Proveremo anche questa, contro la malaria: zanzare geneticamente modificate

È un ambizioso progetto che sarà sperimentato in Burkina Faso, ma i problemi pratici ed etici non mancano

Una donna con una bambina, protette da una zanzariera in un ospedale di Mogadiscio, Somalia (Roberto Schmidt /AFP/Getty Images)

Bana è un piccolo villaggio del Burkina Faso, nell’Africa occidentale, che nei prossimi anni potrebbe diventare il più grande e importante laboratorio per sperimentare nuove soluzioni per contrastare una delle malattie più diffuse e mortali al mondo: la malaria. I preparativi sono iniziati per informare i circa 3mila abitanti della città su un progetto molto ambizioso: diffondere zanzare geneticamente modificate per ridurre la popolazione di questi insetti, che trasmettono la malattia con le loro punture. Il progetto si chiama “Target Malaria”, è finanziato in parte dalla Fondazione di Bill e Melissa Gates ed è considerato tra i più interessanti e promettenti contro la malaria, ma anche un’iniziativa con numerose incognite e dubbi sul piano pratico ed etico.

Oltre 200 milioni di contagi
Negli ultimi decenni sono state elaborate strategie di ogni tipo per ridurre i contagi da malaria, ma nessuno si è dimostrato davvero efficace per evitare che oltre 200 milioni di persone ogni anno entrino in contatto con la malattia. Se trattato subito, un paziente riesce a guarire senza particolari problemi, evitandosi le complicazioni, ma in molte aree rurali dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina (dove la malattia è più diffusa) è spesso impossibile ricevere cure adeguate. Solo nel 2015 a causa della malaria si stima che siano morte quasi 430mila persone in tutto il mondo. In attesa di un sistema di vaccinazione davvero efficace, economico e semplice da somministrare, l’unico vero strumento contro la malaria è evitare le punture delle zanzare. Per questo motivo negli ultimi anni le ricerche si sono concentrate su soluzioni per ridurre le popolazioni di questi insetti, soprattutto in prossimità delle aree abitate.

Le zanzare e la malaria
Tenere sotto controllo la popolazione delle zanzare non è per nulla semplice: questi insetti hanno ritmi di riproduzione molto alti, soprattutto nelle stagioni delle piogge, quando è più alto il tasso di umidità. Piccole pozze di acqua stagnante di qualsiasi tipo, da una pozzanghera a una grondaia otturata, offrono l’ambiente ideale per la deposizione di migliaia di uova, che in pochi giorni si trasformano in larve e infine in zanzare. Solo le femmine mordono e lo fanno di solito poco dopo l’accoppiamento: hanno bisogno delle proteine del sangue umano o di altri animali per avere nuove energie, in vista della deposizione delle uova.

Insetticidi, repellenti e zanzariere aiutano a ridurre la presenza delle zanzare, ma considerata la loro alta concentrazione nelle aree tropicali e subtropicali è impossibile liberarsene. I ricercatori che lavorano a Bana, per esempio, raccontano che nella stagione umida i loro teli spruzzati con insetticida raccolgono fino a 100 zanzare in una sola stanza. Più è alto il numero di zanzare, più è alto il rischio di essere morsi da un insetto che trasporta il parassita della malaria.

Zanzare geneticamente modificate
“Target Malaria” a Bana sta quindi per sperimentare una soluzione diversa, che non passa per gli insetticidi ma per la genetica. Considerato che il problema è l’alto numero di zanzare, i suoi ricercatori hanno pensato di risolverlo modificando geneticamente questi insetti per renderli meno prolifici. Vogliono farlo attraverso la tecnica del cosiddetto “gene drive”: un gene, cioè il portatore delle informazioni ereditarie, viene modificato in laboratorio su un gruppo di esemplari che a loro volta lo trasmetteranno in natura tramite la riproduzione, guidando un cambiamento su larga scala per la specie cui appartengono. La modificazione è quindi ereditata con una frequenza più alta, consentendo una sua rapida diffusione nella popolazione oggetto del “gene drive”.

Le zanzare modificate che saranno diffuse a Bana non esistono ancora e i test di laboratorio per realizzarle avvengono a migliaia di chilometri di distanza dal Burkina Faso, presso l’Imperial College London nel Regno Unito. I ricercatori si stanno occupando della specie Anopheles gambiae, una delle principali responsabili della diffusione della malaria nell’area. Per ora stanno valutando due possibili approcci per il “gene drive”: modificare le zanzare in modo che nascano meno femmine, le responsabili delle punture, o impedire in generale a questi insetti di produrre nuove generazioni.

Una soluzione non esclude necessariamente l’altra. La prima passa attraverso l’introduzione di un gene che porti alla distruzione del cromosoma X nello sperma delle zanzare, in modo che con la fecondazione si arrivi alla produzione di cellule uovo contenenti solo futuri maschi (una coppia di cromosomi X dà una femmina, un cromosoma X combinato con un Y un maschio). La seconda prevede invece l’introduzione di uno o più geni che renda le nuove generazioni sterili.

Stando alle stime di “Target Malaria”, entrambe le soluzioni potrebbero portare in 2-8 anni a una riduzione della popolazione di zanzare a Bana tale da rendere molto meno frequenti le loro punture. L’obiettivo non è infatti sterminare completamente la specie nella zona, anche perché sarebbe probabilmente impossibile, ma ridurre la sua popolazione al punto da ridurre enormemente il rischio di contagio.

Problemi pratici ed etici
Una soluzione di questo tipo in un intero villaggio, senza possibilità di contenimento della popolazione di zanzare con geni modificati non è però stata mai sperimentata prima, e ci sono comprensibilmente preoccupazioni. Come centinaia, se non migliaia, di altri esseri viventi, le zanzare sono parte di un ecosistema, un insieme molto complesso che salvo imprevisti si mantiene in equlibrio e garantisce la sopravvivenza di numerose specie. Semplificando, le zanzare si nutrono di nettare e per scopi riproduttivi di sangue, ma a loro volta sono prede per altri animali, che basano parte della loro dieta su di loro. Se in breve tempo la popolazione di zanzare diminuisse che cosa accadrebbe ad altre specie? Quali equilibri si perderebbero?

Gli esperti di “Target Malaria” dicono di avere eseguito test e simulazioni, arrivando alla conclusione che la riduzione del numero di zanzare non avrebbe conseguenze sull’ecosistema in cui vivono. Ma ci sono anche perplessità dal punto di vista etico e del diritto. Le innovazioni nel campo della ricerca genetica procedono speditamente e in molti casi i singoli paesi non tengono il passo, lasciando aree grigie e qualche ambiguità. I critici delle tecniche di “gene drive” per questi scopi si chiedono per esempio con che diritto un centro di ricerca, finanziato privatamente, possa decidere di rilasciare nell’ambiente un insetto che, riproducendosi, influirà su un’intera specie e sui processi evolutivi che l’hanno portata in milioni di anni a essere come la conosciamo oggi. Critiche di questo tipo trascurano però il fatto che da sempre l’attività umana ha cambiato il corso della natura, inventando per esempio materiali inquinanti che richiedono secoli per essere smaltiti (come la plastica), o creando innesti per produrre ibridi di piante di ogni tipo, spesso a fini alimentari e che hanno permesso all’umanità di prosperare, senza contare le piante geneticamente modificate. Un cambiamento così incisivo su un animale potrebbe comunque avere ripercussioni impreviste, e per questo la stessa “Target Malaria” vuole procedere con cautela.

Divulgazione e fiducia
In attesa che nel Regno Unito le zanzare siano pronte (sarà necessario qualche anno), a Bana i ricercatori sono già al lavoro per informare la popolazione sul progetto e ottenere la loro fiducia. Il gruppo di ricerca è internazionale e lavora con l’aiuto di alcuni interpreti, ma sul posto ci sono anche diversi ricercatori dell’Istituto di ricerca delle scienze e della salute di Bobo-Dioulasso, una delle principali istituzioni del Burkina Faso dedicate allo studio della malaria. L’iniziativa ha inoltre attirato l’interesse degli antropologi, perché nei secoli la malattia ha influito molto su tradizioni e abitudini della popolazione.

Come avviene in altre parti dell’Africa, anche gli abitanti di Bana credono che la malaria si diffonda nutrendosi di alimenti molto grassi o dolci e non a causa delle punture delle zanzare. Il primo obiettivo è spiegare che le cose stanno diversamente, utilizzando concetti semplici e che possano essere compresi da tutti, a prescindere dall’età e dal livello d’istruzione. I ricercatori mostrano grandi cartelli con disegni per illustrare il modo in cui le zanzare pungono, le conseguenze di una puntura e i rischi di contrarre la malaria. In altri cartelli ci sono disegni di omini con camici bianchi, intenti a studiare questi insetti al microscopio, per far capire lo scopo delle loro attività. I primi ricercatori sono arrivati nel villaggio circa tre anni fa, quindi gli abitanti hanno imparato a conoscerli e sanno che passano le giornate a cacciare zanzare e stendere strani teli (con l’insetticida) in alcune case scelte a campione. Nel complesso sono percepiti positivamente, anche perché nelle abitazioni dove conducono i test il numero di zanzare si riduce di molto, seppure temporaneamente.

Nel 2018 i ricercatori hanno in programma di diffondere maschi di zanzara sterili nella zona, e probabilmente in altri due villaggi. Non avrà ripercussioni tangibili sui livelli di malaria, ma sarà una specie di prova generale per testare le modalità di rilascio delle zanzare modificate e abituare la popolazione all’idea che per ridurre la popolazione di questi insetti sia prima necessario farla aumentare, introducendone di altro tipo. Per ora i ricercatori non hanno comunque spiegato nel dettaglio in che cosa consiste il “gene drive”, perché confonderebbe le idee e non vogliono che passi l’idea che presto ci sarà una “soluzione miracolosa” al problema della malaria. Davanti a questa prospettiva, tutta ancora da provare, molti potrebbero ridurre le loro attenzioni e le buone pratiche per evitare il contagio, portando a rischi più alti per l’intero villaggio.