Soldati ucraini ad Avdiivka, nella regione di Donetsk (ALEKSEY FILIPPOV/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 16 marzo 2017

Il governo ucraino ha interrotto i rapporti commerciali con i territori separatisti

Il presidente Petro Poroshenko ha ceduto alla pressione dei nazionalisti ucraini, e ora la pace sembra davvero lontana

Soldati ucraini ad Avdiivka, nella regione di Donetsk (ALEKSEY FILIPPOV/AFP/Getty Images)

Mercoledì il governo dell’Ucraina ha sospeso tutti i rapporti commerciali con i territori dell’Ucraina orientale controllati dai separatisti filo-russi. Gli unici trasferimenti di beni consentiti saranno gli aiuti umanitari verso gli abitanti dell’Ucraina orientale, le cui condizioni di vita sono notevolmente peggiorate dall’inizio della guerra, nel marzo 2014. La sospensione dei rapporti commerciali è una misura che il presidente ucraino Petro Poroshenko era stato riluttante a prendere, almeno finora, per paura che potesse essere letta come un riconoscimento implicito dell’indipendenza dei territori controllati dai separatisti. Sembra però che alla fine Poroshenko abbia ceduto alle pressioni dei nazionalisti ucraini, che dall’inizio della guerra chiedono al governo di agire con molta più intransigenza nei confronti dei secessionisti.

La decisione presa ieri dal governo ucraino è un colpo molto duro – l’ennesimo, per la verità – agli accordi di Minsk, cioè a quel processo di pace iniziato nel febbraio 2015 nella capitale della Bielorussia e mai davvero implementato. Negli ultimi due anni i combattimenti non sono mai cessati del tutto, anche se gli scontri sono stati meno frequenti e il numero delle persone uccise è diminuito. Sono stati soprattutto i nazionalisti ucraini a mantenere alta la pressione sul governo. Nelle ultime settimane gruppi di uomini armati con il viso coperto – probabilmente proprio i nazionalisti – avevano cominciato a bloccare i treni provenienti dall’Ucraina orientale, soprattutto quelli che trasportavano carbone, con l’obiettivo di colpire l’economia dei territori separatisti. Il loro obiettivo, che ora sembra avere sposato anche Poroshenko, era usare l’arma dell’economia visto che quella militare aveva fallito. Allo stesso tempo Poroshenko ha voluto mostrare di non voler cedere del tutto ai nazionalisti e nei giorni scorsi ha ordinato alla polizia di fare dei raid contro i loro punti di ritrovo.

In Ucraina da un po’ di tempo c’è una situazione di stallo, anche perché non si è ancora capito quale sarà la politica della nuova amministrazione statunitense sulla guerra che si sta combattendo. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato più volte di voler collaborare con il presidente russo Vladimir Putin soprattutto nella guerra contro l’estremismo islamista, e ha parlato della possibilità che il suo governo rivaluti le sanzioni che la precedente amministrazione aveva imposto alla Russia per l’annessione della Crimea. Alcune settimane fa, però, l’ambasciatrice statunitense all’ONU, Nikki R. Haley, aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero continuato a sostenere l’Ucraina nella sua guerra contro la Russia. La confusione sulle intenzioni del governo americano potrebbe essere causata anche dagli scontri interni all’amministrazione di Trump sulla politica estera, già emersi su altri temi: nonostante le grandi dichiarazioni di apertura di Trump verso la Russia, sembra che molti funzionari a Washington preferiscano infatti la continuità con le politiche adottate in precedenza da Obama.

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