Mark Rutte, capo dei Liberali e primo ministro uscente dei Paesi Bassi. (AP Photo/Patrick Post)
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  • mercoledì 15 marzo 2017

Nei Paesi Bassi sono avanti i liberali

Secondo i primi exit poll è andato meglio del previsto il centrodestra del primo ministro uscente Mark Rutte, e peggio l'estrema destra di Geert Wilders

Mark Rutte, capo dei Liberali e primo ministro uscente dei Paesi Bassi. (AP Photo/Patrick Post)

Alle 21 si sono chiusi i seggi nei Paesi Bassi, dove oggi si è votato per le elezioni politiche. Pochi minuti dopo la chiusura dei seggi è stato diffuso il primo exit poll – da prendere quindi con molta cautela, anche se i Paesi Bassi hanno una tradizione recente di exit poll precisi – secondo cui il partito liberale di centrodestra del primo ministro uscente Mark Rutte (VVD) avrebbe ottenuto consensi tali da garantirgli 31 seggi parlamentari, contro i 19 seggi che avrebbe ottenuto Geert Wilders col suo partito di estrema destra euroscettico, anti-immigrazione e anti-Islam (PVV). Il secondo exit poll, più preciso, diffuso poco dopo le 21.30, ha confermato lo stesso dato.

Il partito di Rutte secondo i sondaggi avrebbe dovuto ottenere circa 20-25 seggi, più o meno come il partito di Wilders: finisse così, Rutte dovrebbe andrebbe meglio delle aspettative, resterebbe capo del primo partito ma perderebbe comunque seggi rispetto alla scorsa legislatura, e dovrebbe fare alleanze con altri tre partiti per formare una maggioranza parlamentare. Il partito di Wilders secondo gli exit poll avrebbe guadagnato seggi ma non quanti ne preventivavano i sondaggi, e non sarebbe sicuro nemmeno della seconda posizione, visto che avrebbe più o meno gli stessi seggi dei cristianodemocratici e di D66, due partiti centristi. I verdi di GroenLinks, in tutto questo, se finisse così avrebbero quadruplicato i loro voti, mentre il partito laburista PvdA – che fin qui governava in coalizione con Rutte – avrebbe ottenuto il suo minimo storico. L’affluenza è stata altissima: manca ancora il dato definitivo ma dovrebbe attestarsi intorno all’82 per cento.

Wilders ha commentato gli exit poll con un tweet in cui ha scritto: «Abbiamo guadagnato dei seggi? Questa è la prima vittoria! E con Rutte non ho ancora finito!». Il suo partito però è l’unico che non ha organizzato un raduno pubblico per seguire i risultati. Il responsabile della campagna elettorale di Mark Rutte, invece, ha detto che gli elettori olandesi hanno «ridato fiducia» al governo. Il capo dei laburisti, Lodewijk Asscher, si è congratulato con Rutte e ha detto che GroenLinks, D66 e CDA sono gli altri vincitori di queste elezioni. «Il nostro partito ha contribuito a guidare il paese fuori dalla crisi in modo equo e rispettabile. Oggi il paese sta evidentemente meglio di quattro anni fa, ma non siamo riusciti a convincere i nostri elettori a sostenerci ancora».

Il sistema politico olandese è tradizionalmente molto frammentato, anche a causa di una legge proporzionale con una bassissima soglia di sbarramento: sono sufficienti poco meno di 63 mila voti per essere eletti. Negli scorsi mesi era diventato chiaro che nessuno sarebbe arrivato anche solo vicino ai 76 seggi necessari per avere la maggioranza parlamentare, e visto che quasi tutti i partiti avevano annunciato di non voler fare alleanze con Wilders, lo scenario post-elettorale più probabile prima del voto sembrava già una grande coalizione a sostegno di un nuovo governo Rutte oppure una situazione “spagnola“, cioè un Parlamento che non riesce a esprimere una maggioranza con la conseguente convocazione di nuove elezioni.

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