Una bambina yemenita riempe delle taniche nella periferia di Hodeidah, il 20 febbraio 2017 (STR/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 1 marzo 2017

In Yemen va sempre peggio

Gli scontri sono sempre più intensi, gli aiuti non arrivano e ci sono centinaia di migliaia di bambini abbandonati che rischiano di morire di fame

di Sudarsan Raghavan – The Washington Post
Una bambina yemenita riempe delle taniche nella periferia di Hodeidah, il 20 febbraio 2017 (STR/AFP/Getty Images)

Centinaia di migliaia di bambini yemeniti sono abbandonati in campi profughi e in villaggi isolati, e rischiano di morire di fame. Diverse famiglie che sono scappate dagli attacchi aerei ora sono obbligate a tornare alle loro case distrutte dalla guerra, rimettendo a rischio la loro vita. Nel paese più povero del Medio Oriente le Nazioni Unite e altre organizzazioni umanitarie stanno raccontando scene allarmanti, mentre – dopo quasi due anni di guerra – la crisi umanitaria e il conflitto peggiorano. Nelle ultime settimane gli scontri tra i ribelli conosciuti come Houthi e le forze fedeli al governo appoggiato dagli Stati Uniti si sono intensificati, soprattutto lungo la costa occidentale del paese.

Gli attacchi aerei vicino a un importante porto nella città di Hodeidah – il principale punto di accesso per cibo, medicine e aiuti umanitari verso il nord dello Yemen – hanno rallentato l’arrivo di rifornimenti aggravando l’emergenza. Quasi mezzo milione di bambini in Yemen sono gravemente denutriti: stando a quanto riportato questa settimana dal Children’s Fund delle Nazioni Unite, è un aumento vicino al 200 per cento rispetto al 2014. Le Nazioni Unite hanno descritto lo Yemen, insieme alla Somalia e alla Nigeria del nord, come un paese «sull’orlo della carestia», e che la carestia ha già colpito alcune zone del Sud Sudan. Nello Yemen oltre 7,3 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti alimentari. Più di un milione di yemeniti sono tornati nelle loro case nonostante in molte zone i combattimenti siano ancora in corso, hanno riportato l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. «Sono profondamente preoccupato per l’intensificazione del conflitto e la militarizzazione della costa occidentale dello Yemen», ha detto questa settimana Jamie McGoldrick, il più importante funzionario umanitario delle Nazioni Unite per lo Yemen, durante una rara e appassionata richiesta d’aiuto, aggiungendo che «il prezzo da pagare per i civili è alto».

È probabile che la crescente crisi in Yemen presenti nuovi sfide all’amministrazione Trump, che sta cercando di neutralizzare un potente ramo di al Qaida conosciuto come al Qaida nella Penisola arabica (AQAP). Il gruppo ha sfruttato il caos nato dalle rivolte durante la rivoluzione araba in Yemen per ottenere il controllo di ampie zone del territorio del paese, e da allora ha aumentato la sua estensione. La forza di AQAP è emersa in modo evidente il mese scorso durante un violento scontro a fuoco tra i suoi miliziani e le forze americane, che avevano condotto un raid in un villaggio isolato controllato da al Qaida nella provincia di Bayda. Durante l’attacco un soldato dei Navy SEAL – le forze speciali della Marina statunitense – è morto e altri tre soldati americani sono stati feriti. L’amministrazione Trump ha descritto la sua prima operazione antiterrorismo come una vittoria, ma secondo alcuni analisti nella regione l’operazione potrebbe invece aiutare AQAP, che non ha mai avuto tanti finanziamenti a equipaggiamenti come oggi, a ottenere sostegno. AQAP e un nascente distaccamento dello Stato Islamico in Yemen «stanno sfruttando attivamente il panorama politico in cambiamento e i vuoti di governance per reclutare nuovi membri e organizzare nuovi attacchi, ponendo le basi per la creazione di reti terroristiche che potrebbero durare per anni», hanno scritto gli investigatori delle Nazioni Unite in un rapporto pubblicato il mese scorso.

Tra i cittadini comuni dello Yemen la disperazione sta aumentando. La mancanza di posti di lavoro e di servizi di base stanno costringendo centinaia di migliaia di persone a tornare nelle loro case, secondo un rapporto che l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni hanno pubblicato questa settimana. «Il fatto che oggi le persone sfollate stiano tornando alle loro case, perché nelle zone in cui erano fuggite la situazione è terribile quanto quella delle zone da cui erano scappate, testimonia come in Yemen la situazione sia diventata catastrofica», ha detto in un comunicato Ayman Gharaibeh, portavoce dell’UNHCR in Yemen.

Molte delle persone sfollate sono ritornate nelle loro case ad Aden, dove AQAP e lo Stato Islamico mettono in atto frequentemente attentati suicida, e a Taiz, una zona di combattimento chiave nella guerra, in cui i cecchini e i bombardamenti uccidono regolarmente civili sulle strade. I funzionari umanitari delle Nazioni Unite sostengono che dall’inizio della guerra, nel marzo 2015, siano state uccise almeno 10mila persone. «Al momento ci sono più di 17 milioni di persone che non sono in grado di nutrirsi e spesso sono costrette a saltare i pasti. Quelli che mangiano di meno e per ultimi sono le donne e i bambini», ha detto McGoldrick, «sette milioni di yemeniti non sanno quando sarà il loro prossimo pasto e sono sempre più vicini a morire di fame».

Oggi ci sono segnali che indicano che in Yemen l’insicurezza alimentare peggiorerà. Gli attacchi aerei compiuti dalla coalizione regionale guidata dall’Arabia Saudita e appoggiata dagli Stati Uniti che sostiene il governo yemenita hanno distrutto o danneggiato strade e ponti nella provincia di Hodeidah. Nel porto – ha aggiunto McGoldrick – sono caduti dei razzi inesplosi, riducendo ulteriormente le importazioni e il numero di navi disposte ad arrivare in Yemen. La coalizione, che sta attuando un blocco che limita le importazioni di cibo, ha detto alle agenzie umanitarie di far deviare le navi verso il più piccolo porto di Aden, ha raccontato McGoldrick. Questo significa che cibo e farmaci vitali dovranno poi essere trasportati via camion da Aden, che si trova nel sud dello Yemen, e attraversare zone di guerra per raggiungere i milioni di persone che rischiano di morire di fame nel nord del paese. Nel frattempo i prezzi di cibo e carburante stanno aumentando, e centinaia di migliaia di dipendenti del governo non vengono pagati da mesi. McGoldrick ha chiesto alle fazioni in guerra in Yemen e a «chi ha un’influenza sulle parti» di garantire che il cibo possa entrare rapidamente nel paese. «Il miglior modo di impedire la carestia in Yemen è che le armi vengano deposte in tutto il paese e le parti coinvolte nel conflitto tornino al tavolo delle trattative», ha detto.

© 2017 – The Washington Post

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