(Drew Angerer/Getty Images)

L’ottimo primo giorno di Snap in borsa, spiegato semplice

A Wall Street la società che controlla Snapchat ha guadagnato il 44 per cento, ma ci sono molti dubbi su come potrà cavarsela passata l'euforia

(Drew Angerer/Getty Images)

Snap, la società che controlla l’applicazione Snapchat, ha terminato ieri il suo primo atteso giorno in borsa, ottenendo risultati superiori alle previsioni degli analisti. Le sue azioni hanno guadagnato il 44 per cento, passando dai 17 dollari del prezzo iniziale fissato dall’azienda a 24,48 dollari, determinato dall’alta richiesta da parte degli investitori. Per la borsa di Wall Street è stata una delle offerte pubbliche iniziali (IPO) di maggiore successo degli ultimi anni, considerato che la stessa Snap fino a qualche giorno fa aveva in programma di non superare i 16 dollari per azione come prezzo di partenza. La società, che esiste da 5 anni (il nome Snap è stato adottato lo scorso anno), ha ora un valore di mercato pari a 34 miliardi di dollari e nuove risorse economiche per investire sulla sua espansione. Gli analisti prevedono, però, che l’euforia dei primi giorni possa ridursi rapidamente, anche perché Snap deve ancora dimostrare di riuscire a produrre ricavi e di sostenere la concorrenza sempre più agguerrita di Facebook.

Come si usa Snapchat

Due nuovi miliardari
I due cofondatori di Snap, Evan Spiegel (26 anni) e Bobby Murphy (28), sono i principali vincitori della IPO: possiedono rispettivamente azioni per un valore di 6 miliardi di dollari e di 5 miliardi di dollari. Inoltre, grazie alle condizioni di vendita dei pacchetti azionari distribuiti in buona parte senza diritto di voto, Spiegel e Murphy hanno mantenuto un sostanziale controllo sulle decisioni da assumere per guidare l’azienda. La maggioranza degli azionisti non si potrà esprimere né potrà condizionare direttamente le scelte di Snap, prospettiva che nelle settimane scorse aveva indisposto molti investitori.

Cosa ha influito sull’IPO
Il successo del primo giorno in borsa di Snap deriva da tre fattori principali.

  1. Gli investitori attendevano da tempo una nuova IPO a Wall Street di un’azienda tecnologica, e quella di Snap era la prima di rilievo dall’offerta pubblica iniziale di Twitter risalente a tre anni fa. Sfruttando sistemi di investimento e azionariato interno, negli ultimi anni molte aziende di successo della Silicon Valley hanno preferito mantenersi fuori dal mercato azionario e dalle sue incognite, senza rinunciare alla possibilità di raccogliere grandi investimenti per la loro espansione: sono i cosiddetti “unicorni”, startup di recente costituzione ma già con una valutazione oltre il miliardo di dollari. Un tempo aziende di questo tipo erano una rarità, e da qui il riferimento all’animale mitologico, ma negli ultimi anni sono aumentate e c’è chi teme che senza una loro quotazione in borsa si stia creando una “bolla”, che una volta esplosa potrebbe lasciare molti unicorni morti. Le aziende che gli investitori vorrebbero vedere entro breve tempo in borsa sono Uber, Airbnb e Dropbox, solo per citarne alcune.
  2. Anche se di recente ha rallentato, Snap ha mantenuto livelli di crescita notevoli sia in termini di fatturato sia di nuovi utenti. La sua applicazione Snapchat ha poco più di 150 milioni di utenti attivi ogni giorno, la grande maggioranza dei quali ha tra i 18 e i 34 anni, una fascia di età molto ambita da chi fa pubblicità. Tutto questo controbilancia il fatto che l’azienda sia ancora in perdita e ha mantenuto alto l’interesse degli investitori, che potrebbero comunque cambiare rapidamente parere e abbandonare Snap nel momento in cui la società non dimostrasse di avere le capacità di generare utili.
  3. Infine, il successo della IPO di Snap dipende da come è stata organizzata la distribuzione delle azioni, con un’offerta molto limitata. Sul totale dei 200 milioni di azioni emesse, 120 milioni erano già stati prenotati e preassegnati a 25 gruppi di investimento, hanno segnalato alcune fonti al Wall Street Journal. Altri 50 milioni di azioni sono stati assegnati a un gruppo di investitori con il vincolo di trattenerli per almeno un anno. Solo i restanti 30 milioni di azioni erano quindi disponibili ieri per il libero acquisto e scambio sul mercato. Gli investitori comuni si sono quindi spartiti il 15 per cento di tutte le azioni, una scarsità che ha probabilmente contribuito a farne aumentare il prezzo, vista l’alta domanda.

Oltre le foto che si cancellano da sole
Snap è conosciuta soprattutto per Snapchat, la sua applicazione per scambiarsi fotografie e video che si cancellano da soli, pochi secondi dopo la loro visualizzazione. La possibilità di inviare contenuti effimeri, che non vengono archiviati da nessuna parte, è stata la base del successo di Snapchat, soprattutto tra i più giovani alla ricerca di alternative più dinamiche a Facebook. Anche se per molti Snapchat continua a essere quella cosa, con i suoi filtri divertenti e frivoli per riprendersi mentre si vomita un arcobaleno, negli ultimi tempi l’applicazione si è evoluta con l’aggiunta di altre funzioni come le Storie (raccolte di foto e video per raccontare la propria giornata e che si cancellano da sole dopo 24 ore) usate non solo dai singoli utenti, ma anche da diverse testate per raccontare le loro notizie. Snap ha stretto diversi accordi commerciali con giornali, siti di news ed emittenti televisive, ma il modello per ora non ha reso molto economicamente.

Numeri
E proprio la difficoltà a tradurre il successo di Snapchat in denaro lascia scettici molti analisti, che invitano ad attendere qualche settimana per vedere come evolverà il titolo. Solo nel 2016, Snap ha fatto registrare perdite per quasi 515 milioni di dollari, più dei 373 milioni circa dell’anno precedente. Da quando ha iniziato le sue attività commerciali nel 2011, Snap non ha mai concluso un anno in attivo e non è chiaro quando e se riuscirà a produrre utili. Per startup di questo tipo è piuttosto comune essere in perdita nei primi anni di esistenza: l’obiettivo primario è l’aumento del numero di utenti e delle dimensioni della società, che solo in un secondo momento potranno portare a qualche guadagno. Amazon ha passato buona parte della propria esistenza in perdita, diventando comunque una delle più grandi aziende al mondo nel settore dell’ecommerce. Agli investitori interessa ricavare nel brevissimo periodo con la compravendita delle azioni, con la prospettiva di ricavi più significativi nel medio periodo quando l’azienda inizierà a produrre qualche utile.

Il problema è che per ora Snap non produce nemmeno ricavi significativi. Nel 2016 ha raggiunto i 404 milioni di dollari di ricavi, cifra che messa in prospettiva è inferiore di 84 volte alla valutazione di 34 miliardi di dollari derivata dal suo primo giorno in borsa. Per fare un confronto, aziende che generano molti utili e che sono più grandi di Snap hanno un rapporto tra prezzo di mercato delle azioni e ricavi di vendita molto più equilibrato: per Facebook è 14, per Alphabet che controlla Google è 6, per Amazon è 3. C’è naturalmente una differenza dovuta al fatto che queste aziende sono più mature e sul mercato da più tempo, ma i numeri dimostrano comunque che Snap in questo momento è sopravvalutata e che difficilmente manterrà ritmi di questo tipo in borsa nei prossimi mesi.

Utenti
Gli investitori non badano comunque solo alle prestazioni finanziarie correnti di Snap, ma anche alle sue potenzialità sulla base del numero di utenti che utilizzano Snapchat. In questo campionato, la società si difende bene con i suoi 158 milioni di utenti attivi ogni giorno e con un loro alto tasso di crescita: tra il 2015 e il 2016 sono aumentati del 48 per cento. Durante gli incontri con gli investitori organizzati per promuovere l’azienda in vista della IPO, quelli di Snap hanno puntato quasi tutto su un messaggio: non guardate dove siamo ora, ma dove potremo essere tra un anno e oltre grazie agli attuali ritmi di crescita di utenti. In effetti, se Snapchat riuscisse a ripetersi tra un anno potrebbe avere oltre 230 milioni di utenti giornalieri, ma ci sono dubbi che possa essere mantenuto lo stesso ritmo, considerato che la crescita è rallentata sensibilmente nell’ultimo trimestre del 2016, probabilmente a causa della stretta concorrenza di Facebook.

E poi c’è Facebook
Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, nel 2013 aveva provato ad acquisire Snapchat per 3 miliardi di dollari, ma l’offerta fu rifiutata da Evan Spiegel. Da allora, Facebook le ha provate tutte per impedire all’applicazione di continuare a crescere. Dopo i primi tentativi fallimentari, con app che erano sostanzialmente cloni di Snapchat, nell’ultimo anno il social network ha cambiato strategia sfruttando il successo delle sue principali applicazioni per inserire al loro interno funzionalità tali e quali a quelle di Snapchat. Su Instagram, Messenger, WhatsApp e la stessa applicazione principale di Facebook, sono comparsi in breve tempo filtri creativi, opzioni per inviare foto e video che scompaiono da soli e le Storie, con un funzionamento praticamente identico a quelle di Snapchat. Facebook ha ricevuto dure critiche per le sue spregiudicate imitazioni, ma la strategia ha comunque funzionato, soprattutto su Instagram, l’applicazione più simile a Snapchat.

Instagram conta circa 300 milioni di utenti attivi ogni giorno, quasi il doppio rispetto a Snapchat, e i suoi numeri continuano a essere in lenta ma costante crescita. L’aggiunta delle Storie è stata un successo e secondo diversi analisti ha in parte sottratto utenti a Snapchat, da qui la crescita diminuita negli ultimi mesi del 2016. Anche se riuscisse a ripetere il risultato dello scorso anno, Snapchat a fine 2017 potrebbe arrivare al massimo a 230 milioni di utenti giornalieri, molti meno di quelli che già oggi utilizzano Instagram.

Quelli di Snap invitano a non prendere troppo in considerazione parametri come ricavi e utili in questa fase, concentrandosi sulla crescita, ma un ultimo confronto con Facebook può essere utile per comprendere le sfide che ha davanti la società appena quotata in borsa. Negli Stati Uniti, il principale mercato di Snap e per ora quello più redditizio grazie alla pubblicità, ogni utente produce 5,83 dollari di ricavi all’anno; Facebook nel Nordamerica (quindi Canada compreso) arriva a produrne in media 12,8 all’anno. Significa che Snap ha grandi potenzialità per accrescere i suoi ricavi, ma al tempo stesso che sarà molto complicato trovare il modo giusto per farlo, se si guarda alla storia di Facebook e al tempo che ha impiegato per rendere così alto il rapporto utenti/ricavi.

Non dire Twitter
Nelle attese e negli entusiasmi di questi giorni intorno alla IPO c’è, di base, la visione da parte degli investitori che Snap possa essere “the next big thing”, una nuova Google o un nuovo Facebook. La società ha investito tutto su un social network per utenti molto giovani, abituati a usare le immagini più di ogni altra cosa per comunicare, introducendo sistemi (notifiche, grandi quantità di contenuti da scorrere, varietà degli stessi, possibilità di conoscere nuove persone) per attirarli e trattenerli il più possibile all’interno dell’applicazione. A differenza di Facebook, che si quotò in borsa da società già di grandi dimensioni e più consolidata, Snap deve ancora dimostrare praticamente tutto, una condizione simile a quella in cui si trovò Twitter tre anni fa, e a nessuno piace quel paragone quando si quota in borsa.

Twitter fece la sua IPO stabilendo un prezzo delle azioni superiore a quello stimato dagli analisti, sfruttando l’euforia iniziale degli investitori convinti di avere a che fare con un nuovo Facebook. Il valore delle azioni aumentò notevolmente il primo giorno di contrattazioni, guadagnando il 70 per cento, ma nei mesi seguenti il titolo in borsa iniziò ad andare sempre peggio, complici risultati finanziari deludenti e una crescita di utenti inferiore al previsto. Nel 2015 il valore delle azioni continuò a scendere, fino a dimezzarsi rispetto ai massimi raggiunti nel 2013. Ancora oggi il valore delle azioni di Twitter è del 38 per cento inferiore rispetto a quello del suo lancio. Il social network è in crisi da tempo, con 319 milioni di utenti unici al mese, contro gli 1,2 miliardi di persone di persone che si collegano a Facebook in un giorno.

E adesso?
Il primo momento critico per Snapchat sarà la presentazione dei dati finanziari del primo trimestre del 2017, dove dovrà fornire agli investitori informazioni dettagliate su ricavi e numeri di utenti. Nel caso di numeri convincenti, le azioni potrebbero mantenere un valore piuttosto alto, ma probabilmente inferiore a quello attuale gonfiato da una certa euforia. Evan Spiegel ha comunque in mente un piano per diversificare l’offerta, affiancando a Snapchat altri prodotti e iniziative. Il progetto degli Spectacles, gli occhiali da sole con videocamera incorporata per registrare e pubblicare video in soggettiva, è ancora su una scala piccola, ma ha ottenuto grande attenzione e indica l’interesse verso la sperimentazione di altri prodotti e potenziali fonti di ricavo. Secondo i siti di tecnologia statunitensi, Snap è anche al lavoro su un drone a basso costo, per fare riprese dall’alto e condividerle facilmente online. L’obiettivo è rendere solida e duratura un’azienda che ha basato il suo successo sui contenuti effimeri.