L’ultimo Rockefeller

Storia di David Rockefeller, il più vecchio miliardario del mondo, morto lunedì a 101 anni dopo aver fatto molte cose notevoli coi suoi soldi

di Heather Burke e Mark Schoifet - Bloomberg
(AP Photo/Manuel Balce Ceneta)

David Rockefeller – banchiere, filantropo, consigliere presidenziale statunitense ed erede di una delle fortune più famose della storia – è morto lunedì a 101 anni. Era il miliardario più vecchio del mondo. Stando a un comunicato di Fraser P. Seitel, un portavoce della famiglia, Rockefeller è morto nella sua casa di Pocantico Hills, nello stato di New York, per un’insufficienza cardiaca congestizia.

Rockfeller era il più giovane e l’ultimo nipote ancora in vita del fondatore di Standard Oil John D. Rockefeller, il primo miliardario degli Stati Uniti. Era l’unico tra i cinque figli di John D. Rockefeller Jr. ad aver sempre lavorato nel mondo aziendale, arrivando a diventare CEO di Chase Manhattan Bank nel corso dei suoi 35 anni alla società. Rockefeller era anche un amico intimo di diversi leader mondiali, da Deng Xiaoping in Cina a Nelson Mandela in Sudafrica, dallo scià dell’Iran a Henry Kissinger. È noto l’episodio in cui chiese al presidente americano Jimmy Carter di permettere l’ingresso dello scià deposto negli Stati Uniti perché potesse ricevere cure mediche, che portò alla crisi degli ostaggi americani a Teheran dal 1979 al 1981.

Rockefeller era altrettanto famoso per la sua filantropia. Nel 2006 lasciò in eredità 225 milioni di dollari (circa 208 milioni di euro) al Rockefeller Brothers Fund, che aveva fondato insieme ai suoi fratelli nel 1940 per promuovere i cambiamenti sociali nel mondo. L’anno prima aveva donato 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) a due enti di New York: il Museum of Modern Art, fondato insieme a sua madre, e la Rockefeller University, un istituto di ricerca medica creato da suo nonno. Nel 2008 donò 100 milioni di dollari all’università che aveva frequentato, la Harvard University di Cambridge, in Massachusetts. «I legami aziendali, filantropici e politici di David Rockefeller sono forse senza pari», ha detto Ron Chernow, autore di Titan, una biografia di John D. Rockefeller pubblicata nel 1998.

La morte di David Rockefeller chiude un capitolo della nota storia della famiglia. David, Laurance, John, Nelson e Winthrop Rockefeller – conosciuti semplicemente come “i fratelli” – hanno attraversato i mondi interconnessi dell’economia, della politica, della filantropia e delle arti come nessun’altra famiglia americana prima di loro. Laurance Rockefeller, morto nel 2004, fu un investitore, un ambientalista e consigliere di cinque presidenti americani sul tema della tutela ambientale. Nelson, che morì nel 1979, fu governatore dello stato di New York per quattro mandati e vicepresidente di Gerald Ford. John D. Rockefeller III, il fratello maggiore morto in un incidente d’auto nel 1978, guidò la raccolta fondi per la costruzione del Lincoln Center for the Performing Arts di New York. Winthrop Rockefeller, morto nel 1973, fu governatore dell’Arkansas. La loro sorella, Abby Rockefeller Mauze, conosciuta come “Babs”, morì nel 1976.

Il patrimonio dei Rockefeller, che in passato furono la famiglia più ricca degli Stati Uniti, oggi impallidisce se paragonato a quello dei magnati del 21esimo secolo come il fondatore di Microsoft Bill Gates o l’investitore Warren Buffett. Una volta David Rockefeller scherzando disse di essere stato l’unico Rockefeller della sua generazione «ad aver lavorato». Dal 1957 al 1981 Rockefeller fu presidente del consiglio d’amministrazione, presidente e CEO di Chase, che trasformò in un istituto finanziario globale; visitò 103 paesi, incontrando decine di presidenti, re e primi ministri e accumulando circa 150mila cariche in uno schedario elettronico. «Avendo iniziato prima credo di conoscere più capi di stato di chiunque altro, a eccezione di Henry Kissinger, ma forse comprendendo anche lui», disse Rockefeller durante un’intervista nel dicembre 2003.
Rockefeller venne criticato per aver incontrato diversi dittatori, tra cui Fidel Castro e Saddam Hussein. Come membro del Council of Foreign Relations per oltre 60 anni e presidente dell’organizzazione per 15, Rockefeller fu spesso oggetto di teorie del complotto per via della sua appartenenza a gruppi esclusivi come la Trilateral Commission e il Bilderberg Group. «Forse tra altri 20 anni sarò sopravvissuto a tutta la stampa negativa nei miei confronti», disse in un’intervista.

Durante il suo periodo a Chase, Rockefeller è sopravvissuto a rivali, scandali, problemi operativi e pressioni da parte del consiglio di amministrazione, andando in pensione come da programma a 65 anni. Oggi, dopo l’acquisizione da parte di Chemical Banking nel 1995, Chase fa parte di JPMorgan Chase, la più grande banca americana per patrimonio. La nuova società acquisì poi J.P. Morgan & Co. cinque anni dopo e Bank One nel 2004. Rockefeller disse di essere rimasto sconvolto dalla fusione con J.P. Morgan, che unì la banca dei Rockefeller a quella leggendaria del suo unico vero rivale per il potere finanziario del Novecento, J. Pierpont Morgan.

Rockefeller, come presidente del Downtown-Lower Manhattan Association, e suo fratello Nelson, come governatore dello stato di New York, ebbero un ruolo fondamentale nella costruzione del World Trade Center e del distretto finanziario di Wall Street di New York negli anni Sessanta e Settanta. I due cercarono di promuovere il mercato degli uffici di Lower Manhattan nello stesso modo in cui il padre, su loro incoraggiamento, aveva lavorato per sostenere Midtown durante la Grande depressione costruendo il complesso del Rockefeller Center. Nel periodo della loro costruzione le Torri Gemelle vennero spesso definite “David” e “Nelson” dalla stampa. Rockefeller, che l’11 settembre 2001 guardò bruciare le torri dal suo ufficio al 56esimo piano del Rockefeller Center, fu un membro onorario del gruppo di lavoro che progettò un memoriale per i morti degli attacchi.

Nel 2002 David Rockefeller pubblicò Memoirs (pubblicato in italiano con il titolo La mia vita), la prima autobiografia di un membro della famiglia da Random Reminiscences of Men and Events, pubblicato da suo nonno del 1909. I critici descrissero il libro – che raccontava gli scismi tra i fratelli Rockefeller e la depressione della moglie di David – come un raro punto di vista schietto sulla famiglia, aggiungendo però anche che mancava di sensazionalismo e confessioni più intime. Rockefeller scriveva di suo nonno con rispetto e schivava le vecchie descrizioni che dipingevano John D. Rockefeller come un imprenditore avido e senza scrupoli. Rockefeller difese il monopolio di Standard Oil: «Fu la più grande conquista di mio nonno: sviluppare il settore petrolifero e, nel frattempo, creare una società moderna», scrisse, «fu un trionfo dal punto di vista organizzativo che trasformò il mondo dell’impresa».

David fu il primo Rockefeller a unire gli oltre cento discendenti di John Sr.. Organizzò riunioni di famiglia annuali nella proprietà dei Rockefeller di Pocantico Hills, che si affaccia sul fiume Hudson a nord di New York. Incoraggiò le attività dei suoi parenti nel campo della filantropia e dell’istruzione, come per esempio l’incarico di suo figlio David come presidente della National Parks Foundation.

Probabilmente nessuno dei membri della quarta generazione dei Rockefeller riuscirà a sostituire David nel ruolo di portabandiera della famiglia. «Nessuno può prendere il suo posto», disse durante un’intervista del 1995 al New York Times Warren T. “Lindy” Lindquist, compagno di Rockefeller durante la Seconda guerra mondiale e suo socio, morto nel 2003, «non perché gli altri Rockefeller non siano bravi, intelligenti o talentuosi, ma perché il mondo è cambiato e loro hanno interessi diversi».

I primi anni

David Rockefeller nacque il 12 giugno 1915 a New York e fu l’ultimo figlio di John D. Rockefeller Jr. – che passò la maggior parte della vita a salvaguardare le attività filantropiche di John Sr. – e Abby Aldrich Rockefeller. Frequentò lo sperimentale Teachers College della Lincoln School of Columbia University a Manhattan, laureandosi a Harvard nel 1936. Studiò anche alla London School of Economics e ottenne un dottorato in economia alla University of Chicago nel 1940, che era stato fondato dalla sua famiglia. La sua tesi, “Risorse non utilizzate e sprechi economici”, sosteneva che i capitalisti non cercano soltanto di ottenere guadagni ma anche di aiutare i loro dipendenti e la società. Sempre nel 1940 Rockefeller sposò Margaret “Peggy” McGrath, che morì nel 1996, con cui ebbe sei figli, due maschi e quattro femmine.

Per il suo primo lavoro Rockefeller si occupava scrivere le bozze delle risposte alle lettere mandate all’allora sindaco di New York Fiorello LaGuardia per un dollaro l’anno. Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale rifiutò di arruolarsi fino a quando sua madre non lo spinse a prestare servizio nell’esercito. Rockefeller si rifiutò di sfruttare l’influenza del padre per ottenere un posto da ufficiale e si arruolò come soldato semplice. Prestò servizio dal 1942 al 1945, arrivando alla carica di capitano. Nel 1946, quando aveva 30 anni, entrò alla Chase National Bank, di cui suo zio, Winthrop Aldrich, era presidente del consiglio di amministrazione. Suo padre – e prima di lui, suo nonno – erano stati per molto tempo i maggiori azionisti della banca, nel cui consiglio di amministrazione la famiglia Rockefeller occupava due posti. Nonostante il successore di Aldrich, John J. McCloy, lo avesse bollato come ragazzino ricco e viziato, per dieci anni Rockefeller andò al lavoro in metropolitana e fu promosso in diversi reparti, arrivando a supervisionare per un periodo anche il settore America Latina e diventando co-CEO della banca nel 1960 dopo il pensionamento di McCloy. McCloy, scrisse Rockefeller, era indeciso su chi nominare come suo successore. Rockefeller minacciò di lasciare il consiglio di amministrazione quando gli altri membri discussero di nominare come unico CEO George Champion, più vecchio di undici anni e con vent’anni di esperienza in più nella banca. Alla fine, Rockefeller condivise l’incarico con Champion per otto anni prima di essere nominato unico CEO nel 1969.

Chase

Negli anni Sessanta Rockefeller usò il nome di famiglia e i suoi contatti globali per aumentare il numero delle filiali estere della banca da 11 a 73. Chase fu la prima banca occidentale ad aprire filiali a Mosca e Pechino e concesse finanziamenti in Africa, Asia e America Latina. Rockefeller assunse anche il professore di gestione aziendale Peter Drucker come consulente, creando dipartimenti di risorse umane, marketing e pianificazione.

Secondo i critici l’attenzione internazionale di Rockefeller lo portò a trascurare le attività quotidiane di Chase. All’inizio degli anni Settanta banca aveva fatto alcuni investimenti immobiliari incerti, subìto perdite relative a obbligazioni che l’avevano obbligata a rivedere i profitti, fatto finanziamenti di difficile riscossione e avuto problemi tecnologici. Citibank, che sarebbe poi diventata Citigroup, minacciava la quota di mercato di Chase. Rockefeller fu costretto a concentrarsi contemporaneamente sulle carenze interne della banca e sulla sua espansione globale. Nella sua autobiografia, raccontò di aver dovuto combattere per mantenere il suo incarico nel 1975 e che durante un volo in elicottero sull’Hudson il direttore della banca e consigliere di famiglia J. Richardson Dilworth gli disse che aveva poco tempo per far svoltare la società. Una settimana più tardi il consiglio di amministrazione gli diede un altro anno di tempo. Dopo aver ristrutturato la gestione della banca e il modo in cui concedeva finanziamenti, Rockefeller riuscì a mantenere il proprio incarico fino al pensionamento nel 1981, poco prima di compiere 66 anni.

Durante i suoi viaggi per Chase, Rockefeller, che fu soprattutto un finanziere, spesso svolse anche attività diplomatiche di alto livello: in 35 anni volò per oltre 8 milioni di chilometri e incontrò 200 capi di stato. Sviluppò un rapporto stretto con l’allora Segretario di Stato americano Henry Kissinger, storico consigliere di suo fratello Nelson, e all’inizio degli anni Settanta sostenne l’apertura del presidente Nixon alla Cina comunista.

Vietnam

Negli anni Sessanta e Settanta diversi manifestanti lo accusarono di essere una figura influente dietro le scelte di politica estera americana, come la guerra in Vietnam. Alcuni dei suoi figli si opposero alla sua linea politica, e Rockefeller raccontò di accese discussioni a tavola con la figlia Abby, un avvocato contraria alla leva militare che si era avvicinata al marxismo.

Dopo il suo incarico a Chase Rockefeller si concentrò sulla gestione delle attività di famiglia. Dagli anni Quaranta fino alla fine degli anni Settanta i fratelli Rockefeller organizzarono incontri formali, in cui David faceva da segretario. «Noi cinque avevamo interessi molto diversi e, da un certo punto di vista, in conflitto tra loro», scrisse Rockefeller, «ma grazie soprattutto a queste riunioni regolari mantenemmo un livello minimo di rispetto e affetto reciproco, una cosa che non sempre succede nelle altre famiglie benestanti».

Nel 1979 David, Laurance e le vedove di John e Nelson fondarono Rockefeller & Co., un’evoluzione dell’ufficio di famiglia che il nonno aveva creato dopo essersi trasferito un secolo prima da Cleveland a New York. Da allora l’azienda si è ampliata occupandosi di gestione patrimoniale per clienti non affiliati alla famiglia Rockefeller.

Rockefeller Center

David Rockefeller calcolò che con la sua partecipazione al Rockefeller Center il padre aveva perso 110 milioni di dollari (quasi 102 milioni di euro) in vent’anni. Il progetto era iniziato nel 1932 come dimostrazione di fiducia nell’economia americana. David Rockefeller fu poi presidente del Rockefeller Center Properties Inc., la società che deteneva l’ipoteca del centro, e lavorò per evitare il suo crollo finanziario a metà degli anni Novanta, dopo che il Rockefeller Center era stato comprato dalla giapponese Mitsubishi. Nel gennaio 1995 Rockefeller, all’epoca 79enne, volò in Giappone per convincere Mitsubishi a non dichiarare il fallimento della proprietà. Entrando negli uffici della società si ruppe una gamba ma rimase nell’edificio per portare avanti la causa prima di andare in ospedale per ricevere cure. Tre mesi dopo, venne comunque dichiarato il fallimento del Rockefeller Center. Un anno dopo Rockefeller ricomprò il centro insieme a Goldman Sachs. Nel 2001, poi, il gruppo lo vendette alla società edile di New York Tishman Speyer Properties a un prezzo maggiore, mettendo così fine a settant’anni di gestione della sua famiglia.

Rockefeller portò avanti la tradizione filantropica della sua famiglia, donando oltre 900 milioni di dollari (circa 833 milioni di euro) nel corso della sua vita.Nel 1940 entrò nel consiglio di amministrazione del Rockefeller Institute for Medical Research, fondato nel 1901 da suo nonno, e dieci anni più tardi succedette al padre come presidente del consiglio di amministrazione, posizione in cui rimase per 25 anni. Nel 1965 l’istituto fu ribattezzato Rockefeller University. Rockefeller ha anche finanziato il David Rockefeller Center for Latin American Studies di Harvard ed è stato anche presidente del Consiglio di vigilanza dell’istituto.

Rockefeller ha ereditato l’amore per l’arte dalla madre e all’inizio degli anni Novanta aveva messo insieme una raccolta di opere moderne e impressioniste dal valore di oltre 500 milioni di dollari. Dopo la morte della madre nel 1948 prese il suo posto nel consiglio d’amministrazione del Museum of Modern Art, di cui è stato presidente per più di 16 anni tra il 1958 e il 1993.

Rockefeller ha mantenuto la forma fisica e mentale anche dopo i novant’anni. Lavorava nel suo ufficio ogni giorno dalle 10 alle 17, faceva esercizio fisico due volte al giorno prima di andare al lavoro e a volte beveva un bicchiere di vino bianco a pranzo.

La guida della famiglia ora passa alla generazione conosciuta come “i cugini”, i bisnipoti di John D. Rockefeller. David Rockefeller diceva di essere fiducioso del fatto che i suoi sei figli e i suoi nipoti avrebbero portato avanti l’eredità filantropica e di attivismo della famiglia. «Se avranno imparato le cose importanti sulla vita e come viverla, questo potrebbe essere il mio più grande contributo», disse Rockefeller in un’intervista del maggio 2007, «ho ragione di pensare che sarà così».

© 2017 – Bloomberg

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