Guardini ha scritto: «Devo ringraziarli veramente di cuore per l’ospitalità, mi hanno pure fatto vedere il finale della corsa 😂…. sono stati gentilissimi! Da lì ho potuto contattare mia moglie, che ha contattato la squadra con un giro di telefonate». Pare che a prenderlo, quando ormai era sera, sia andato Mirko, il massaggiatore della squadra. Guardini ha poi lasciato la sua maglietta – o la sua borraccia, o forse entrambe le cose – come regalo per i poliziotti francesi.