Una bambina denutrita al Garowe General Hospital di Garowe, Somalia, il 27 febbraio 2017 (Andrew Renneisen/Getty Images)
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  • lunedì 6 marzo 2017

Oltre 5 milioni di somali hanno bisogno immediato di cibo

Dopo anni di siccità nel paese la situazione è gravissima, e peggiorerà ancora se non arriveranno aiuti per combattere la carestia

di Amanda Erickson - The Washington Post
Una bambina denutrita al Garowe General Hospital di Garowe, Somalia, il 27 febbraio 2017 (Andrew Renneisen/Getty Images)

In Somalia i segni della crisi sono ovunque. Ogni giorno migliaia di persone si riversano nella capitale Mogadiscio in cerca di cibo. In una sola giornata oltre 7mila sfollati hanno cercato aiuto in un centro alimentare, che però non è in grado di soddisfare una domanda così alta. Nel nord del paese i leader locali dicono che il 65 per cento del bestiame è morto. Senza pioggia i cammelli e le capre non possono pascolare per nutrirsi e quindi e i bambini non hanno latte.

Sabato il primo ministro somalo Hassan Ali Khaire ha fornito un altro dato crudo per illustrare la portata della siccità nel paese: in una regione della Somalia almeno 110 persone erano morte nelle 48 ore precedenti, ha detto in un comunicato. Nella maggior parte dei casi i morti erano donne e bambini, uccisi da malattie trasmesse attraverso l’acqua. Nonostante adesso sappiano che non è sicuro bere l’acqua, le famiglie non hanno scelta. «Le epidemie di diarrea e in alcuni casi di morbillo stanno uccidendo molte persone, soprattutto i bambini già indeboliti dalla fame», ha detto a dei giornali locali Abdullahi Omar Mohamed, presidente di Ow-diinle, un paese che si trova nella regione somala di Bai.

È il primo annuncio sul numero dei morti nel paese fatto dalla Somalia, che si prepara alla carestia ormai quasi inevitabile. Oltre 5 milioni di somali hanno bisogno immediato di cibo, stando alle stime delle Nazioni Unite. Metà della popolazione del paese – 6,2 milioni di persone – rischia la carestia se le condizioni non miglioreranno presto. «È impressionante», ha detto ad ABC Dave Husty, direttore di programma della sede australiana dell’organizzazione umanitaria Plan, «il 40/50 per cento della popolazione deve affrontare gravi carenze alimentari, molti di loro rischiano di finire in una situazione disperata». Circa 363mila bambini sono già gravemente denutriti, e altri 270mila rischiano di diventarlo nel 2017. Recentemente le Nazioni Unite hanno detto che c’è solo «una finestra di due mesi per evitare una catastrofe dovuta alla siccità».

Nella regione ci sono altri paesi a rischio. Di recente il Sud Sudan – dove una violenta guerra civile ha sfollato migliaia di persone, danneggiato le coltivazioni e provocato un crollo dell’economia – ha dichiarato lo stato di carestia in alcune zone nel sud del paese: è il primo paese a dichiarare una carestia dal 2011. Come ha scritto il giornalista del Washington Post Ishaan Tharoor:

Il mondo è in balia di un’incredibile e grave crisi: secondo le Nazioni Unite oltre 20 milioni di persone in Sud Sudan, Somalia, nel nord della Nigeria e in Yemen rischiano di morire di fame nei prossimi sei mesi. Quasi 1,4 milioni di bambini sono a «rischio imminente» di morte. Il mese scorso alcuni ricercatori negli Stati Uniti avevano descritto la portata dell’epidemia di carestia come «inedita negli ultimi decenni».

In Somalia la carestia segue tre anni di siccità, che ha colpito soprattutto nel nord del paese. La produzione di coltivazioni e i numeri del bestiame sono crollati nettamente e migliaia di persone sono scappate verso le città più importanti del paese in cerca di cibo e rifugio. La mancanza di acqua pulita fa sì che le epidemie di colera e altre malattie trasmesse dall’acqua siano praticamente una certezza. Le violenze in corso nel paese hanno reso difficile ottenere anche solo piccoli miglioramenti. La Somalia è stata devastata da decenni di guerra civile e centinaia di migliaia di persone vivono ancora all’interno di accampamenti per gli sfollati. Gran parte del paese, Mogadiscio compresa, subisce regolarmente attacchi da al Shabaab, un gruppo terroristico affiliato ad al Qaida. Le organizzazione umanitarie, inoltre, hanno accesso limitato alle città e alle zone rurali sotto il controllo del gruppo.

Recentemente il presidente somalo Mohamed Abdullahi Farmajo ha dichiarato lo stato di calamità naturale nel paese, aggiungendo che la fame diffusa nel paese «espone le persone allo sfruttamento, all’abuso dei diritti umani e alle reti criminali e terroristiche». Tuttavia, le speranze di trovare una soluzione semplice sono poche. Le Nazioni Unite hanno detto che per evitare un disastro la Somalia ha bisogno di 6 miliardi di dollari nelle prossime settimane. Per il momento, ha ricevuto solo mezzo miliardo.

© 2017 – The Washington Post

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